Mose: assolto Orsoni, condannato Matteoli

Arriva la sentenza del Tribunale, che accoglie solo metà delle richieste dei pm: assolta anche l'ex magistrato alle acque Piva

Tangenti e fondi neri del Mose, il Tribunale dimezza le accuse della Procura: con quattro condanne e quattro tra assoluzioni e prescrizioni, su otto imputati a processo, dopo che 31 avevano scelto di patteggiare.

Assoluzione e prescrizione, così, per l’ex sindaco di Venezia Giorgio Orsoni per  finanziamento illecito ai partiti: caduta l’accusa a suo carico di aver ricevuto soldi per la campagna elettorale dal Consorzio Venezia Nuova, prescritta quella di aver ricevuto fondi in nero dall’ex presidente del Cvn Giovanni Mazzacurati. Condanna a 4 anni di reclusione e al pagamento di 9,750 milioni di euro di multa per l’ex ministro Altero Matteoli, per l’accusa di corruzione per la bonifica di Porto Marghera, affidata dal Cvn all’impresa di Erasmo Cinque, condannato anche lui a 4 anni di reclusione e al pagamento di 9,5 milioni di multa.

Cadute per prescrizione tutte le imputazioni mosse dalla Procura  all’ex presidente del Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva, accusata di essere stata a libro paga del Consorzio Venezia Nuova. Assoluzione per non aver commesso il fatto per l’ex parlamentare azzurra Amalia Sartori (finanziamento illecito) e per l’architetto Danilo Turato, che aveva curato i lavori di restauro della villa già di proprietà di Giancarlo Galan.

Condannati, infine,  l’imprenditore veneziano Nicola Falconi a due anni e 78mila euro di multa (per corruzione) e l’avvocato Corrado Crialese a un anno e dieci mesi e 1000 euro di multa, pena sospesa (per millantato credito). Tutti i condannati si sono visti interdire a diverso titolo i pubblici uffici, a pagare le spese processuali e a risarcire le parti civili.

Dopo 1 anno e 4 mesi di processo, 70 mila pagine di faldoni d’inchiesta, 32 udienze dibattimentali (e 11 preliminari) e dopo le deposizioni di 102 testimoni, il collegio ha accolto solo metà delle otto richieste di condanna presentate dai pm per gli otto imputati. Trentuno gli imputati che, negli anni, hanno patteggiato la loro pena, compreso l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan.

La Procura aveva chiesto pene per complessivi 27 anni nei confronti dell’ex sindaco di Venezia, dell’ex ministro all’Ambiente e alle Infrastrutture, dell’ex europarlamentare Pdl, dell’imprenditore romano di An, dell’imprenditore veneziano, dell’architetto e dell’avvocato.

Questa sarà probabilmente l’unica sentenza penale agli atti: nei prossimi mesi, scatterà la prescrizione dei reati per tutti gli imputati, che quindi vedranno cadere le accuse in Appello.

 

In questi anni 31 imputati erano già usciti dal processo con il patteggiamento, per un totale di 54 anni  di reclusione e la restituzione di 12,7 milioni di euro. Così per l’ex presidente del Veneto Giancarlo Galan (2 anni e 10 mesi, più 2,6 milioni di euro di multa, ai quali si è aggiunta la condanna in Corte dei conti per danno all’immagine a 5,8 milioni di euro e ora è indagato per l’evasione fiscale sulle tangenti), l’ex assessore regionale Renato Chisso ( 2 anni e 6 mesi di reclusione, condannato dalla Corte dei conti a restituire 5,376 milioni di euro), l’ex magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta ( 2 anni e 750 mila euro di multa, anche per lui raddoppiati dalla Corte dei Conti).

I grandi accusatori non sono finora stati rinviati a giudizio: i pm hanno presentato richiesta, ma non è ancora stata fissata l’udienza che dovrà decidere del loro futuro, per altro ormai prossimo ad essere “graziati” dalla prescrizione. così per l’ex presidente del Cvn Giovanni Mazzacurati, rifugiato in California e dichiarato impossibilitato a testimoniale perché ormai preda di demenza senile. Altri hanno per ora patteggiato solo per l’evasione fiscale legata ai fondi neri e non sono stati rinviati a giudizio come l’ex presidente di Mantovani Piergiorgio Baita (1 anni, 10 mesi di reclusione e 400 mila euro di multa).

A.C.M.