Nuovi migranti in arrivo

Quasi mille posti dopo il bando della prefettura, ma non bastano

Veneto – Le strutture disposte ad accogliere sono di più dell’anno scorso, ma ancora insufficienti. Altri ospiti a Conetta.

Sono 973 i posti letto messi a disposizione per i migranti dalle strutture che hanno partecipato al bando della prefettura veneziana. Meglio dello scorso anno, ma ancora del tutto insufficienti a garantire l’ospitalità a tutte le persone in arrivo: ovvero 2.509, la quota spettante alla nostra provincia secondo l’accordo tra governo e Anci. Nel frattempo gli sbarchi in sud Italia continuano in modo massiccio. In tre giorni sono 13.500 i migranti in arrivo nei porti di Palermo, Catania, Messina, Augusta e Vibo Marina.

Insomma, una nuova emergenza da gestire in tutta la penisola, e la laguna non fa eccezione. Tra lunedì e martedì sono giunti in Veneto 450 profughi da distribuire sul territorio. La maggior parte dovrebbero andare tra Conetta, Bagnoli, Treviso e Oderzo. E poi un’ottantina ciascuno per le province di Venezia, Padova, Verona e Vicenza. Da lunedì il prefetto Carlo Boffi sta comunicando ai vari sindaci dove saranno collocati, in base alle disponibilità comunicate dalle strutture private che hanno risposto al bando.

Vista la scarsità di posti disponibili la base di Conetta resta quindi l’unico hub provinciale in cui far stare i migranti, almeno provvisoriamente. La situazione è leggermente migliorata rispetto allo scorso anno, quando in piena emergenza era stato raggiunto il numero di 1.600 ospiti: dopo la morte di una ragazza e le proteste che ne sono seguite la quota è scesa a 1.200 unità (con gli ospiti turnati), anche perché una parte ha ottenuto lo status di rifugiato e se n’è andata. Ora le cifre potrebbero tornare a salire.

Dal 2014 il Comune di Mirano sta già ospitando 21 persone con lo status di rifugiati politici in quanto aderente al progetto SPRAR, in prevalenza donne e bambini. Padova si è detta disponibile ad ospitarne alcuni mentre Dolo, invece, ha riposto al prefetto che non ci sono posti. Adesso l’Italia vuole anche prendere misure di emergenza bloccando i porti ma tutto fa pensare che i problemi siano appena cominciati.

(n.s.)