Ok al piano sociosanitario

Zaia lo manda in Consiglio ma Boron, presidente della V commissione è preoccupato per l'inerzia di Padova

Il piano socio sanitario 2019-23 del Veneto è stato approvato lunedì scorso in giunta regionale ed è pronto ad approdare in consiglio regionale, con un occhio particolare alla questione autonomia, da cui ricavare le nuove risorse. «L’ho letto e studiato riga per riga», commenta Fabrizio Boron, presidente della V Commissione di palazzo Ferro Fini, «il dibattito inizierà tra qualche settimana e lo porteremo in consiglio a luglio. Credo che entro l’estate ci sarà il via libera. A settembre vogliamo mettere mano alle schede ospedaliere e sono molto preoccupato per Padova: l’inerzia della giunta Giordani sul nuovo ospedale di San Lazzaro-Ponte di Brenta sta diventando un problema. Non possiamo lasciare un capitolo con pagine bianche, il ritardo rischia di bloccare tutto il Veneto», spiega Boron.

Nel documento approvato lunedì dalla giunta Zaia, vengono riconfermati i numeri e l’organizzazione della rete ospedaliera in Hub e Spoke e quant’altro previsto dalla recente riforma che ha istituito l’Azienda Zero e ridotto il numero delle Usl. Particolare attenzione viene riservata ai temi del territorio, della cronicità e della non autosufficienza e viene confermata la scelta s di una forte integrazione tra sanitario e sociale.Nel piano si fa riferimento all’accordo preliminare in materia di Autonomia sottoscritto tra il sottosegretario Bressa del governo Gentiloni e la giunta Zaia il 28 febbraio scorso, che introduce uno spazio regionale di “autonomia differenziata”.

Tra le materie negoziate, la salute è stata quella che ha raccolto il miglior voto per la qualità delle proposte formulate dal top manager Domenico Mantoan. Ora tocca al nuovo governo dare il via libera, quindi ci vuole tanta pazienza. I contenuti di quell’accordo potranno avere un impatto rilevante su alcune aree d’intervento lasciate all’autonomia regionale, come la valorizzazione delle risorse umane del servizio sanitario regionale, il sistema tariffario sia sotto il profilo del rimborso che della compartecipazione, la spesa farmaceutica in caso d’inerzia dell’Agenzia Italiana del Farmaco.

Proprio su quest’ultimo aspetto interviene il presidente Fabrizio Boron: «La possibilità di gestire in maniera autonoma la commissione del farmaco ci apre nuove prospettive per la cura della malattie rare e anche per i risparmi di spesa. Prendiamo ad esempio la Sla: un’iniezione costa 70-80 mila euro e molti ricercatori sostengono la pratica dell’utilizzo dei farmaci alternativi che prima o poi va presa in esame con grande attenzione alla qualità delle cure», afferma Fabrizio Boron. Nel piano socio-sanitario, il profilo dei bisogni viene affrontato con un’analisi dedicata a numerosi ambiti: l’impatto epidemiologico sulla domanda dei servizi sanitari, la promozione della salute e la prevenzione dei fattori di rischio, la salute della donna e del bambino. E poi la presa in carico della cronicità per l’intensità di cura e di assistenza, le malattie rare e la salute mentale, l’integrazione socio sanitaria, il governo del sistema delle aziende, la governance del patrimonio informativo socio sanitario. Il governo della farmaceutica e dei dispositivi medici e quello del personale, la gestione delle risorse finanziarie per finire con i rapporti con l’Università. Tirate le somme siamo a una montagna di carta da leggere e dibattere per mesi.La vera novità riguarda i medici di famiglia.

«Vogliamo trovare le risorse per rispondere ai bisogni di quei cittadini che vivono nei piccioli paesi di campagna e nel Bellunese, alle prese con la carenza dei medici che vanno in pensione: quei posti vacanti nessuno li vuole coprire e intendiamo creare degli incentivi economici per porre fine ad un’emergenza che potrebbe diventare drammatica nei prossimi anni». Ultima questione: se il nuovo ospedale di Padova resta nel libro dei sogni, c’è il rischio di chiusure all’orizzonte? «No, 68 sono e 68 restano gli ospedali in Veneto», conclude Boron.

A.R.