Padova e Argentina contro la violenza femminile

Intervista a Gabriele Orlini.

È domenica 5 marzo. 2017, ore 13.05. Fuori c’è un leggero sole primaverile che scalda l’aria e sembra voler annunciare l’inizio di una calda primavera. Gabriele invece è a Buenos Aires. Lì sono le nove del mattino. Ed è estate. Come stai Gabriele? “Bene per fortuna oggi ha rinfrescato un po’. Perché a volte fa veramente caldo. Ma si sopporta”. Gabriele ci spiega che a volte l’umidità sfiora picchi del 95%. Impossibile resistere. Gabriele a Buenos Aires è arrivato il 22 febbraio scorso, un lavoro il suo sul femminicidio, che dopo due anni l’ha spinto a tornare in Argentina, prendere un volo, caricare la macchina fotografica, un po’ di indumenti e via.

Non senza prima aver pianificato tutto perché chi conosce un po’ Gabriele Orlini sa perfettamente che a un lavoro non arriva impreparato. Ha pianificato tutto, tenendo conto anche di ciò che possa o non possa succedere. Del resto il nostro è un lavoro dove la parola routine non esiste. Anzi l’imprevedibilità è la routine stessa. Così talmente imprevedibile e capace di cambiare nel giro di un minuto che ne decreta gran parte della bellezza.

Gabriele sta ultimando un lavoro sul femminicidio. Un lavoro che sta portando avanti dal 2015 quando si trovava a Buenos Aires nel quartiere di Villa31. Che insieme a Villa15 ci spiega è uno dei posti più pericolosi di Buenos Aires. Infatti.

Due giorni prima della nostra telefonata Gabriele e una giornalista che era con lui sono stati aggrediti da alcuni banditi che volevano prendere il contenuto delle borse. Ne è nata una colluttazione. Gabriele è intervenuto per difendere in primis la ragazza. Si è beccato calci pugni e una coltellata sul gluteo sinistro. Ma cosa spinge un uomo a inoltrarsi in tutto questo.

“Nel maggio del 2015 – racconta Orlini – a Buenos Aires, stavo realizzando un lavoro all’ interno della Villa31, una delle villa miseria più antiche della città. Una situazione di disagio sociale dove la violenza, specie quella domestica, è una costante. E così per sensibilizzare sul tema del femicidio e per dare il mio contributo ho iniziato questo lavoro di fotografia documentaria, senza un committente; un lavoro indipendente e autofinanziato, con l’obiettivo di concluderlo nel 2017”. E così Gabriele fotoreporter e inviato di guerra, accende i riflettori sulla violenza femminile. Il suo lavoro, il progetto yoEva sarà presentato a Padova.

E questo è un piccolo assaggio del viaggio di Gabriele che seguiremo. Un paese difficile l’ Argentina, dalla mille sfaccettature, dai poveri ai ricchi, dai bisognosi agli ammalati, dalla prostituzione alla droga fino alla violenza femminile. Un governo con il neo presidente eletto Mauricio Macri che in due mesi, scriveva l’agenzia di stampa tgvallesusa.it ha cancellato lo stato sociale favorendo le banche e la finanza e ha riportato l’ Argentina indietro di dieci anni. Una notizia che ci viene confermata anche da Gabriele.

Cosa è cambiato rispetto a quando hai lasciato l’ Argentina?Sono cambiate un sacco di politiche sociali, prima c’era un governo di stampo peronista orientato alla politica interna. Oggi c’è un governo di centro destra, che fa opposizione allo stato peronista ma che fa esattamente quello che aveva promesso in campagna elettorale. Ora è orientato ai mercati esteri, politica estera e ai piani a media lunga scadenza. Parlando con la gente so che ha eliminato tutta una serie di assistenze sociali alla classe più debole. E la politica sociale dell’Argentina era orientata all’ assistenzialismo. Oggi tutte queste sovvenzioni sono state eliminate e gli argentini non ne sono molto abituati. Le due classi sociali sono molto più divise, torna a esserci la borghesia a discapito della classe sociale debole. C’è una riduzione della possibilità di consumo, la gente ha più difficoltà a comprare rispetto a prima e la povertà probabilmente sta aumentando” e con essa la delinquenza.

… continua

Serenella Bettin