PARCO COLLI: ritorno al Pleistocene

La proposta di riduzione del perimetro del Parco Colli Euganei avanzata dal consigliere Berlato, leader dei (pochi) cacciatori veneti, è inaccettabile. Sono assolutamente necessarie le proteste che si stanno sollevando ovunque con l’appoggio di esponenti di quasi tutti i partiti. L’emendamento potrebbe non passare per un calcolo elettorale: la sensibilità ambientale è oggi nettamente maggioritaria tra i cittadini dei Colli. Accontentare quattro anziani cacciatori e qualche ben più potente costruttore significherebbe garantirsi una débâcle elettorale alla prossima tornata. Purtroppo di questo non sono ancora consci gli ambientalisti che oltre trent’anni fa avevano promosso l’istituzione di un’area protetta. Alcuni hanno continuato le loro battaglie con i soliti metodi e reiterati argomenti senza accorgersi che il mondo cambiava. Altri hanno trovato collocazioni politiche ipnotiche e solo adesso si risvegliano senza tuttavia fare altro che ricordare la passata gioventù quando ancora avevano (o fingevano) un po’ di passione ideale.

È lo stesso linguaggio usato che nasconde lo scoramento e la mancanza di prospettiva: “Salviamo il Parco!” Certo salviamolo, ma perché? Come? Qual è la proposta? Salvare l’esistente è l’atteggiamento proprio dei conservatori. E conservatori sono diventati molti di coloro che un tempo sognavano di cambiare il mondo, o anche soltanto di proteggere l’ambiente. Il medesimo linguaggio lo si ritrova quando si parla di lavoro: “difendiamo i diritti acquisti”. Certamente, ma vorrei una parola, un pensiero sulle nuove forme di occupazione meno “dipendenti” e più autonome e sulle nuove necessarie tutele. O la scuola: “difendiamo la scuola e l’università”! D’accordo se si vuole essere conservatori, ma chi intende progredire dovrebbe dirci prima di tutto quale tipo di istruzione, educazione e ricerca vuole.

Solo il deficit di iniziativa politica ha consentito a Berlato di promuovere la sua aberrante idea. Ma almeno lui una proposta l’ha fatta, sebbene antica come può esserlo quella di un cacciatore del Pleistocene. Cominciamo a trovare i consensi per piani regolatori a crescita zero dell’edificato. Proponiamo un piano del traffico che favorisca l’uso ricreativo delle strade in sicurezza. Pensiamo a un’estensione del Parco Colli che includa i Monti Berici e altre aree invece che ridurne il perimetro. Quando il Parco Colli fu istituito, una quota significativa della popolazione era poco istruita, nata e cresciuta in un mondo agricolo povero con l’obiettivo del progresso materiale. Ci si poteva aspettare la loro contrarietà ai limiti di costruire e di coltivare in modo tradizionale. Sognavano pali di cemento per i loro vigneti e tapparelle per le case. Eppure, la loro contrarietà fu vinta da proposte innovative oggi da tutti apprezzate.

Dopo trent’anni i loro figli e nipoti hanno studiato, fatto pochi figli, visto i prezzi delle abitazioni crollare e si trovano a fronteggiare problemi diversi. Ai vecchi era sufficiente avere da mangiare, oggi si temono i rischi dell’obesità e per la salute in genere. Certo ci sono anche i cinghiali e non è un problema da poco. Per questo non si può affrontarlo soltanto riducendo la zona protetta e sparando all’impazzata in mezzo ai turisti delle terme. La proposta di Berlato si pone allo stesso livello intellettuale dei cinghiali. Va contrastata con una cultura ambientale e una scienza ecologica oggi disponibili, diffuse e sostenute dal consenso della maggioranza cittadini. I quali attendono proposte e non sterili proteste.

Corrado Poli