Partecipazione e rappresentanza: le proposte di Giordani a Padova

Di partecipazione se ne parla sempre nelle campagne elettorali e durante i mandati amministrativi. Tuttavia, raramente se ne dà una definizione precisa e articolata. Il candidato Sindaco del centro sinistra a Padova, Sergio Giordani, ha proposto due interessanti strumenti di partecipazione innovativi e istituzionali. Oggi, la parola e la pratica della cosiddetta partecipazione evocano ancora la fumosa, confusa e antica partecipazione assembleare, un reperto archeologico degli anni settanta. Che sono probabilmente quanto di più lontano ci sia dalla vera democrazia che ha lo scopo di riunire i diversi piuttosto che acclamare gli uguali. Il modello di partecipazione assembleare e non deliberativa è stato riciclato con forme più elaborate quali i focus group, i facilitatori e altri strumenti tratti dalla sociologia e dal management americano. Metodi senza dubbio utili, ma poco significativi perché privi di potere deliberante e quindi poco politici. Poiché le istituzioni stanno perdendo di prestigio e di capacità decisionale, la politica si svolge sempre più sui media e nelle piazze (anche telematiche) arrivando a livelli di confusione e prepotenza intollerabili. Gli strumenti di partecipazione proposti, invece, costituiscono un tentativo di ricostruire la democrazia rappresentativa passando per quella diretta, ma non limitandosi a essa.

L’aspetto più interessante della proposta di Giordani rappresenta quindi una partecipazione civica istituzionale e deliberativa. Questi strumenti oltre a superare le vecchie forme di partecipazione assembleare aprono alla democrazia informatica. Il primo strumento è l’indizione di tre consultazioni popolari (simili ai referendum) che l’amministrazione indirà nei tre anni intermedi del proprio mandato chiedendo ai cittadini di esprimersi su alcuni temi. Mi auguro che sia previsto il voto telematico accanto all’usuale sistema dell’urna.

La seconda proposta è ancora più innovativa e costituisce prima di tutto un incentivo alla vita civica e alla formazione politica dei cittadini all’interno delle istituzioni. Con essa Giordani esprime rispetto per chiunque si è candidato al Consiglio Comunale, anche nelle liste avversarie. Chi si candida e si espone al giudizio dei cittadini avendo il coraggio di esprimere opinioni svolge un servizio fondamentale per la democrazia, soprattutto in questi tempi di fuga dalla politica e dalle istituzioni. L’”Assemblea Civica” – questo il nome attribuito all’iniziativa – i candidati non eletti sono incoraggiati a continuare nel loro impegno politico.

Si tratterà di un organo consultivo che non si pone in contrapposizione con il Consiglio Comunale i cui membri eletti svolgono appieno il loro ruolo istituzionale di rappresentanti grazie alle preferenze ottenute. Si colloca tuttavia in una posizione intermedia tra la democrazia diretta che sarà pure valorizzata dai referendum già proposti e una rappresentanza allargata che consentirà una partecipazione alla politica mediata da rappresentanti che peseranno e voteranno in funzione delle preferenze ottenute.

Non si perderà così del tutto il capitale di idee e di rappresentatività offerto dagli oltre seicento candidati di Padova, a cui saranno regolarmente inviati gli atti e le proposte di delibera e li si inviterà a esprimere giudizi singoli o collettivi. In alcuni casi si chiederà loro anche un voto – ponderandolo con le preferenze ottenute – a scopo consultivo e per via informatica.

L’assemblea civica potrebbe essere convocata una volta l’anno in una riunione reale ed essere consultata online tre o quattro volte all’anno in consultazioni virtuali. Per esempio potrebbe dare un parere sui quesiti referendari e magari proporli a maggioranza. Non si tratta di punti di arrivo, ma blocchi di partenza per istituzioni funzionanti.

Corrado Poli