Pedemontana: scontro tra aziende… E i veneti pagano

Pedemontana Veneta, la superstrada da Montecchio Maggiore (in provincia di Vicenza) a Spresiano passando per il distretto industriale di Thiene-Schio, per Bassano del Grappa e a nord di Treviso. Novantasei chilometri di asfalto che rischiano di diventare un tormento per le tasche dei contribuenti.
Nessuno lo dice apertamente, ma quei 96 chilometri sono al centro di un sotterraneo scontro tra due colossi delle costruzioni: da una parte il piemontese Consorzio Sis in alleanza con la spagnola Itinere Infraestructuras che si sono aggiudicati la realizzazione dell’arteria con annessa gestione, e dall’altra Impregilo. Nel mezzo, i veneti che ora vedono sul fondo l’ipotesi di un aumento dell’addizionale Irpef per garantire la continuazione dei lavori per completare l’opera.

Ma andiamo con ordine. Nel 2009, Sis e Infraestructuras vincono la gara bandita dalla Regione (ente concedente) sconfiggendo proprio Impregilo. Divenuti concessionari, i primi due iniziano a completare le pratiche burocratiche necessarie per aprire i cantieri. Qualche anno di silenzio, nei quali i lavori proseguono (a rilento), poi nel 2016 scoppia il bubbone. Sis e Infraestructuras scrivono a Silvano Vernizzi, allora commissario governativo (non più riconfermato dal governo Renzi) annunciando che, dopo numerose sollecitazioni al rispetto dei tempi previsti dall’atto di concessione, finalmente tutto era pronto (c’era il via libera delle banche soprattutto di JP Morgan) per l’emissione di bond da reperire sul mercato finanziario per un valore di 1,6 miliardi, cifra necessaria al completamento della strada. Come richiesto da Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Il passo successivo doveva prevedere una pressione sul governo Renzi affinché convincesse CDP sulla sostenibilità dell’operazione finanziaria. Proprio lo Stato (il governo), che ha deciso di abolire la figura del Commissario Straordinario, è diventato di fatto direttamente titolare della procedura affidando le questioni economiche alla sua “banca”, Cassa Depositi e Prestiti. La quale ha iniziato a fare le “pulci” al progetto originario definendolo non sostenibile: analisi dei flussi di traffico troppo esagerati, quindi costi troppo elevati; qualche dubbio sulla solvibilità dell’operazione-bond da parte di Sis e Infraestructuras.

Il rischio era la pietra tombale sull’opera e di lasciare in eredità al Veneto cantieri aperti e conti da pagare senza un ritorno in servizi. Per evitare il collasso, il governatore regionale Luca Zaia ha messo in azione un pool di esperti, arrivati ad una soluzione: si rivede la convenzione con Sis e Infraestructuras, rimodulando sostanziali aspetti economici come i proventi del pedaggio che passeranno dalla Sis alla Regione, con conseguente diminuzione degli introiti per Sis- Infraestructuras pari a 6,7 miliardi di euro e l’eliminazione dell’originario canone di disponibilità a carico della Regione del Veneto che era pari a 532 milioni di euro in 15 anni.
Ma per fare questo è necessario agire sulla leva fiscale, aumentando in modo progressivo (in base al reddito) l’addizionale Irpef. Ciò, per ripagare il mutuo che la Regione dovrà accendere, con una rata annuale da 16,5 milioni, per concedere ai costruttori del consorzio Sis-Infraestructuras un contributo da 300 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 615 milioni già sborsati dallo Stato per un’opera che complessivamente costerà 2,2 miliardi. Ma, per ricorrere ad un mutuo (lo impone l’Unione Europea attraverso il Fiscal Compact), bisogna avere in cassa l’identica cifra dei soldi chiesti alle banche. E come fare per trovare nelle casse della Regione soldi liquidi che non ci sono? Aumentando l’addizionale Irpef.
Questo è il quadro ad oggi, e ora si aspetta la decisione del Consiglio regionale sulla proposta di Zaia. Ma dai vari passaggi di questa storia, non emerge un altro aspetto fondamentale per capire come la vicenda Pedemontana stia per abbattersi sulle spalle (meglio tasche) dei veneti. Non a caso Impregilo ha già richiesto i verbali di tutta la vicenda con il legittimo intento di preparare un ricorso legale per tentare di ritornare in pista nella costruzione della Pedemontana. Ma c’è la classica ciliegina sulla torta, che potrebbe far pensare ad un’azione, diciamo, di lobby di questa società su Cassa Depositi e Prestiti. Non si spiegherebbe altrimenti l’improvviso giudizio negativo di CDP sul progetto della Pedemontana, decisione che ha innescato il precipitare degli eventi in queste settimane. E non è neppure un caso che a Impregilo sia andata per traverso la sconfitta in un’altra gara d’appalto per un’altra importante infrastruttura italiana, la Roma-Latina (68 chilometri che fanno parte di un progetto per realizzare complessivamente 186 chilometri nell’area laziale), e ancora una volta a favore di Sis-Infraestructuras.

A pensar male si fa peccato, ma forse tra le due società di progettazione e costruzione è in atto un robusto braccio di ferro, un duello a colpi bassi della serie: dammi una cosa (la Roma-Latina) e io ti cedo l’altra (Pedemontana). E nel mezzo, noi contribuenti veneti che rischiamo di pagare di tasca nostra altre odiate tasse a causa di interessi superiori che sfuggono al nostro controllo, di “dispetti” tra imprese.

Giorgio Gasco