PFAS: “Zaia dica quali informazioni possiede Arpav sulla barriera idraulica del 2005″

“Da quando Arpav è a conoscenza dell’esistenza della barriera idraulica installata da Miteni nel 2005 per la depurazione di acque contaminate da Pfas?

Quali sono le informazioni in possesso di Arpav e degli uffici del Genio Civile relative alla sopra citata barriera idraulica?

Nel 2013, quando Miteni ha dichiarato di aver installato a tempo di record una barriera idraulica per la depurazione di acque contaminate da Pfas, Arpav ha verificato la data di esecuzione dei lavori?”

Con tre domande puntuali, i consiglieri regionali di opposizione, Cristina Guarda (Amp), assieme ai dem Graziano Azzalin, Alessandra Moretti e Andrea Zanoni, chiedono al presidente della Regione un chiarimento definitivo circa la barriera idraulica che, “sulla base del recente rapporto dei Carabinieri del NOE si desume che già nel 2005 sia stata realizzata da Miteni per depurare ed arginare le acque inquinate”.

Nell’interrogazione a risposta scritta che vede la consigliera Guarda come prima firmataria si fa riferimento alla apertura di indagini della Procura di Vicenza che dovranno fare luce sull’ipotesi di disastro ambientale legato alle sostanze perfluoro alchiliche scaricate nella falda e negli acquedotti che servono una vasta zona a cavallo tra le province di Vicenza, Verona e Padova.

Secondo i consiglieri “le suddette indagini si legano alle attività investigative svolte dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Treviso, dal cui rapporto emerge una serie di omissioni da parte di Miteni, riguardanti informazioni di cruciale importanza che non sono state rese note agli enti competenti. Fatti che rendono fondata l’ipotesi che, negli anni, le proprietà di Miteni fossero a perfetta conoscenza delle contaminazioni scegliendo di tenerle nascoste”.

Ed in riferimento ad Arpav viene evidenziato come “l’organismo della Regione Veneto deputato ai controlli ambientali, ha svolto nel tempo analisi sul sistema degli scarichi fognari che hanno messo in evidenza che le concentrazioni più alte provenivano dal depuratore di Trissino, dove sorge il sito produttivo della Miteni, e da allora l’ente ha costantemente monitorato l’impianto produttivo”.

Di qui le domande per chiarire con esattezza l’operato di Arpav, allo scopo di fugare i sospetti di comportamenti inefficienti od omissivi.

Sara Zanferrari