Pil in aumento vs povertà

Ricchi o poveri? Zaia contro Zanoni

Il Pil torna a marciare. Export e turismo riprendono a marciare. Dall’altro fronte, però, la situazione di “rischio povertà” non sembra attenuarsi trascinando con se almeno 800 mila persone. Certo, è innegabile: il Veneto va. Nonostante la crisi ancora in atto, la regione sembra concretizzare i segnali (deboli) di ripresa dell’economia nazionale. Ma restano alcune contraddizioni, come segnala l’annuale Rapporto dell’Ufficio Statistica. E la politica litiga

Dopo qualche balbettio negli ultimi due anni, il Veneto sembra tornare ad essere ciò che era per tradizione negli ultimi vent’anni: la “locomotiva” del “made in Italy”. Un dato su tutti: a fine dicembre scorso, l’occupazione ha ripreso ad aumentare, grazie anche al talento e alla buona volontà dei giovani e alla tenuta del reddito delle famiglie. Dal fronte delle preoccupazioni (non da poco): indici di povertà in crescita e persistenza della disuguaglianza sociale.

Come premessa, il Rapporto, basandosi sui principali indicatori dell’economia, conferma che il Veneto nel 2016 ha agganciato la ripresa, tanto che i dati tendenziali sui primi mesi 2017 sono in crescita rispetto al contesto nazionale. Il Pil dello scorso anno è cresciuto dell’1,2%, (a fronte di una media nazionale del +0,9%), grazie all’export, che proprio nel 2016 ha raggiunto il suo massimo storico: con 58,2 miliardi di euro di fatturato estero, in salita dell’1,3% annuo, il Veneto è la seconda regione italiana per interscambio con l’estero.

Con una lente sui comparti, il fatturato estero delle produzioni meccaniche sale del +2,4% e nel 2016 ha raggiunto il 20% dell’export regionale. L’export veneto della moda nel mondo vale una decina di miliardi tra abbigliamento, accessori e calzature, e rimane sui valori dell’anno precedente.

E c’è un boom del comparto agroalimentare, con un export che lo scorso anno ha sfiorato i 6 miliardi di euro (+7% nel 2016 e + 10,4% la crescita nel primo trimestre 2017). Con in prima fila il settore del vino che ha superato per la prima volta il tetto dei 2 miliardi di euro di esportazioni (+9%) . Nel settore enologico, è lo spumante a farla da padrone con uno scatto verso l’alto dal 2011 al 2016 del 225% e del 25,1% nella sola annualità 2015-2016, sfiorando il fatturato record di 700 milioni di euro. Il mercato che più ha contribuito alla crescita è stato quello del Regno Unito (+17,7% rispetto al 2015), con un incremento del 132,1% negli ultimi sei anni.

Confermando la sua vocazione turistica, il Veneto ha messo a segno un nuovo record storico per numero di turisti e pernottamenti. Il 2016 si è chiuso, infatti, con 17,9 milioni di arrivi (+3,5% rispetto al 2015) e 65,4 milioni di presenze (+3,4%). Quanto al valore economico, il comparto del turismo è l’azienda più importante della regione: i 11,3 miliardi di euro prodotti dalla lunga filiera del settore nel 2015, rappresentano l’8,3% del Pil regionale. Nella classifica europea del settore, nel 2015, il Veneto si colloca in quarta posizione tra le regioni del Continente quanto ad arrivi di turisti, dopo Île de France, Catalogna e Andalusia e in sesta posizione per numero di pernottamenti (notti trascorse in strutture ricettive). Le prime stime provvisorie dell’andamento del turismo in Veneto nel periodo gennaio-aprile 2017 indicano per l’insieme di alberghi, campeggi e villaggi turistici segnano una crescita del 10%.

Buone prospettive anche dal mondo del lavoro. Lo scorso anno, l’occupazione in Veneto è tornata a salire in modo significativo mentre la disoccupazione ha continuato a scendere: sono 2.081.205 i veneti occupati (+ 1,4% dell’anno scorso) con un tasso del m 64,7% contro il 63,6% del 2015. In calo le persone in cerca di occupazione: 151.103 in valore assoluto, il 3,5% in meno del 2015, con un tasso di disoccupazione del 6,8% contro il 7,1% dell’anno prima.

Le belle notizie vengono anche dalla classifica tra le province: tre rientrano nei primi dieci posti della classifica nazionale per il tasso di disoccupazione più basso (Verona col 5,3%, Vicenza e Belluno col 6,2%). In prospettiva, il 2017 si è aperto con la crescita dell’occupazione: rispetto ad un anno fa: nel primo trimestre, gli occupati sono cresciuti del 3,1% con un tasso pari al 65,3%, quasi due punti percentuali in più dell’anno scorso.

Inizio di una svolta anche nella scuola. Sempre nello scorso anno, la quota degli abbandoni scolastici si è fermata al 6,9%, la percentuale più bassa in Italia dopo l’Umbria. Nel contempo è salito il numero dei laureati: trai 30-34enni i giovani con istruzione universitaria sono il 29,6%, superando così il target del 26% fissato dal governo italiano per il 2020. Il 60,4% dei diplomati trova lavoro nell’arco di un anno e, tra i laureati, oltre l’89 % ha un lavoro a distanza di 4 anni dal conseguimento del titolo (la percentuale nazionale oscilla tra lì’82 e l’83 per cento). Anche in questo caso una nota negativa: il 40,4 % dei laureati è sotto inquadrato (pur di lavorare, i giovani accettano anche mansioni che poco o nulla hanno a che fare con il titolo di studio conseguito).

Coerente con questo dato è anche quello relativo ai giovani che non studiano e non lavorano (i cosiddetti Neet): in Veneto sono 109.680, cioè il 15,6% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni, la seconda percentuale più bassa dopo il Trentino Alto Adige.

Per la prima volta nella storia, nota negativa, i giovani sono più poveri dei loro padri, perché “l’ascensore sociale” non funziona o funziona male: rispetto a 25 anni fa, i giovani di oggi hanno un reddito inferiore del 26,5% (periodo 1991-2004). Le nuove generazioni continuano ad essere le più penalizzate: i giovani si trovano particolarmente scoperti di opportunità e stanno subendo più di altri i pesanti contraccolpi della crisi. Il rischio povertà-esclusione sociale sale al 18,1% per i minori e al 18,4% per i giovani tra i 18 e 34 anni (la media nazionale rispettivamente al 33,5% e al 35,4%), in progressivo aumento negli ultimi anni.

In media le famiglie venete guadagnano più della media nazionale (38.075 euro all’anno contro 35.017 euro) e il rischio povertà è più contenuto: il 16,8% della popolazione è a rischio, contro una media nazionale del 28,7 ed europea del 23,7%. Ma la disparità rimane un problema preoccupante: il 10% più ricco della popolazione accumula da solo cinque volte il reddito a disposizione del 10% più povero (8,5 volte in Italia). Nel 2015 circa 828 mila persone in Veneto avevano un reddito inferire alla cosiddetta ‘minima sociale’ (+ 25 mila rispetto al 2014).

Il Rapporto, inoltre, considera buona l’offerta dei servizi sociali alla prima infanzia, che accolgono il 22% dei bambini sotto i 3 anni. Un risultato discreto nel panorama italiano (20,5%), anche se lontano dal 33% del target europeo. Ma il ricorso a nidi e servizi per la prima infanzia è appannaggio soprattutto delle donne con i titoli di studio più elevati. In Veneto una neo mamma su 5 (il 20,9 %) lascia o perde il lavoro e, quando si licenzia, nel 70% dei casi è perché le condizioni lavorative sono divenute inconciliabili con la possibilità di prestare le cure alla famiglia. Massiccio, infatti, il ricorso al part-time da parte delle donne, rispetto alla componente maschile: in Veneto, il 34% delle occupate lavora a part-time (30% in Europa), il sesto valore più elevato tra le regioni italiane, contro il 6% degli uomini, il valore più basso in Italia.

Di strada giusta imboccata dal Veneto, parla Luca Zaia. “Se il Pil ammonta a 31.600 euro pro capite e continua a crescere, e a ritmo più sostenuto delle altre regioni d’Italia, è perché questa Regione ha saputo imboccare la strada giusta”. Per il governatore, con piano straordinario per il lavoro adottato dalla Regione, “abbiamo investito risorse per oltre 700 milioni, riuscendo così a contenere il tasso di disoccupazione al 6,8%, mentre nel resto del paese tocca il 12%”. E questo “nonostante la pressione fiscale più alta d’Europa e un residuo fiscale di 21 miliardi di euro, che misura lo squilibrio tra quanto il Veneto produce e quanto riceve in trasferimenti e servizi dallo Stato”. Quanto alla crescita delle disuguaglianze sociali e al rischio di povertà ed esclusione sociale, che appare in aumento anche in Veneto, arrivando a coinvolgere un abitante su 6, per il governatore è “l’inevitabile” effetto della compressione dei ceti medi. E spiega: “E’ sparita la classe media, vittima di una politica oppressiva e falsamente egualitaria che ha dimenticato l’antico motto ‘quando il ricco guadagna anche il povero magna’. Ricordo che quando il governo Monti si è insediato, tra i primi provvedimenti adottati ha pensato di tassare barche e yacht, affossando così tutto il settore della nautica da diporto e della cantieristica e relativi posti di lavoro”. Come reagire a impoverimento e povertà? La ricetta di Zaia: “Creando occupazione e difendendo i posti di lavoro, non con misure assistenzialistiche o denari a pioggia. Gli indicatori sulla formazione e sull’occupazione giovanile in Veneto dimostrano che qui il sistema delle istituzioni e delle imprese, grazie anche alla solida esperienza degli enti di formazione professionale, riesce ad offrire più opportunità che altrove”.

Ottimismo stemperato da zone d’ombra. Attacca Andrea Zanoni, consigliere regionale del Pd. “Il Veneto fa da traino all’economia italiana e questa è una notizia positiva”. Ma, aggiunge il dem, “Zaia farebbe bene a chiedersi a quale prezzo, per l’ambiente e non solo”. Il grande protagonista dell’economia è il settore agricolo, con il Prosecco in primis? Bene, ironizza Zanoni, “ma quanto costa in termini di sanità avere i vigneti tra le case, a pochi metri dai parchi giochi delle scuole, considerato l’uso massiccio di diserbanti?”. E ancora: “Qual è il prezzo che pagheremo in termini di ambiente e salubrità per aver distrutto migliaia di ettari di bosco per far spazio a una monocoltura?”. E poi “quanto ci costa l’avvelenamento da pesticidi delle nostre falde acquifere e dei nostri fiumi come recentemente attestato dai monitoraggi di Arpav e Ispra?”. Il consigliere Pd insiste: “Non dobbiamo dimenticare la perdita e la distruzione del paesaggio senza considerare i casi limite di monumenti storici sacrificati ai vigneti come i filari di cipressi dedicati ai caduti della Prima guerra mondiale a Vidor. Questi sono fatti e non parole”. Il dem attacca anche sul turismo il quale “se non viene gestito in maniera oculata, può avere effetti collaterali sui residenti”. Ricorda Zanoni: “Non c’è solo il caso-limite di Venezia; pensiamo ai cittadini di Quinto, Zero Branco e Treviso costretti a convivere con i voli fin troppo invasivi che atterrano e decollano dall’aeroporto Canova e che saranno addirittura aumentati”.

Morale di Zanoni: “Non è tutto oro quel che luccica. I veneti chiedono anche tutele per la loro salute e l’ambiente in cui vivono, per la qualità della loro vita. Tutti aspetti di cui Zaia, troppo impegnato a snocciolare numeri, non tiene minimamente conto”. E infine, i poveri; “Mi fa piacere che adesso il governatore si accorga del fenomeno, ma cosa sta facendo in concreto per aiutare le persone meno abbienti, chi ha perso il lavoro, chi è disoccupato da tempo o non arriva a fine mese? L’unica cosa che mi viene in mente è, in realtà, l’attacco continuo da parte della sua maggioranza agli immigrati e ai profughi, accusati di sottrarre risorse ai veneti, gettando benzina sul fuoco e alimentando una ‘guerra tra poveri’ anziché cercare di risolvere i problemi”.

Giorgio Gasco