Più rete e tecnologia sul territorio per la cardiologia portogruarense

In 6 anni boom di interventi: aumentate di 14 volte il numero di angioplastiche primarie e raddoppiate le angioplastiche coronariche

“Oggi è fondamentale, per quanto riguarda l’ambito cardiologico, che la struttura ospedaliera in cui si opera sia dotata di attrezzature tecnologiche altamente specializzate oltre che essere inserita in una rete territoriale volta a fornire adeguate e tempestive risposte alle necessità più urgenti. La struttura di Portogruaro, a seguito dell’efficientamento organizzativo fatto in questi ultimi anni e del lavoro realizzato a livello aziendale, tutt’ora in corso, corrisponde perfettamente a questo tipo di esigenze per garantire un ottimo servizio agli utenti”.
Lo annuncia il dottor Francesco Di Pede, direttore della cardiologia dell’Ulss4 dove operano complessivamente 18 cardiologi, dopo aver analizzato il notevole incremento di attività nel 2016. “Rispetto a qualche anno fa – osserva Di Pede – quando tra Portogruaro e San Donà vi erano 2 unità cardiologiche e 2 unità coronariche, con una gestione dei pazienti che poteva sembrare positiva ma in realtà era alquanto complessa e spesso poco rispondente alle tempistiche necessarie, attualmente esiste una rete decisamente più funzionale e più efficiente”.

“Se prendiamo ad esempio il caso di un soggetto colpito da infarto, considerato che il tempo in queste situazioni è fondamentale – continua Di Pede – a differenza di prima quando tra le cure al pronto soccorso e il trasferimento all’ospedale passava almeno un’ora, oggi è attiva la rete di emergenza del 118, fornita di attrezzature che forniscono immediatamente, sul posto, le prime cure, e contemporaneamente è in grado di garantire la diagnosi in tempo reale per il successivo ricovero ospedaliero. Sintetizzando, in presenza di infarto l’importanza non è avere qualche posto letto in più, ma fornire l’assistenza specializzata di cui il paziente abbisogna, con le tecnologie sempre più qualificate, ed è questo quello che attualmente il reparto fornisce sia a Portogruaro che a San Donà di Piave”.

Se le urgenze vengono gestite principalmente all’ospedale di San Donà di Piave, diverso è il caso per la “cardiologia di elezione”, ovvero degli interventi che non presentano carattere di urgenza, oggi trattati in entrambe le strutture ospedaliere.

A Portogruaro, negli ultimi 3 anni è stata sviluppata l’elettrofiosologia cardiaca per i casi di aritmia, blocchi cardiaci e fibrillazioni cardiache, e solo nel 2016 sono state seguite più di 60 ablazioni con tecnologie di ultimissima generazione a “raggi X zero”, il cui uso è stato avviato lo scorso anno. Rilevante è anche il ricorso alla “telecardiologia”, vale a dire la possibilità di ricevere informazioni continue, in tempo reale, sulle aritmie dei pazienti.

“La disponibilità di tali informazioni su siti web protetti – spiega infatti Di Pede – consente una reazione tempestiva ad eventi avversi o a modificazioni dello stato clinico del paziente, inoltre permettono ai pazienti di evitare o ridurre gli accessi ambulatoriali, soprattutto per chi risiede lontano dall’ospedale o per chi ha patologie invalidanti, e per i familiari di pazienti anziani o con limitazioni funzionali che devono accompagnarli alle visite di controllo”.
Riguardo ai numeri riferiti all’emodinamica, ovvero la cardiologia interventistica, a livello aziendale si è passati dalle 452 procedure di sala del 2010 alle 1133 del 2016; dalle 141 angioplastiche coronariche del 2010 alle 385 del 2016 e dalle 5 angioplastiche primarie (infarto acuto) del 2010 alle 73 del 2016, cui vanno aggiunti interventi di valvuplastiche aortiche, stenting carotidei, angioplastiche periferiche ed endoprotesi aortiche.

“Pur considerando che vi sono ovviamente margini di ulteriore efficientamento – conclude Di Pede – prima fra tutte la copertura h24 dell’emodinamica per massimizzare il trattamento a livello territoriale, la cardiologia di questa azienda è di ottimo livello: dispone di un alto grado di professionalità e di attrezzature specialistiche adeguate alla delicatezza delle singole patologie”.

Lucio Leonardelli