Referendum: precisazioni necessarie

C’è molta confusione nel dibattito pre-elettorale sul referendum per l’autonomia veneta. Purtroppo si constata che la confusione è fomentata dai fautori del boicottaggio del referendum, come sarebbe più proprio chiamare gli astensionisti. Uno dei motivi sono i soldi spesi, un’inezia rispetto al bilancio regionale e comunque già stanziati e quindi non rientreranno certo non andando a votare. La seconda è che ci si astiene per mettere in difficoltà la Lega e il Presidente Zaia.

Precisiamo allora che il referendum è stato approvato da un organo legittimo e legittimato dal voto dei cittadini: il Consiglio Regionale con ampia maggioranza. Il Presidente che lo indice, non lo fa in quanto Presidente di una Giunta, ma quale rappresentante della Regione, cioè di tutti i cittadini, anche di chi (come me) non ha votato per lui. Il referendum sull’autonomia non è stato richiesto da un certo numero dei cittadini (come per esempio il referendum abrogativo) contro una legge approvata dai propri rappresentanti, ma dagli stessi rappresentanti che vogliono conoscere l’opinione dei loro elettori su un argomento specifico e ricevere un mandato per agire di conseguenza.

Per questo, si può sostenere che esista non solo il diritto di voto, ma anche – per analogia – il dovere civico di voto come previsto dalla Costituzione. Infine, non metto in dubbio la legittimità formale dell’astensione, ma fare campagna contro il voto al fine di appropriarsi dei voti dei numerosi assenteisti strutturali non mi piace; mi pare una furbata politica di bassa lega che svilisce le istituzioni. A meno che non si punti a ridurre ancora di più la partecipazione politica dei cittadini evitando la partecipazione e contribuendo allo sfascio delle istituzioni. Nel tal caso è comprensibile definire “farlocca” una consultazione popolare così come Mussolini disprezzava le elezioni chiamandole “ludi cartacei” (finte battaglie di carta). Chi pensa che un sondaggio sarebbe stato sufficiente, trascura il valore simbolico delle elezioni il cui risultato peserà nelle trattative con il governo centrale.

Corrado Poli