Referendum a primavera. I separatisti: siamo pronti

Gli autonomisti: «Aspettiamo dal 2013, speriamo decidano in fretta»

«È dal 2013 che aspettiamo una data, quindi ci permettiamo di essere scettici finché non vediamo la data di indizione», manda a dire l’avvocato Stefano Chiaromanni, voce degli autonomisti mestrini. Decisamente più entusiasta l’altro avvocato autonomista, il veneziano Marco Sitran. «Le parole di Forcolin sono importanti perché ci danno un orizzonte preciso. Che sia aprile o maggio, alla fine cambia poco. Ma ora abbiamo una coerente indicazione per la campagna referendaria». Commenti diversi, da una parte e l’altra del ponte che divide Mestre da Venezia, alle parole del vicepresidente della Regione Veneto, Gianluca Forcolin. Ospite, lunedì, del convegno del gruppo Misto in Comune su “Prospettive e azioni per l’autonomia”, ospitato al centro Candiani, Forcolin ha riservato un gustoso coup de théâtre.

Il vice presidente regionale, esponente leghista, ha detto che sarà inviata una lettera a Roma, in questi giorni, sostenendo che se non ci saranno presto risposte, si procederà, mediante una delibera di giunta, a fissare una data per il referendum, che sarà indetto la prossima primavera del 2018. Obiettivo, è l’election day: far coincidere la quinta consultazione sulla divisione tra Mestre e Venezia con le elezioni politiche di primavera. I consiglieri del gruppo misto, Renzo Scarpa e Ottavio Serena hanno riunito attorno ad un tavolo molte voci.

 

L’economista Francesco Pontelli ha sppiegato che il referendum è l’ultimo alibi per una politica di sviluppo a Mestre e Venezia mentre l’avvocato Fabio Moretti ha analizzato temi come lo spopolamento per riflettere sui vantaggi di una separazione che favorirebbe Venezia. Contributi sono arrivati anche dalla scrittrice veneziana Nelli-Elena Vanzan Marchini, la scrittrice spagnola Eugenia Rico e Gianangelo Bellati di Venezia Autonoma. Serena ha stigmatizzato l’atteggiamento dell’attuale amministrazione, che sembra «interessata solo a fare ricorsi al Tar ed ad appellarsi alla Legge Delrio» e ha spiegato la necessità di due governance, efficienti, e diverse, per intervenire su spopolamento, flussi turistici, traffico e tutela della laguna, sicurezza, inquinamento, grandi aziende come Porto e Aeroporto o le società partecipate.

Renzo Scarpa ha ricordato i due miliardi e mezzo di legge speciale e il miliardo e mezzo di proventi dal Casinò evidenziando il fatto che «nessuna grande città italiana ha avuto così tante risorse come Venezia». L’evidenza di errori del passato ma anche la sensazione che «la classe politica sia addirittura peggiorata di qualità». Temi che hanno trovato il sostegno di Sitran e Chiaromanni che ora, in attesa di una data di indizione da parte della Regione, si preparano al confronto con Comune di Venezia e Città metropolitana al tribunale amministrativo del Veneto che ha fissato la discussione dei ricorsi sul giudizio di meritevolezza e sulla scelta della popolazione coinvolta nella consultazione per il 21 febbraio prossimo. Sitran spiega che oramai la strada è segnata, a suo avviso.

«Sicuramente non appena ci sarà l’indizione della data ci sarà un altro ricorso di Comune e Città metropolitana ma io sono pronto a sostenere che la legge Delrio è anticostituzionale e che il sindaco Brugnaro, in un saggio per Marsilio, che consegnerà ai giudici aveva detto che la città metropolitana nasceva come un ente di secondo livello si sarebbe rivelata un carrozzone. E lui oggi cosa ne ha fatto? Un ente di secondo livello. Va contro i suoi residenti, con quale interesse?». Chiaromanni aggiunge: «È evidente che non ci sono più vincoli giuridici contrari. Le ipotesi sono diverse rispetto a quanto accadrà il 21 febbraio. Noi siamo pronti. L’importante ora è che fissino la data del referendum. Ripeto: lo aspettiamo dal 2013»

G.N.P.