Il Referendum si farà

Solo questione di tempo. «Fisseremo la data. Abbiamo l’incontro a Roma per l’autonomia e fisseremo la data anche per questo». Luca Zaia toglie ogni dubbio e, ora che il referendum sull’autonomia del Veneto è realtà, si concentra sulla separazione tra Venezia e Mestre. E lo fa parlando chiaro in attesa delle verifiche necessarie sul piano giuridico per evitare contestazioni alla Corte dei conti.

«È un impegno che ci siamo presi: il Consiglio regionale ha deliberato e ha dato mandato al sottoscritto di fissare la data», ha detto Zaia. Adesso il governatore vuole richiamare l’attenzione dei cittadini del centro storico e della terraferma a decidere se restare uniti o dividersi.

Questo non significa che si voterà certamente perché sicuramente Luigi Brugnaro si metterà di traverso. Il 21 febbraio 2018 si terrà l’udienza di merito al Tar e non a caso gli autonomisti auspicano che Zaia indichi prima di quel giorno la data del voto, ma anche chieda al Ministero dell’Interno l’accorpamento con le elezioni politiche di marzo.
Stefano Chiaromanni, presidente del Movimento Autonomia di Mestre, è più che soddisfatto: «Anche lui conferma che nessun ostacolo giuridico impedisce l’indizione del referendum, come ripetiamo da anni. È incomprensibile l’opinione contraria, non richiesta, del prefetto, del sottosegretario  Bressa e di Brugnaro. Il Comune sta perdendo tutti i ricorsi su cui ha la testardaggine di insistere: sul forte Sant’Andrea, sul contratto senza la Cgil, sui premi a pioggia e a prescindere dal merito ai dipendenti comunali. Intanto Mestre continua a pagare un costo altissimo, davanti al silenzio e all’indifferenza dell’amministrazione riguardo il degrado, la piazza negata alla Gazzera e i costi altissimi dei dirigenti comunali, testimoniati dal Gazzettino».

 

Chiaromanni, però, vuole vedere gli atti ufficiali: «In questi anni agli annunci della Regione non sono sempre seguiti i fatti, quindi attendiamo di vedere le carte e, soprattutto, che la Regione e il Viminale accorpino il referendum all’altra consultazione». Circostanza, questa, che toglierebbe la previsione del quorum di partecipazione del 50% più uno e, qualunque fosse il numero dei votanti, dalle urne uscirebbe l’indicazione sulla separazione amministrativa della città che la Regione sarebbe poi libera di recepire o meno.

 

C.C.