Referendum, Sitran e i pentastellati si scagliano contro Zaia

Il referendum sulla separazione di Venezia e Mestre non si farà il 22 ottobre insieme a quello sull’autonomia voluto dalla Regione. E sul presidente Zaia si scatena l’ira degli autonomisti e del Movimento Cinquestelle. «Una vergogna», sbotta Marco Sitran, primo firmatario della proposta di legge, «chi non vuol farci fare il referendum che era nel suo programma elettorale, alla faccia dell’autodeterminazione dei popoli è lo stesso che ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge Delrio. Come si fa a invocare cavilli giuridici solo per quel quesito?». «Evidentemente», continua l’esponente del Movimento “Mestre e Venezia Due Grandi Città”, al presidente Zaia non interessa un bel niente del futuro di Venezia. Visto che è pronto a vendere la sede della Regione sul Canal Grande, palazzo Labia, per fare l’ennesimo albergo».

«E in questo», azzarda Sitran, «ha bisogno dell’alleato Brugnaro, il sindaco contrario al referendum. Perché il Comune dovrà concedere il cambio d’uso di quello storico palazzo». «Un uomo solo non può bloccare la volontà popolare, di 9 mila cittadini che hanno firmato per la separazione», continua Sitran, «se il vero referendum non si farà siamo pronti a mostrare la nostra indignazione, con una grande manifestazione sul ponte della Libertà. Per spiegare al mondo che Venezia è laguna e Mestre non è una frazione di Venezia».

 

All’attacco di Zaia anche il Movimento Cinquestelle al gran completo. Una nota firmata dai parlamentari veneziani Marco Da Villa, Emanuele Cozzolino e Arianna Spessotto, dai consiglieri regionali Erika Baldin, Jacopo Berti e Manuel Brusco, dai consiglieri comunali Elena Larocca e Davide Scano e di Municipalità Federica Giovannacci e Claudio Giubbilo punta il dito contro il presidente leghista della Regione e lo invita alla «coerenza».

 

 

«Zaia appare adesso timoroso per il rischio di mettere in campo azioni illegittime e che potrebbero causare danni erariali», scrivono gli esponenti grillini, «peccato che al Tar penda anche un ricorso sul suo referendum per l’autonomia del Veneto, che ciononostante non è messo affatto in discussione. Quali sono, dunque, i veri motivi per i quali il nostro governatore rifiuta di dare espressione ai cittadini, in piena contraddizione tra l’altro, col proprio programma elettorale?» secondo parlamentari e consiglieri la strada della consultazione è già tracciata, e va seguita anche dalla giunta Zaia.

«Il Consiglio regionale ha votato all’unanimità l’ammissibilità e la meritevolezza del quesito referendario», continua la nota, «trovando l’opposizione della giunta Brugnaro che con estrema superficialità si è allargata mettendo in discussione la legittimità dell’iniziativa legislativa e presentando un ricorso. Ci chiediamo per quale motivo la giunta regionale mandi avanti il suo referendum e blocchi invece quello sostenuto da 9 mila cittadini e votato dal Consiglio all’unanimità». Mancano pochi giorni per avere la certezza che il referendum non si farà, dal momento che il tempo massimo per convocare i comizi scade il 7 settembre.

A.C.M.