Referendum Venezia Mestre. Iniziano i problemi

Sembra che agosto abbia indotto gli unionisti, per una coincidenza quasi tutti politici che perderebbero la poltrona in caso di autonomia, ad aumentare il livello di falsità. Evidentemente per loro due amministrazioni più virtuose e più controllate rispetto all’attuale Comune unito costituiscono un autentico spauracchio. Il 23/08/2017 Gianfranco Bettin attaccava gli autonomisti, affermando che preferirebbe mantenere le municipalità (con i loro costi) anche in caso di autonomia dei due Comuni.

Peccato che le circoscrizioni di decentramento siano vietate nei comuni sotto i 250.000 abitanti, come saranno i due nuovi Comuni risultanti, in base alla legge 191/2009 e all’art. 17 del d.lgs. 267/2000. È troppo pretendere la conoscenza delle norme sulle municipalità da chi le dirige?

Questa “svista” fa il paio con l’errore di chi crede che due Comuni sotto i 250.000 abitanti costino il doppio e non, come invece è per legge, proporzionalmente rispetto alla fascia di popolazione, con un conseguente abbattimento dei costi del personale politico in caso di divisione.

Lo stesso 23/08/2017, l’assessore Zuin si inventava che con l’autonomia il Casinò perderebbe una sede: dimentica che in passato il Comune di Venezia ha già aperto sedi a Tessera e persino a Malta, e potrà avere una deroga ministeriale oppure aprire una sede a Santa Lucia, Marittima o Tronchetto, se avrà amministratori più oculati.

Il 09/06/2016 Maurizio Crovato in consiglio comunale ci dava degli ignoranti antistorici perché Mestre, a suo dire, faceva parte del Dogado ai tempi della Serenissima: peccato che non fosse vero e, al contrario, Mestre fosse una Podesteria.

Non parliamo poi del “sindaco”, uno che ha affermato che la sussidiarietà significa che “prima paghi, poi puoi avere la libertà” e che disattende l’art. 133 co. 2 della Costituzione (tanto i suoi ricorsi al Tar li paghiamo noi cittadini): con una simile conoscenza del diritto amministrativo, siamo lieti che sostenga la tesi opposta alla nostra proposta di legge. Come sotto il “regno” di Cacciari, Costa e Orsoni, che l’attuale “sindaco” ha sempre sostenuto, erano stati promessi due Comuni una volta realizzata la città metropolitana, una certa classe politica continua ad amministrare male, a illudere sotto elezioni o sotto referendum e a non mantenere le promesse.

Invitiamo i cittadini, quindi, a non credere più alle falsità.

Prima di fidarvi di un consigliere, di un assessore o del sindaco, sappiate che, se passasse il Sì, questi perderanno la poltrona, e, anche se rieletti, subiranno un taglio di circa il 40% dei propri emolumenti, oltre ad avere meno potere e minori incarichi da distribuire.

Buon gusto e intelligenza suggerirebbero di non chiedere all’oste se il vino è buono.

A.V.