Regione in udienza

«Si farà il referendum separazione Venezia Mestre»

Si è aperta con un colpo di scena e il rinvio al 21 marzo, l’udienza al Tar sulla “meritevolezza” del quinto referendum per la separazione di Venezia e Mestre: fattibilità riconosciuta con parere favorevole del consiglio regionale, ma impugnata davanti ai giudici del Tar dalla Città metropolitana e dal Comune di Venezia, su indicazione del sindaco veneziano e metropolitano Luigi Brugnaro, contrario al referendum, nonostante gli impegni in campagna elettorale. L’annuncio. È accaduto pochi giorni fa, l’avvocato della Regione abbia annunciato la disponibilità della giunta veneta a fissare la data della consultazione. Prima riunione utile di giunta il 6 marzo, anche se la questione non è ancora all’ordine del giorno. Un annuncio che ha provocato l’immediato slittamento dell’udienza di merito.

«Un rinvio tecnico», lo definisce il presidente del Tar Maurizio Nicolosi, in attesa di eventuali nuove decisioni. Nel pomeriggio, la frenata della Regione: nessuna data certa. «Prima dell’apertura dell’udienza, gli avvocati delle Pubbliche amministrazioni si sono consultati sulle voci che sono circolate negli ultimi giorni circa una imminente fissazione della data del referendum da parte della Regione», si legge nella nota, «in aula, l’avvocato della Regione ha rappresentato questa ipotesi, al fine di poterne verificare la fondatezza, essendo la prima seduta di giunta regionale in calendario per il 6 marzo prossimo». Tant’è è arrivato il rinvio, che piace al fronte degli unionisti e non ai separatisti, che fremono.La posizione dei “no”. «Se la giunta regionale stabilirà, come annunciato in udienza dal legale della Regione, la data della consultazione, impugneremo subito il provvedimento e chiederemo la riunione della discussione con il procedimento in corso.

La legge Delrio che ha costituito le città metropolitane», spiega l’avvocato Chiaia, per la Città metropolitana, «prevale sulla legge regionale, per quanto riguarda le procedure sulla separazione del Comune capoluogo. Non può essere quindi la Regione a decidere sulla meritevolezza del referendum e tantomeno la data. In ogni caso, ad essere chiamati alle urne dovrebbero essere tutti i residenti della Città metropolitana, non solo i cittadini del Comune di Venezia».

Posizione confermata anche dall’avvocato civico del Comune, Iannotta. Separatisti, divisi. «La Regione ha annunciato in udienza che il presidente Zaia indirà il referendum nella riunione di giunta del 6 marzo», commenta l’avvocato Marco Sitran, portavoce del comitato per la separazione di Venezia, «se Zaia manterrà le promesse, il sindaco Brugnaro ricorrerà: insisteremo affinché il Tar si pronunci subito per l’inammissibilità dei ricorsi. La diversa procedura di scorporo del Comune prevista dalla legge Delrio si applica solo nel caso in cui lo statuto della città metropolitana preveda l’elezione diretta di sindaco e consiglieri metropolitani.

Invece, a Venezia, Brugnaro ha relegato la Città Metropolitana a ente di secondo livello: eletto dagli eletti. Proprio quel carrozzone all’italiana che voleva evitare. Gli si ritorcerà contro». Il Movimento Autonomia di Mestre – per voce dell’avvocato Stefano Chiaromanni – «manifesta il proprio disappunto per la condotta processuale di Regione, Comune e Città metropolitana, che hanno ottenuto un rinvio al 21 marzo. Da Comune e Città metropolitana era lecito attendersi la paura di perdere il ricorso. Ma la Regione diceva di attendere una pronuncia dei giudici per poter indire il referendum: e ora chiede di rinviare la discussione al Tar in attesa del referendum?! Ci attendiamo a questo punto che per ostacolarci fissi la data a Ferragosto, Natale o con la Vogalonga! Nonostante gli inciuci, saremo pronti per vincere».

A.C.M.