In Regione poltrone su e poltrone giù

Con l’avvio della maratona sull’autonomia è iniziato l’ingorgo istituzionale di fine anno a Palazzo Ferro Fini. Ma oltre al progetto di legge statale finalizzato alla trattativa con il governo, e al di là della sessione di bilancio, a tenere inchiodati i consiglieri regionali sarà anche il rinnovo dell’ufficio di presidenza e delle commissioni, con cariche che valgono indennità di funzione da 2.100 a 2.700 euro mensili. Una doppia scadenza che il regolamento dell’assemblea legislativa fissa a trenta mesi dalle rispettive elezione e costituzione, avvenute fra giugno e luglio del 2015, motivo per cui i due termini sono stati messi in calendario per il 28-29 novembre e per l’8-9 gennaio prossimi.

In questi due anni e mezzo è cambiata parecchio la fisionomia del parlamentino del Veneto. Soprattutto negli ultimi mesi si sono registrate scissioni e fluttuazioni, alcune solo di forma, altre più di sostanza. Stefano Valdegamberi è uscito dalla lista Zaia Presidente per fondare il gruppo Misto, dove si è trovato in curiosa coabitazione con Piero Ruzzante, che nelle stesse ora lasciava il Partito Democratico per aderire ad Articolo 1. La Lista Tosi si è dissolta, con Stefano Casali e Andrea Bassi che hanno fondato Centro Destra Veneto insieme a Fabiano Barbisan (che nel frattempo si era spostato dalla compagine zaiana), mentre Maurizio Conte ha istituito Veneto per l’Autonomia. Guardando poi alle singole votazioni, in diversi casi si sono registrate oscillazioni dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza. Ad esempio spesso il centrodestra si è ricompattato in formula allargata, mentre un esponente eletto a supporto del centrosinistra, com’è Pietro Dalla Libera di Veneto Civico, più volte si è espresso in controtendenza.

A fronte di questo scenario, è scattato il conto alla rovescia per le manovre. Finora tra i gruppi non si è tenuto alcun incontro ufficiale. Ma siccome manca un mese al primo giro di valzer, quello riguardante l’ufficio di presidenza, benché informali i primi passi di danza sarebbero già iniziati. Si tratta di cinque poltrone, di cui tre riservate alla maggioranza e due all’opposizione. Fuori discussione è la riconferma del leghista Roberto Ciambetti a presidente. In ballo sono invece i due posti da vice (attualmente il forzista Massimo Giorgetti e il dem Bruno Pigozzo) e gli altrettanti ruoli da segretario (al momento Antonio Guadagnini e Maurizio Conte). Secondo voci di Palazzo, proprio questi ultimi sarebbero i due nomi maggiormente in bilico: l’uno per gli slanci indipendentisti, l’altro per il fatto di essere in avvicinamento a Forza Italia.

Come si comporteranno le varie forze? «Dovremo fare un ragionamento complessivo, che tenga conto pure del rinnovo delle commissioni», dice Stefano Fracasso, capogruppo del Pd. «Non abbiamo ancora affrontato la questione afferma Silvia Rizzotto, leader degli zaiani ma posso garantire che la maggioranza è compatta, anche in relazione a Forza Italia».

 

 

A.V.