Rifiuti, scuola, sanità: cosa cambia

Addio alla spesa storica, ma servirà un anno per stabilire fabbisogni e costi standard

Accordo storico o primo passo da perfezionare? Se sulla sanità il Veneto potrà siglare dei contratti integrativi per i medici nelle aree disagiate di montagna e cambiare il regime degli specializzandi, per la scuola si annunciano novità altrettanto positive perché tutta la manutenzione edilizia potrà essere gestita da Palazzo Balbi con un fondo ad hoc, mentre ora è frammentata tra le Province e i Comuni.Il patto Governo-Regioni firmato a Palazzo Chigi cancella il criterio della spesa storica, in vigore dal 1977, e introduce il principio dei fabbisogni e dei costi standard. Il passaggio chiave sta a pagina 8, articolo 4, quando si fa riferimento alle risorse che verranno «determinate da un’apposita commissione paritetica Stato-Regione» mutuata dal Trentino Alto Adige.

Si parla di «compartecipazione o riserva di aliquota al gettito di uno o più tributi erariali maturati, tali da consentire la gestione delle competenze trasferite, in coerenza con quanto disposto dall’articolo 119, IV comma della Costituzione». Su questo passaggio chiave, il team di costituzionalisti veneti, con Mario Bertolissi e Luca Antonini ha lavorato giorno e notte d’intesa con Bressa per “far cadere il muro” del Mef, mentre la questione risorse è stata affrontata dai docenti Andrea Giovanardi e Ludovico Mazzarolli.

Firmato il patto, nella sede romana del Veneto in via del Tritone, i dirigenti regionali Mario Caramel, Maurizio Gasparin ed Ezio Zanon hanno spiegato quali saranno i vantaggi. Il passaggio dalla spesa storica ai costi e fabbisogni standard si deciderà nell’arco di un anno sulla base della popolazione residente e del «gettito dei tributi maturati nella regione».

Ambiente. Se Zaia in Consiglio regionale ha dato un 6 risicato al negoziato, il testo approvato a Roma segna un netto passo avanti per quanto riguarda la disciplina dei rifiuti, la prevenzione e il ripristino ambientale che vede la connessione tra territorio che subisce il danno e risarcimento dea versare. Cambiano la gestione delle procedure di bonifica dei siti inquinati e una serie di funzioni amministrative sugli scarichi e tutela delle acque.Sanità. Cambiano le norme di assunzione del personale e potranno essere superati i vincoli di spesa, con accordi ad hoc per la libera professione e per le aree disagiate di montagna. Capitolo specializzandi: la Regione potrà avviare nuovi percorsi per i contratti a tempo determinato, definiti di “specializzazione lavoro”. Ampia autonomia alla governance delle Usl e agli enti del servizio sanitario regionale, in tema di tariffe e di compartecipazione alla spesa sanitaria, con i fondi integrativi. Gli 8 articoli di legge dell’allegato “salute” sono stati promossi con 7.

Lavoro. Bocciata la richiesta della Cassa integrazione regionale, che l’assessore Elena Donazzan aveva quantificato in oltre 5 miliardi di euro. L’Inps e il Mef hanno disertato il vertice a Roma, mentre nei tre articoli del protocollo, si fa riferimento a «nuove competenze legislative sull’ispettorato del lavoro e si riafferma uno standard elevato di matrice europea da agganciare a risorse finanziarie congrue e stabili».

Istruzione. Bocciato il passaggio del personale dal Miur al Veneto, restano aperte diverse finestre operative: la giunta Zaia potrà attivare un fondo per superare le attuali gravi carenze di organico e assumere insegnanti e personale Ata nelle scuole. Cambia il regime tra istruzione e formazione professionale con corsi ad hoc d’intesa col Miur e gli istituti superiori. Una flessibilità che vale anche per le università: dopo il modello Treviso, i corsi di laurea potranno essere finanziati anche dalla Regione, ovviamente dopo l’ok degli atenei di Padova, Verona e Venezia.Europa.

Da riscrivere invece l’«addendum» sui rapporti con l’Ue. Il ministro Livio Paladin, maestro di Bertolissi, Antonini e Mazzarolli, negli anni Ottanta aveva stabilito che le Regioni potessero trattare direttamente con l’Unione Europea senza la mediazione del ministero. In ballo ci sono i fondi strutturali, una vera manna dal cielo: il Veneto è in testa alle classifiche degli investimenti ma nel negoziato con Bressa chiedeva di allargare i suoi poteri anche alla fase della programmazione, di poter esercitare un ruolo politico più netto. Porta sbarrata. Gentiloni e Alfano hanno puntato i piedi. Forse conviene riprovare con Antonio Tajani: se diventerà premier, come Berlusconi auspica, basterà farsi consegnare le chiavi per “scardinare” i trattati che stanno alla base dei rapporti tra governo e Ue. Sarà davvero così semplice? Dal 4 marzo, la partita si riapre. Ma il Veneto ha già tagliato il primo traguardo.

A.V.