Rischio paralisi per il centrodestra in Fvg

Braccio di ferro Lega e FI per la leadership mentre torna la Guerra

Se la situazione non è da psicanalisi poco ci manca. Il centrodestra in Friuli Venezia Giulia sembra essere ormai in preda di un esasperato masochismo della serie ” come farsi del male e vivere felici ” poichè goda nel giocare a perdere dato che a poco più di due mesi dal 29 aprile, ovvero da quella che sembra possa essere la data in cui si andrà a rinnovare il consiglio regionale (a proposito della data, mentre la giunta Serracchiani deve ancora fissarla ufficialmente, giusto per non farsi mancare nulla dal centrodestra gli esponenti di Fratelli d’Italia si sono detti preoccupati per il “ponte” festivo che potrebbe tenere lontani dalle urne gli elettori – sigh ! – hanno proposto di anticipare la scadenza al 22……), sta ancora litigando nell’individuare la figura da proporre per la presidenza della regione.

Fino ad un mese fa pareva che fosse già tutto definito e che spettasse a Forza Italia con Riccardo Riccardi il compito di guidare la coalizione, ma nei giorni successivi tutto è ritornato in alto mare, complici in parte le candidature per le elezioni politiche ma, soprattutto, l’intransigenza della Lega che attraverso il suo segretario regionale Massimiliano Fedriga (peraltro ricandidato alla Camera e con forti aspirazioni per un possibile ruolo di governo se Berlusconi, Salvini e Meloni dovessero spuntarla il 4 marzo) ha tirato il freno rimandando ogni scelta alla scadenza per il rinnovo del Parlamento.

C’è evidentemente nella Lega la convinzione che i risultati possano essere determinanti per la decisione che, di contro, Forza Italia vorrebbe invece venisse fatta già in questo mese, senza perdere altro tempo dato che il centrosinistra – che pure ha le sue gatte da pelare anche se Sergio Bolzonello sta girando in lungo e in largo per la regione a farsi la campagna elettorale senza badare a quel che succede alla sua sinistra – potrebbe recuperare, stante l’incertezza sia del centrodestra che del Movimento 5 Stelle, i punti che attualmente avrebbe in meno nei sondaggi al punto da trovarsi, suo malgrado, a vincere. Praticamente se così dovesse avvenire si ripeterebbe una situazione pressochè simile a quella di 5 anni fa quando Renzo Tondo perse la poltrona per cause proprie e della coalizione, lasciando via libera a Debora Serracchiani che non era certamente favorita, anzi.

Fedriga ha affidato a Maurizio Bait del Gazzettino le motivazioni delle posizioni leghiste correlate, a quanto da lui affermato,sia a certe scelte fatte in alcuni collegi per le politiche da parte di Forza Italia, che il segretario della Lega non avrebbe ritenuto ideali per vincere con sicurezza, e sia alla necessità di ampliare la rosa dei candidati per la presidenza,”senza mettere veti – ha precisato al quotidiano – su Riccardi ma chiedendo di valutare una terna di nominativi per poter scegliere insieme quello vincente “.

Forza Italia, che intanto se la deve vedere con i mal di pancia interni conseguenti alle esclusioni di Stefano Balloch, Elio De Anna e Massimo Blasoni per le politiche, attraverso la sua coordinatrice Sandra Savino ha invece respinto tale proposta, ribadendo che “il nostro candidato era e rimane a tutti gli effetti Riccardi “, aprendo di fatto un braccio di ferro che potrebbe addirittura portare ad una clamorosa rottura, ipotesi alla quale, a dire il vero, credono in pochi.

“Non credo che possa avvenire questo – commenta da osservatore esterno l’ex vicepresidente della regione Gianfranco Moretton – e potrebbe anche essere una strategia studiata a tavolino per aumentare i consensi. Ai tempi del centrosinistra, nella Prima Repubblica, Dc e Psi duellavano tra loro per catturare più voti e questo potrebbe essere ora quello che sta avvenendo tra Lega e Forza Italia con i leghisti che vogliono prima misurarsi alle politiche, diversamente dai forzisti che forse sono timorosi dei risultati del 4 marzo in ambito regionale. In quanto al candidato alla presidenza – dice – meglio metterlo nello agone elettorale nel tempo giusto per non logorarlo”.

Se così fosse sarebbe una strategia da un lato spiegabile ma dall’altro alquanto azzardata, con il nome di Riccardi che sembra essere però già bruciato, tant’è sul piatto c’è sempre il nome di Manuela Di Centa, figura sempre gradita a Silvio Berlusconi, oltre a quello di Sergio Bini, attivissimo con il suo Progetto Fvg che, oltre ad essere gradito a Fedriga, gode della forte sponsorizzazione di Ferruccio Saro, l’eterno “grande tessitore” che continua con le sue manovre a scompaginare le carte in casa del centrodestra, al punto da definire già “virtualmente archiviato” il capogruppo di FI, organizzando nel contempo in quel di Martignacco, ovvero a casa sua, per lunedì un “confronto sul futuro dell’Italia e della regione” che avrà come protagonisti Massimiliano Fedriga e Tommaso Cerno, quest’ultimo capolista in Fvg al Senato per il Pd, dopo aver diretto Messaggero Veneto, Espresso e, quale condirettore, Repubblica.

Sulla scena politica regionale, nel frattempo, è stata ufficializzata da parte dei Verdi la candidatura per la presidenza di Alessandra Guerra – che era stata già anticipata ufficiosamente alla fine della scorsa estate – la quale ritorna protagonista dopo una decina di anni di assenza quando, dopo aver lasciato la Lega, con cui aveva condiviso un lungo percorso tanto da guidare la regione negli anni ’90, successivamente alla sconfitta nel 2003 con Riccardo Illy che fu traumatica per tutto il centrodestra, decise di tornare a vita privata, pur avvicinandosi al centrosinistra e, in particolare, al Pd.

“Alessandra Guerra – è stato spiegato in una nota dai Verdi – ha deciso di sposare il nostro progetto politico. Ovviamente rimarrà totalmente libera, senza tessera del partito. Abbiamo atteso oltre quattro mesi un incontro con il candidato del centrosinistra Sergio Bolzonello, da noi mai richiesto ma sbandierato ai quattro venti ai mass media, ma l’arroganza e la maleducazione politica continua a far parte del dna della dirigenza di questo centrosinistra.

Abbiamo sperato fino all’ ultimo che si potesse presentare la nostra candidata come punto di riferimento di una grande coalizione con la parte sana degli schieramenti di centrodestra e centrosinistra. Invece la mancanza di rispetto nei nostri confronti è un segnale molto chiaro, e alle parole non si è mai voluto passare ai fatti. Quindi abbiamo deciso di andare avanti per la nostra strada, da soli, senza soldi, ma con la grande forza delle idee, della libertà che abbiamo.”

Difficile ora capire quale potrà essere l’impatto e il conseguente risultato dell’ex Lady leghista e paladina degli autonomisti, ma di certo la sua è una candidatura destinata a scompaginare ulteriormente lo scenario e non è escluso che sia da un versante che da un altro non ci possano essere dei tentativi per possibili alleanze, anche se sembra essere difficile che quantomeno nel centrodestra ciò possa avvenire proprio per il modo brusco con cui la Guerra sbattè le porte andandosene dalla Lega e, nello stesso tempo, il Forza Italia sono ancora molti che si ricordano le forzature fatte sul suo nome nel 2003 da coloro che vennero definiti da Sergio Cecotti “i visitors romani” per imporla rispetto a Renzo Tondo e la successiva consegna della regione al centrosinistra.

Ora come ora, quindi, i giochi, che fino a non molto tempo fa pareva potessero essere chiusi, sono tutti aperti e non ci resta che attendere gli ulteriori sviluppi, pur nel contesto della campagna elettorale per le politiche che, chissà, potrebbe pure riservare qualche, anche se poco probabile,colpo di scena.

Lucio Leonardelli