Una rosa contro le aperture festive dei centri commerciali

Una rosa e una poesia che vanno molto al di là dei singoli oggetti. È il regalo fatto dal segretario regionale Monica Zambon della Filcams CGIL Venezia, in collaborazione con gli studenti delle medie superiori di Mestre e Venezia e dell’UDU ( l’Unione degli universitari). L’iniziativa denominato “Primo con il pane e le rose”  è venuta dalle ragazze e dai ragazzi delle scuole come forma di pacifica protesta contro le aperture dei centri commerciali durante le feste. «La nostra è una protesta” forzata” contro le aperture dei centri commerciali durante i giorni festivi – sottolinea Monica Zambon – in particolare durante le feste comandate. Oggi abbiamo voluto regalare una rosa e una poesia a chi, invece di godersi la famiglia, sta lavorando.

Il dono più bello?  Il sorriso donato dai commessi al momento di ricevere questa rosa rossa, indifferentemente fosse un maschio o una femmina. Siamo partiti dalla Nave de Vero e poi siamo arrivati al centro alle Barche».

Gli studenti che hanno avuto l’idea spiegano il perché di questa scelta. «Abbiamo coperto un’intera città, partendo dal centro commerciale in periferia per arrivare a quello in centro città. Vorremmo ricordare che una decisione della Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante il contratto, ci si può rifiutare a lavorare nei festivi e che rispetto all’anno scorso tutti i centri oggi sono aperti. I giorni festivi servono a godersi la vita. Per noi è stato un gesto istintivo, nato per caso e subito appoggiato dalla CGIL. Magari un giorno lavoreremo anche noi in questi posti e la giornata di festa è un nostro diritto. Altre città come Treviso hanno adottato questa forma di protesta ma sarebbe da estendere a tutti i comuni».

A chiudere Caterina Boato,  segretaria Filcams CGIL Venezia. «Siamo qui per dare una mano e una rosa a chi lavora contrastando un trend in crescita. Se l’anno scorso alcuni avevano chiuso, stavolta i centri sono tutti aperti eccezion fatta per la  Coop 3.0 che ha deciso di restare chiusa e mantenere la sua integrità e alla quale va il nostro ringraziamento. Venezia è un caso a parte e al limite; i negozi restano aperti perché la città ora trabocca di turisti. La cosa che più mi ha stupita è vedere che mentre consegnavamo le rose c’era solo disinteresse da parte dei clienti mentre i commessi hanno reagito con un sorriso, un abbraccio e solidarietà verso gli studenti. Alcuni avventori, invece, si sono scusati per essersi fatti trovare a fare la spesa il primo maggio». E pensare che oggi sarebbe stata la loro festa.

A.C.M.