Ruzzante (LeU) propone il modello Emilia Romagna ma Coletto boccia la proposta

Sanità, liste d'attesa lunghe. «Visite private da fermare»

Le liste d’attesa della sanità, la crisi Acc a Mel, i pescatori di Pila in rivolta, i treni in ritardo sulla Padova-Calalzo e i fondi strutturali dell’Ue che rischiano di sparire con la Brexit. Consiglio regionale veloce, con Graziano Azzalin (Pd) che va all’assalto di Zaia al grido di «il presidente pensa solo al Prosecco con la tutela Unesco e trascura il Polesine. Vergogna. A Pila la Lega ha raccolto 178 voti, il Pd 10 e quindi non difendo i miei interessi elettorali ma la dignità dei pescatori».Tumulti e urla in aula.

Silvia Rizzotto e l’assessore Elisa De Berti ribattono con veemenza e la mozione di Azzalin viene bocciata. Ad aprire il fuoco contro la giunta, alle 2 del pomeriggio, ci pensa Piero Ruzzante (LeU) che porta in aula lo scandalo delle liste d’attesa all’Azienda sanitaria di Padova, smascherato da “Petrolio” di Rai1. Al di là dell’inchiesta penale, c’è il dato generale che invita a riflettere: piuttosto che attendere mesi e mesi per una visita, i pazienti scelgono il privato.

Ruzzante una soluzione ce l’ha: «L’Emilia Romagna ha stabilito che un medico non può esercitare l’attività intramoenia in presenza di una lista d’attesa troppo lunga per quella patologia, credo che anche il Veneto debba seguire una procedura analoga perché ci sono tempi scandalosi» dice Ruzzante.

 

 

Luca Coletto risponde con dovizia di particolari, parla 5 minuti per ricordare le norme nazionali e le delibere regionali, le 4 classi di urgenza, il numero verde per segnalare i disagi e l’apertura fino alle 23 degli ambulatori tre giorni alla settimana proprio per accorciare i tempi. Ma il passaggio chiave è altrettanto netto: nessun cambio di rotta, il Veneto non è l’Emilia anche se «ribadisco che l’attività di intramoenia non deve fare concorrenza a quella pubblica». Stop.

Ruzzante, insoddisfatto, va alla carica: «Centinaia di persone si lamentano, i buoni intenti di Coletto si scontrano con una realtà diversa, ci vuole il coraggio di cambiare. Ho visto i redditi dei medici che esercitano l’intramoenia e c’è da riflettere. Va bloccata l’attività privata se le liste d’attesa sono troppo lunghe».

Si passa alle mozioni. Franco Gidoni (Lega) raccoglie il consenso unanime su un documento che invita la procura di Pordenone a non archiviare l’inchiesta sul fallimento della Acc Compressor di Mel, la fabbrica di compressori passata dall’Electrolux a un gruppo cinese. Il fallimento è costato oltre 400 milioni di euro, più o meno quanto lo Stato ha speso per ricostruire Longarone dopo il disastro del Vajont: nel 1972 erano 1050 miliardi di lire, ha ricordato Gidoni. Voto unanime. Fuochi d’ artificio, invece, sui pescatori di Pila. La mozione Azzalin ( Pd) sostenuta da Patrizia Bardelle (M5S) voleva trovare i fondi per rendere agibile l’uscita a mare della bocca sud della laguna del Barbamarco a Pila.

 

Corazzari e l’assessore De Berti hanno ribadito che i 450 mila euro stanziati dalla giunta Zaia sono più che sufficienti. «Ma è meno di quanto si è speso per presentare la candidatura all’Unesco delle Colline del Prosecco, la vera priorità della Regione» ha urlato un deluso Azzalin. Il colpo di grazia arriva da Berlato: «Con il parco del delta del Po avete salvato la nutrie e i gabbiani invece che i pescatori…».

C.C.