Sanità, modello veneto contro il super ticket nazionale

Basta super-ticket nazionale in sanità, quello introdotto dalla Finanziaria del 2011 e che vale 10 euro per tutti i cittadini. E non solo quello, ma anche tutti i ticket che riguardano la salute dei contribuenti. Non si può fare? Non la pensa così Luca Zaia, governatore della Regione Veneto. Il leghista ne è così convinto che ha offerto la collaborazione tecnica dei responsabili degli uffici regionali al governo e anche alle altre amministrazioni territoriali italiane per dimostrare che l’operazione è possibile Zaia lo ha detto chiaro e tondo, ieri a Roma, guardando negli occhi i ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e della Salute, Beatrice Lorenzin, e i magistrati della Corte dei Conti in occasione della presentazione del Rapporto 2017 sul Coordinamento della Finanza Pubblica della magistratura contabile.

Il governatore parte da un presupposto: “Se tutte le Regioni applicassero il sistema di gestione del Veneto, la sanità nazionale potrebbe arrivare a risparmiare 7 miliardi e 567 milioni di euro l’anno”. E poi ha messo sul tavolo una raccolta di dati per rafforzare l’idea. “Tutti sappiamo – ha argomentato – come a livello nazionale molte cose non funzionino, come ci siano vistose e pesanti disomogeneità tra le varie realtà, come l’89% del buco sanitario nazionale sia da imputare a sole cinque Regioni (Campania, Sicilia, Basilicata, Lazio e Puglia, ndr.) che, oltre a creare deficit, curano male spendendo troppo ed esportano pazienti in altri territori con costi che deve pagare l’intera collettività”. Con tanto di tabella, che nei prossimi giorni arriverà alla ministra Lorenzin spedita dal Veneto, ha dimostrato come è possibile applicare in tutta Italia i criteri di gestione della sanità veneta. Intanto, “con il nostro sistema” l’Italia potrebbe risparmiare un miliardo e 350 milioni di spesa farmaceutica “solo applicando l’appropriatezza che abbiamo raggiunto”; 4 miliardi sui costi giornalieri di ricovero; un miliardo e 400 milioni sulle gare d’appalto; 800 milioni sulla gestione dei ticket; 17 milioni di spesa per il personale “utilizzando la nostra gestione informatizzata che costa pochi centesimi a posizione”. Inoltre, a detta di Zaia, si avrebbe un milione di ricoveri in meno con 10 milioni di giornate di degenza risparmiate e servirebbero 21 mila posti letto in meno. E, ovviamente, “senza rinunciare all’alta qualità delle cure, che peraltro è universalmente riconosciuta al Veneto”.

Ma su cosa si basa l’azione proposta? Intanto, dalla virtuosità finora dimostrata dal sistema veneto nonostante i continui tagli della spesa sanitaria. Quest’anno la regione ha risparmiato 8 milioni agendo sulla spesa sanitaria; 123 milioni in meno grazie agli acquisti centralizzati, nell’ambito dei quali sono state aperte 31 procedure per un valore di 730 milioni; un altro milione e mezzo risparmiato con le gestione informatizzata del personale. E sulla farmaceutica, ha rimarcato il governatore, “non si dimentichi che Il Veneto è l’unica Regione a Statuto ordinario a rispettare i parametri imposti a livello nazionale”.

Tanto è sufficiente per sostenere la richiesta di abolire il super-ticket nazionale di 10 euro e di tutti i ticket che ogni regione ha deciso di applicare (“Da noi in Veneto non ce ne sono, meglio ci sono solo quelli imposti dal governo nazionale”).

Giorgio Gasco