Santa Maria di Sala e l’ambiente

Riportiamo quanto segue dal comunicato stampa ricevuto

Apprendiamo dall’articolo di domenica 2 aprile de ”Il Gazzettino” che, oltre alle chiacchiere autoincensanti del Sindaco, viene riproposta la dicotomia fra lavoro e ambiente.

Proprio così, a S.Maria di Sala, anche nel 2017, se ne parla come di due ambiti in contrapposizione fra loro: se si vuole il lavoro allora bisogna mettere in secondo piano l’ambiente.

Dichiarato candidamente, come se S.Maria di Sala fosse un’isola, come se il ‘diluvio’ non incombesse, come se non ci fossero gli accordi sul clima, come se il territorio non avesse già importanti fragilità idrogeologiche, come se il suolo fosse un risorsa rinnovabile, come se l’aria che respiriamo fosse di ottima qualità, come se il sistema viario non desse alcun problema di inquinamento, di sicurezza stradale, di vivibilità per i residenti, insomma come se non ci fosse un domani per il nostro territorio.

La cultura del fare(a tutti i costi, a volte, da queste parti) insegna che a fare le cose bene o male si impiega lo stesso tempo.

Dove si rinuncia a sostenere un’economia che rispetta l’ambiente poi, spesso, si finisce col percorrere la strada del meno peggio e si arrivano a barattare i diritti e la salute.

Si può accettare che il Sindaco (cioè il garante della condizione di salute dei cittadini e della salubrità ambientale) possa esprimersi in questo modo?

Certamente NO.

Qualche giorno fa, infatti, abbiamo dato dei ragguagli su cosa può fare un sindaco per favorire la creazione di posti di lavoro, per un’economia sostenibile, green, ad alto contenuto tecnologico : guardare alle esperienze di altre città e provare a replicare i modelli migliori o maggiormente adattabili alla nostra realtà produttiva e commerciale. (Può essere utile leggere“La nuova geografia del lavoro” di Enrico Moretti per approfondire)

Come si sa, i distretti non sono invincibili. Dipendono da alcune aziende capofila e dalla loro capacità di restare innovative o dall’arrivo di nuove generazioni di aziende innovative capaci di riempire il vuoto lasciato da quelle precedenti.

Oggi per attrarre ricchezza in una città (e quindi generare buoni posti di lavoro) la città deve favorire lo sviluppo e l’insediamento di aziende capaci di fare innovazione di valore per i propri clienti, attraverso un uso intensivo della componente umana, della creatività e dell’ingegno.

La difficoltà per una comunità, e per un sindaco, è quella di individuare imprenditori ed

imprese promettenti di cui facilitare l’insediamento nel proprio territorio. E non sono pochi

i casi di insuccesso da parte delle municipalità che ci hanno provato.

I successi tuttavia esistono e sono quelli in cui le facilitazioni sono state rivolte ad aziende dotate di capacità di fare innovazione di valore per i propri clienti, e al contempo dotate di un vantaggio competitivo difficile da replicare per i concorrenti.

Su questa e altre questioni – come la salvaguardia dei piccoli commercianti e delle botteghe artigianali di quartiere che non investono solo il tema del commercio, ma anche quelli della sicurezza , dell’ambiente e della socialità – vorremmo si aprissero dei dibattiti fra i cittadini e l’amministrazione. Su tutto ciò che attiene a #cosedifuturo.

Le battaglie su chi ha la scuola più grande o la pista ciclabile più lunga le lasciamo volentieri al cdx e ai ”tennici” da bar.

Possibile Salese