Sappada fa i bagagli e se ne va dal Veneto con l’esultanza del Fvg

Mentre Luca Zaia incassa il colpo in attesa dell'autonomia

Inquadrare il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia è tutt’altro che facile: un “atto di giustizia” come lo ha definito Debora Serracchiani o una “amputazione” per usare la definizione usata da Luca Zaia ? Oggettivamente vien da dire che hanno ragione entrambi, anche se la fine di questa tormentata vicenda era, di fatto, già scritta e bastava solo attendere, ancorchè per i sappadini l’attesa durasse ormai già da troppi anni.

Tutto infatti ebbe inizio nel luglio 2007 allorchè il consiglio comunale decise di indire un referendum popolare per il passaggio alla regione autonoma del Friuli Venezia Giulia. Ciò a seguito di una richiesta sottoscritta da oltre 400 cittadini basata su motivazioni geografiche, storiche e culturali.

D’altro canto la storia è alquanto tormentata per Sappada (Plodn nel dialetto tedesco, Bladen in tedesco, Sapade o Ploden in friulano e Sappada in ladino), realtà di circa 1.300 abitanti inclusa nella provincia di Belluno, dove sorge il fiume Piave, nell’estremità nord-orientale delle Dolomiti, al confine tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Austria, che, dopo aver fatto parte dal 1400 alla Serenissima Repubblica di Venezia e successivamente, dopo una breve parentesi di dominazione francese, dal 1814 dell’Austria, fu parte della provincia di Udine per passare nel 1852 a quella di Belluno che a sua volta, qualche anno dopo, venne annessa all’Italia.

 

Una località che ha sempre rappresentato una sorta di “isola germanofona” dove si è parlato e si parla un dialetto austriaco-bavarese, ancorchè il veneto e il friulano siano due dialetti altrettanti usati sul territorio, conosciuto peraltro soprattutto come meta turistica, sia invernale che estiva.

Ebbene, il referendum venne votato nel marzo del 2008 e il 95 per cento degli elettori votò a favore dell’annessione (su un totale di 1.199 aventi diritto al voto, andarono a votare 903 elettori e cioè il 75,3 per cento: di questi votarono per il sì in 860 e per il no in 41). Fu da quel giorno che prese quindi il via il percorso previsto dalla Costituzione che, superati gli scogli dei pareri – entrambi favorevoli rispetto alla richiesta – delle due regioni, ha portato le attese dei sappadini all’attenzione del Parlamento le quali hanno visto il definitivo accoglimento nel pomeriggio di mercoledì scorso.

E dire che tutto pareva ormai dovesse slittare ancora in quanto, dopo che il 21 settembre il Senato aveva approvato il testo proposto dalla Commissione affari costituzionali per il via libera al cambio di regione, tutto si era bloccato, fino all’accelerazione data però in questi ultimi giorni, soprattutto dal capogruppo Pd alla Camera Ettore Rosato che ha gestito, da abile ex democristiano,con grande intelligenza tattica i lavori, facendo sì che venissero superati anche gli ultimi tentativi del fronte veneto per evitare che si arrivasse a votare definitivamente il testo, con un risultato pressochè inequivocabile.

A votare a favore sono stati Partito Democratico, Lega Nord, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle, Alternativa popolare e Sinistra Italiana. Si sono astenuti, invece, il Movimento democratico progressista e Forza Italia, che hanno eccepito sulle conseguenze del voto e sulla correttezza dell’iter legislativo, con diversi deputati eletti in Veneto che hanno votato inmaniera difforme rispetto alle dichiarazioni di voto dei propri partiti di appartenenza.

Singolare il saluto con cui l’esponente friulano di democrazia Solidale-Centro Democratico Gianluca Gigli ha salutato i suoi nuovi corregionali con un “Mandi Sapade! Benrivât tal Friûl. Hallo Plodn! Zurück in Friaul. Ciao Sappada! Bentornata al Friuli, la Patrie dal Friûl da cui sei stata ingiustamente separata nel 1852.”.

I commenti, peraltro, sul versante del Fvg sono stati molteplici, tutti entusiasti e, soprattutto, politicamente trasversali. “Oggi vincono la democrazia, i cittadini e la buona politica. Dopo dieci anni di attesa e non pochi tentativi di resistenza, Sappada torna in Friuli Venezia Giulia: il voto di oggi è il giusto riconoscimento della volontà della comunità sappadina, che non poteva essere mortificata” : ha affermato l’europarlamentare del Pd Isabella De Monte è stata prima firmataria della proposta di legge quando era al Senato.

A farle da contraltare è stata la senatrice veneta di fede tosiana Raffaela Bellot, prima firmataria del Disegno di Legge alla Camera la quale, dopo il voto, ha commentato dicendo che “capisco che è un duro colpo per il Veneto e certo da veneta guardo con tristezza una delle nostre perle che se ne va. Ma Sappada oggi è la voce squillante che ci dice che la democrazia non è morta e riporta la classe politica e dirigente con i piedi per terra: mai dimenticare che siamo eletti come rappresentanti della volontà popolare. Sappada oggi ha dato a tutta Italia una grande dimostrazione di democrazia e a chi deve produrre risposte una sonora sveglia.”

Ora comunque per l’effettivo cambio di regione serve ancora del tempo in quanto devono esserci la firma del Capo dello Stato, la pubblicazione nella gazzetta ufficiali e i relativi decreti attuativi, mentre si prodfilano già le ipotesi di possibili ricorsi alla Corte Costituzionale, come quello annunciato dall’esponente Pd Simonetta Rubinato, per cui non è escluso che il percorso possa essere ancora accidentato e irto di ostacoli.

Luca Zaia, dal canto suo, ancorchè deluso da come sono andate le cose, ha rilevato attraverso la sua pagina fb che “a quanto pare, la scelta di Roma è quella di usare come cura l’“amputazione” anziché l’autonomia di tutto il Veneto. Oggi se ne va Sappada, domani sarà Cortina d’Ampezzo, poi chissà… Di questo passo daremo uno sbocco al mare al Trentino. Si continua a banalizzare, quando bisognerebbe, invece, riconoscere che la questione veneta è cruciale. Il Veneto, infatti, è l’unica regione a confinare con due regioni a statuto speciale. Da anni i comuni che ci chiedono di andarsene lo fanno solo verso Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, mentre nessuno ci chiede di passare in Lombardia o in Emilia-Romagna. Roma deve iniziare a chiedersi il perché”.

Considerazioni amare che sarà interessante capire come si concilieranno il prossimo 20 maggio allorchè ci sarà la tappa del Giro d’Italia Tolmezzo – Sappada per la quale, beffa nelle beffe, il Veneto aveva assicurato i relativi finanziamenti, ma, a questo punto, vien facile pensare che potrebbe esserci una retromarcia e tutto ricadrebbe sulle spalle del Friuli Venezia Giulia che, guarda caso, proprio in quei giorni probabilmente andrà al voto per il rinnovo del Consiglio regionale e per il quale,chissà, potrebbero già votare i neo abitanti della provincia di Udine.

E chissà se questo sarà pure un argomento da campagna elettorale dopo che Debora Serracchiani , forse in modo troppo imprudente, ha subito dichiarato che “aver conseguito questo risultato è una delle gratificazioni profonde di questa mia legislatura”.

Il suo collega veneto intanto si appresta ad affrontare la prima seduta del tavolo di trattativa tra la Regione Veneto e il governo (ironicamente rappresentato dal bellunese Gianclaudio Bressa, ora trentino d’adozione, in qualità di Sottosegretario agli Affari regionali) sul tema dell’autonomia che si terrà il 1° dicembre in quanto, inizialmente fissato al 23 novembre, è stato spostato a causa dell’improvvisa scomparsa del docente Carlo Buratti, economista e membro del pool scelto da Zaia.

In terra veneta però potrebbe profilarsi un “Sappada bis” se il voto di mercoledì dovesse smuovere anche il “dossier” di Cinto Caomaggiore, comune di 3.400 abitanti, che andò al votò ancora nel 2006 con il referendum per il cambio di regione cui rispose affermativamente oltre il 70% dei cittadini. “Capisco – dice il sindaco Gianluca Falcomer – che forse non siamo attrattivi come Sappada ma per quanto ci riguarda, al di là dei rapporti comunque buoni con la regione, la voglia di Friuli è ancora tanta e attende risposta da tempo, per cui chissà che prima della chiusura della legislatura non si concluda anche il percorso per il nostro comune, anche se – aggiunge – temo che dovremo necessariamente attendere ancora, ma noi non molliamo certamente”.

Con buona pace dell’autonomia regionale……la specialità “tira” ancora !!!!!

Lucio Leonardelli