Sappada friulana?

Il Senato ha detto sì. come sancito dalla costituzione, ora si torna alla camera poi ancora al senato e infine, finalmente, alla camera. obiettivo finale: il passaggio di Sappada dal veneto al Friuli. Alla vigilia del referendum per l’autonomia del veneto e di quello per riconoscere maggiore autonomia a Belluno (election-day il 22 ottobre), la scelta politica di dare concretezza alle richieste di distacco che vengono dalla cittadina bellunese, non è di certo in linea con la costruzione istituzionale che la regione veneto intende darsi. ma le forze centripete che insistono sull’arco alpino, e non solo, del veneto sono difficili da controllare e si basano sempre sullo stesso leit motive: “siamo lontani da Venezia, a noi nessuno pensa”.

Lamentele che ogni volta il governatore Zaia rispedisce al mittente con dati e cifre riferite ai fondi e ai progetti destinati alle aree di “periferia”. resta, non certo sottotraccia, la collocazione del veneto, stretto tra due regioni a statuto speciale dove i benefici per le attività industriali e commerciali e per i cittadini sono molto più ghiotti che altrove.

Tant’è, a dieci anni dal referendum con il quale Sappada aveva detto no all’emigrazione in Friuli, il comune ci ha riprovato ottenendo dal parlamento il secondo, dei quattro previsti dalla costituzione. come in ogni “divorzio” non tutti sono d’accordo. il testo del disegno di legge ha spaccato il gruppo autonomie. alleanza popolare ha detto sì anche se il veneto Mario dalla Tor ha ricordato come ci siano stati «ben 31 referendum per passare dal veneto al Friuli o all’Alto Adige» e che forse questo «non è il modo giusto di risolvere il problema» visto che il distacco lo si chiede essenzialmente perché alle regioni a statuto speciale arrivano molti più soldi.

Pienamente soddisfatta, invece, Debora Serracchiani (pd), presidente del Friuli Venezia Giulia: “il voto al senato ha interpretato con responsabilità e coerenza la volontà della grandissima maggioranza del popolo di Sappada, e questo atteggiamento confidiamo di ritrovare nel passaggio alla camera”. una perspicacia di Sappada riconosciuta dalla dem che definisce “il passaggio di questo comune come compimento formale di un’appartenenza identitaria, linguistica e culturale, molto forte e radicata; è la sanzione ufficiale di una lunghissima storia comune. siamo di fronte a un caso chiarissimo e pacifico, contestualizzato e analizzato in tutti i dettagli anche dal punto di vista costituzionale. non è una scaramuccia di confine tra regioni, né si rischia di aprire alcun effetto domino”.

Tutt’altro che soddisfatto Luca Zaia, il leghista governatore del veneto che non riesce a mettere la sordina al desiderio di molte aree della regioni di fare il “saldo della quaglia”. ci sono state Lamon, Sovramonte, Asiago, Conco, Enego, Foza, Gallio, Lusitana, Roana, Rotzo, Cortina d’ampezzo, Colle santa lucia, Livinallongo del Col di lana e Pedemonte infatuate dal Trentino Alto Adige; e poi la stessa Sappada e Cintocaomaggiore ipnotizzate dal Friuli. lapidario Zaia: “con il referendum del 22 ottobre per l’autonomia del veneto, i comuni di confine vorranno restare”.

Infatti il responso del senato, commenta il deputato bellunese del pd Roger de Menech, “arriva a ridosso del referendum per l’autonomia del veneto e quello per la maggiore autonomia della provincia di Belluno rispetto alla regione veneto». e ricorda che da quasi vent’anni i bellunesi chiedono alla regione veneto di attuare politiche differenziate rispetto ai territori di pianura. chiedono maggiori risorse, ma soprattutto strumenti appropriati per regolare e programmare la vita istituzionale, economica e sociale tenendo conto delle peculiarità di un territorio interamente montano. la determinazione dell’intero sistema politico e sociale bellunese ha consentito di fare qualche passo avanti, per esempio strappando alla regione il controllo dei canoni idrici. nel 2008 un referendum aveva registrato un 95% di favorevoli alla secessione.

Tutta plodn, come si chiama nel dialetto germanofono di lassù una località che fino al 1852 ricadeva sotto la provincia di Udine, da tempo rilancia le ragioni del distacco da Venezia e dell’aggregazione a trieste, ferme per mesi in un cassetto del senato. un anno fa pareva ormai fatta: il progetto di legge che recepiva l’indicazione popolare, con prima firmataria la bellunese Raffaela Bellot e relatrice la veronese patrizia bisinella (entrambe senatrici di fare!, il movimento di Flavio Tosi), aveva superato i cruciali vagli delle commissioni affari costituzionali. mancava solo l’approdo in aula, peraltro già inserito in calendario. ma il giorno prima la provincia di Belluno approvò a maggioranza un ordine del giorno a sostegno della permanenza di Sappada in Veneto. e il 16 marzo 2016 la conferenza dei capigruppo di palazzo madama, pare in accordo con il governo, levò il punto dall’ordine del giorno.

Giorgio Gasco