Senatrice Bisinella (Fare!): “Sui formaggi da latte in polvere nessuna risposta dal viceministro, rimane la preoccupazione”

“Ad oltre un anno di distanza da quando ho presentato l’interrogazione in merito alla diffida che la Commissione Europea ha inviato all’Italia per chiederci di togliere il divieto ad usare latte in polvere per fare formaggi e yogurt mi sarei aspettata delle informazioni dettagliate da parte del viceministro Olivero: purtroppo, però, al di là di qualche informazione sull’avvio della procedura relativa all’etichettatura obbligatoria per i prodotti caseari, certamente passo avanti importante, di fatto sulla vicenda non c’è stata risposta”. Lo dichiara la senatrice di Fare! Patrizia Bisinella. “A luglio del 2015 avevo rappresentato l’allarmante quadro descritto dalla Coldiretti di Treviso e da Aprolav, l’associazione dei produttori di latte del Veneto, che manifestavano la loro preoccupazione riguardo il rischio che la liberalizzazione dell’uso di latte in polvere assestasse un ulteriore duro colpo ai produttori veneti – dice ancora Bisinella -. In aula il viceministro nulla ha riferito in merito alla procedura di messa in mora comminata all’Italia, a che punto sia questa vicenda, che costi ci comporta e se abbiamo pagato o dobbiamo pagare sanzioni, dato che la legge che vieta l’utilizzo del latte in polvere, la numero 138 del 1974, è ancora in vigore, e per fortuna, aggiungo. La preoccupazione permane, serve una presa di posizione forte in Europa a tutela e difesa dell’originalità dei nostri prodotti. Speriamo che il decreto relativo all’etichettatura obbligatoria in esame presso la Commissione Europea vada a buon fine in tempi rapidi, tuttavia rimane una forte incognita per tutti gli altri prodotti, che rappresentano il grosso della produzione lattiero casearia italiana. L’imposizione che ci viene rivolta dall’Europa di entrare in un meccanismo di produzione allargata, per cui questi prodotti in polvere e derivati vengono messi in commercio a prezzi più bassi, potrebbe assestare il colpo decisivo al lavoro dei nostri allevatori, già in sofferenza per il basso prezzo del latte, insufficiente anche a coprire i costi di produzione. A questo punto insisterò con ulteriori atti di sindacato ispettivo per chiarire la questione ”.

(L.P.)