Separazione, gli autonomisti contro Brugnaro

«Il sindaco Brugnaro pubblichi i suoi studi economici sulla separazione prima delle udienze al Tar». E’ ancora muro contro muro tra il sindaco di Venezia e il Movimento Autonomia di Mestre, che torna alla carica in vista dell’udienza in programma al Tribunale amministrativo regionale il prossimo 21 febbraio, quando si discuterà il ricorso presentato dal Comune contro la decisione della Regione di avvalorare la consultazione.
Di recente Brugnaro, nel definire «antistorica» la separazione, ha annunciato di aver commissionato ai rappresentanti dell’Ocse un’indagine sull’area metropolitana, per «dimostrare una volta per tutte cosa succederebbe con la divisione».

Ma il Movimento autonomia di Mestre chiede di vedere lo studio prima del 21 febbraio perché considera la nuova iniziativa di Brugnaro «l’ennesima opinione personale del sindaco, che millanta un presunto parere dell’Ocse sulla convenienza di mantenere l’attuale costosissimo Comune unico. E ci chiediamo: convenienza per chi? Non per i cittadini di certo. Invitiamo pertanto il sindaco a pubblicare tale studio prima delle udienze al Tar».

E gli autonomisti aggiungono che sperano chiarisca «se i costi dello studio dell’Ocse saranno a carico del Comune o del Ministero. Qualunque pubblicazione, se successiva, non avrebbe alcuna credibilità».

Ma se la posizione di Luigi Brugnaro sulla separazione è sempre stata chiara, è alla Regione che i comitati promotori del referendum contestano le maggiori responsabilità per i ritardi.
L’udienza fissata al 21 febbraio avrebbe infatti convinto la Lega a rinviare, in consiglio regionale, la mozione che avrebbe impegnato il presidente Luca Zaia a indire la consultazione per la seconda domenica di maggio.

Si tratta di un nuovo rinvio che ancora una volta fa infuriare i comitati di Venezia e Mestre: «La Corte Costituzionale con la sentenza numero 2 del 2018 ha confermato che la competenza a dividere i Comuni è esclusivamente della Regione – commentano dal Movimento autonomia di Mestre -. E ha aggiunto che la Regione, se lo volesse, potrebbe persino far svolgere il referendum consultivo dopo la legge istitutiva del nuovo Comune. In ogni caso, una volta approvata la legge, nessun Tar avrebbe più giurisdizione».
Nello scontro sulla legittimità dei due Comuni di Mestre e Venezia i promotori del referendum si sentono ancora una volta «scaricati» dalla Regione, che alterna accelerate a brusche frenate: «Alla luce di queste posizioni della Consulta – concludono -, è evidente che la strategia dilatoria della Giunta regionale danneggia in primo luogo la Regione stessa, oltre ai 10 mila cittadini firmatari e in continuo aumento. Valuteremo quindi responsabilità politiche, amministrative e contabili sia del Comune, sia della Città metropolitana, sia della Regione».

A.V.