Sergio Giordani: finalmente il Buonsenso

Il Manifesto “Il buonsenso finalmente” lo trovo assolutamente appropriato al candidato e un prodotto di marketing politico espresso da professionisti sensibili alle parole e al loro senso. La parola chiave è “buonsenso”, ma la più geniale è “finalmente”. Anche l’ordine delle parole ha un significato non secondario. Prima di tutto s’invoca per l’appunto il buonsenso (a caratteri evidenti e in tondo) e poi s’aggiunge quel “finalmente” in un più leggero corsivo che dà una sensazione di liberazione, come un sospiro dopo aver molto aspettato. Ma “finalmente” esprime un contenuto persino più importante: fa percepire un tempo dilatato che non può limitarsi ai due anni e mezzo scarsi (sotto tutti gli aspetti) di Bitonci. In questo modo la parola include sia l’idea di un cambiamento sia una critica diretta alla breve amministrazione leghista. Soprattutto si riferisce a un periodo molto più lungo poiché dà la sensazione che a Padova il buonsenso manchi da troppo tempo.
Con questo semplice (apparentemente) slogan, i professionisti della comunicazione assunti da Giordani fanno comprendere a chi si rivolgono in modo particolare. Vogliono evidentemente coinvolgere gli elettori moderati che, critici delle amministrazioni di sinistra, si sono tuttavia pentiti e scontrati con l’esagitazione dell’ultimo Sindaco. Nelle intenzioni del messaggio, quel “finalmente” chiaramente non si riferisce al breve mandato interrotto di Bitonci, ma a un più lungo passato da rinnegare. Altrimenti il centrodestra oggi alleato al centrosinistra non li voterebbe.
“Buonsenso” è la parola chiave. Buonsenso significa “pensare con la saggezza comune”, quindi un sano conservatorismo, una politica normalizzata senza promesse, avventurismi e senza troppa immaginazione. Rovescia il maldestro poster del PD apparso qualche mese fa che riecheggiava quello di Trump: “facciamo Padova di nuovo grande”. Slogan ottimistici che lasciano prevedere innovazioni, cambiamenti e un po’ di avventura suscitano ansie, scetticismo e accentuano la depressione tra gli anziani conservatori che costituiscono la base elettorale di Giordani, del PD e della sua coalizione di centro destra. E anche nel mondo degli affari che Giordani rappresenta meglio di altri candidati.

Il “buonsenso” non è un termine negativo e non serve per innovare, ma per tranquillizzare. Con il buonsenso si va “piano e lontano”; non si cambia strada: “chi lascia la via vecchia e prende quella nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova” diceva mia nonna. Mentre Bernard Shaw replicava (cito a braccio) che i saggi (come Giordani) si adattano al mondo mentre i pazzi vorrebbero adattare il mondo a loro stessi: quindi il progresso è merito dei pazzi. Abbiamo bisogno del buonsenso, ma anche di una buona dose di creatività, di desiderio, del rischio per l’innovazione. Di essere diversi. In altre parole di una società giovane e perché “questo non è un paese per vecchi”. Il primo manifesto dà la direzione alla campagna elettorale. Vedremo i prossimi che pur mantenendo questi come contenuti principali – che sono stati ben studiati – dovranno includere anche qualche segnale per un elettorato più giovane e in cerca di qualche (moderata) novità. Se sarà necessario.
Infine, alcuni hanno scioccamente ironizzato sulla firma di Giordani il cui cognome precede il nome. Secondo alcuni sarebbe segno di rozzezza. Mi pare una banalità in mancanza di altri argomenti. Lo si potrebbe intendere come un tratto di originalità, di semplicità e persino di eleganza controcorrente com’era l’orologio indossato sopra il polsino della camicia di Gianni Agnelli.

Corrado Poli