Sì o No all’Autonomia dei due Comuni di Mestre e di Venezia?

Perché è giusto che si voti il referendum

Non solo i due comitati promotori chiedono alla Regione di votare il referendum per l’Autonomia di Mestre e Venezia all’interno della città metropolitana. Aumenta il numero delle associazioni veneziane e mestrine che hanno sottoscritto il documento con 5 motivi per cui è giusto, al di là del sì o del no, consentire il voto. Dopo il primo incontro dell’11 dicembre a Venezia, hanno sottoscritto questo messaggio alla Regione: Gruppo 25 Aprile, Città di Mestre, Venessia.com, Viva San Marco, oltre, ovviamente, ai comitati promotori Movimento Autonomia di Mestre e Due Grandi Città. Altre adesioni dovrebbero aggiungersi a breve. Questo è quanto sta accadendo nel Comune di Venezia, tanto che i comitati hanno elencato 5 motivi per cui il referendum si dovrebbe fare.

(1) La democrazia è sempre un valore aggiunto. Il referendum è, in Italia, il principale strumento di democrazia diretta. Cittadini e cittadine devono essere responsabilizzati e coinvolti, per poter scegliere il proprio futuro. Peraltro, il voto è necessario per legge quando richiesto da 7.000 elettori (in questo caso erano più di 9.000) ed era stato promesso da tutti i candidati sindaco in campagna elettorale.

(2) Ora c’è la città metropolitana. Ente di governo di area vasta, che raggruppa ad oggi 44 comuni, potrà occuparsi delle questioni sovracomunali. Aver previamente scorporato il Comune capoluogo è, inoltre, requisito essenziale per consentire l’elezione diretta del sindaco metropolitano, come dispone l’articolo unico comma 22 della legge Delrio, n. 56/2014.

(3) I tempi, le persone, le opinioni cambiano. Chiedilo a Cavallino Treporti. Dalle precedenti votazioni sono cambiati totalmente il corpo elettorale e lo scenario politico-economico comunale. La politica del Comune unico negli ultimi 90 anni ha fallito ed ha prodotto 800 milioni di debito pubblico. È sotto gli occhi di tutti la situazione grave e difficilmente recuperabile, determinata da decenni di amministrazione unitaria e immobile del Comune di Venezia. Basta vedere Cavallino Treporti: tanti erano contrari, è divenuto autonomo da Venezia nel 2000 e ora nessuno tornerebbe indietro.

(4) Le municipalità sono state private di ogni potere. Già rivelatesi strumento insufficiente e costoso, le municipalità, ora totalmente depotenziate, vanno superate con un reale decentramento. Peraltro, dalla loro abolizione, obbligatoria in caso di autonomia, deriveranno da subito 53.000 euro all’anno di risparmi e a regime circa 6 milioni (proiezione Unioncamere).

(5) Solo il cambiamento della struttura comunale può portare risparmi. La struttura amministrativa di due Comuni delle dimensioni di Mestre e Venezia fa risparmiare 6 milioni annui rispetto all’attuale Comune unico (dati Ministero dell’Interno). Due nuovi Comuni più efficienti e vicini ai cittadini taglieranno gli sprechi, consentendo risparmi mirati su trasporti, raccolta dei rifiuti, rendite catastali, imposte locali. Se, invece, non si svolge il referendum, tutto resta com’è ora.

Gian Nicola Pittalis