Sitran querela Brugnaro

«Brugnaro sta attentando alla democrazia e al rispetto di ogni regola (patti elettorali, regolamenti, statuto CM, legge ordinaria Delrio, Costituzione della Repubblica Italiana), pur di evitare il referendum e la probabile divisione del Comune di Venezia, che gli farebbe perdere ogni ambizione politica di governo: a Venezia non lo vorrebbero di certo, e forse nemmeno più a Mestre. Non sarebbe nemmeno più il sindaco della città Metropolitana che per Sua intollerabile scelta rimane ente territoriale di secondo livello, e i suoi organi non potranno essere eletti direttamente dai cittadini metropolitani a suffragio universale».

Con queste parole l’avv. Marco Sitran , portavoce del Gruppo Civico “Mestre-Venezia Due Grandi Città” presenta la querela depositata contro il Sindaco Luigi Brugnaro per palese conflitti di interesse e per, una volta vinte le elezioni, aver rifiutato ogni richiesta di dialogo con i promotori della proposta di legge (ed il capolista della civica che lo aveva sostenuto al ballottaggio, Gianangelo Bellati n.d.r.), definiti pubblicamente “quattro sfigati”. «In spregio agli accordi sottoscritti Brugnaro è riuscito a far approvare una clausola dello statuto della Città metropolitana (art. 10.2) secondo cui il Sindaco ed il Consiglio sono eletti a suffragio universale, direttamente dai cittadini metropolitani, a condizione che non sia più necessario articolare il territorio del Comune di Venezia in più Comuni,  come invece previsto dalla legge Delrio all’art 1, comma 22. Brugnaro, cioè, ha di fatto inteso dettare le condizioni al legislatore nazionale affinché si possa procedere all’elezione diretta, optando dunque sine die per un ente di secondo livello (fino a improbabili e comunque aleatorie modifiche legislative) pur di non dividere il Comune (doc. 8, statuto Città metropolitana). Detto questo appare evidente l’impossibilità di applicare la procedura di scorporo del Comune di Venezia prevista dalla legge Delrio».

Sitran non si ferma qui e specifica anche ulteriori dettagli. «Il fatto che il sindaco, che dovrebbe rappresentare tutti i cittadini, minacci (con la sua possibilità di mezzi) la legittima volontà popolare e le competenze in materia di scorporo di un Comune che la Costituzione attribuisce alla Regione Veneto, la dice lunga sulla personalità di questo “sindaco” che pretende di governare l’intera Città metropolitana che ha tra le funzioni attribuite anche la pianificazione strategica del territorio. Intende sollevare un conflitto di attribuzioni verso il  tar di poteri inesistente, sapendo di mentire e di creare un rilevante danno per i promotori del referendum che da 7 anni lavorano incessantemente per offrire nuove regole e un’amministrazione di prossimità, meno tasse e meno spesa pubblica. Con Mestre cuore della Città metropolitana e Venezia a statuto speciale. 

Se non lo fermiamo diventerà l’indiscusso uomo al comando che compirà la devastazione del territorio, con nuovi alberghi low cost in terraferma in funzione del turismo di massa nel nome di Venezia, che non conosce e non l’ha votato. Citando Debord Guy “sottoprodotto della circolazione delle merci, la circolazione umana considerata come consumo, il turismo si riduce fondamentalmente alla facoltà di andare a vedere ciò che è diventato banale”».

n.s.