Smog: più soluzioni da urbanistica, organizzazione e tecnologia

Da molto tempo sappiamo che le occasionali chiusure del traffico nei centri storici sono solo un palliativo contro le polveri sottili cancerogene. È persino grottesco pensare a un’emergenza visto che ogni anno si ripete la stessa situazione senza che nulla di serio sia stato né fatto né pensato. Si deve prima di tutto prendere atto che il problema lo si può solo attenuare e in modo molto graduale. Sarebbe necessario prevedere e progettare un intervento almeno decennale che riguardi sia la gestione del traffico – principale imputato, ma non unico colpevole – sia interventi sulle altre emissioni, sull’urbanistica e sull’organizzazione del lavoro e dei tempi. La priorità posta sulla tutela della salute, consentirebbe di affrontare in modo virtuoso e in una prospettiva innovativa anche l’eterna questione della viabilità e una diversa gestione del territorio. Persino l’economia ne avrebbe un vantaggio. Teniamo conto infatti che problemi affrontati in modo innovativo stimolano risposte tecnologiche di avanguardia.
Un modo efficace per affrontare l’inquinamento da traffico sta nel collegarlo alla sicurezza e alla qualità della vita così come fanno oggi nel mondo (ma si era già cominciato molti anni fa) gli amministratori più sensibili alla salute dei cittadini.
Nel Veneto, meno che in altre regioni, la promozione del trasporto pubblico tradizionale è lungi dall’essere la soluzione: certo può aiutare, ma l’urbanistica degli insediamenti residenziali diffusi congiunta alla recente concentrazione degli attrattori di traffico rende il trasporto pubblico meno competitivo che nelle grandi città con densità elevate. Occorrono soluzioni adatte al territorio senza importare passivamente quelle inventate per geografie diverse. Allo stesso tempo la bassa densità insediativa e l’assenza di metropoli faciliterebbe una sostanziale fluidificazione della mobilità dei mezzi privati con notevoli risparmi di carburante e di conseguenza minore inquinamento. Questi interventi vanno integrati da un più diffuso e aggiornato car-pooling e dall’incentivazione di auto ibride ed elettriche, nonché da un trasporto pubblico alternativo.
Per rendere il traffico scorrevole e meno inquinante oggi si sta facendo strada l’idea di sostituire il vecchio “limite di velocità” con la “velocità fissata”. A seconda della capacità delle strade di assorbire traffico – calcolata e comunicata in tempo reale – si impone ai conducenti di procedere tutti alla stessa velocità, senza pericolosi sorpassi e riducendo al minimo fermate e ripartenze che producono il maggiore consumo e inquinamento. Con le moderne tecnologie e con un’adeguata comunicazione, questo si ottiene agevolmente sulle autostrade, ma è considerato dai tecnici applicabile anche alla viabilità ordinaria. Per esempio nell’area metropolitana di Grenoble – di dimensioni simili alle città venete – da giugno prossimo il limite di velocità sarà ovunque di 30Km/h, salvo poche eccezioni. I sensori e i cruise control di cui sono dotate molte auto, consentirebbero una sicurezza e un confort di viaggio superiori, accanto alla riduzione di consumi e inquinamento.


I limiti di velocità si sono dimostrati efficaci nel ridurre consumi, inquinamento e incidenti su base duratura e non hanno ridotto la velocità media. L’introduzione della “velocità fissata” non è certo la soluzione unica e definitiva, come d’altronde non lo è nessuna. Ma si presta a riconsiderare il problema dell’inquinamento in un sistema complesso di interventi collegati.

Corrado Poli