Un Hub industriale al Porto di Trieste

“Il Friuli Venezia Giulia ha sfruttato al massimo le autostrade del mare e le ha trasformate in quelle autostrade intermodali a cui punta l’Europa”. Lo ha affermato la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani in occasione del convegno su “Le Autostrade del mare. La dimensione marittima della rete TEN-T” promosso alla Stazione Marittima di Trieste da The Medi Telegraph in collaborazione con la Regione FVG e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale.
Il sistema regionale, ha detto Serracchiani, ha “risposto anche al secondo bisogno indicato dalla Commissione Europea e dal Governo italiano, quello di riuscire a creare le condizioni di un partenariato virtuoso tra pubblico e privato. Il Porto di Trieste lo realizza non solo con investimenti pubblici, pari a circa 300 milioni, ma con 700 milioni di investimenti privati che ci permetteranno di aumentare le infrastrutture, in particolare le piattaforme logistiche e i moli, e d’altra parte di intervenire – grazie soprattutto alle risorse che ci ha concesso il Governo italiano ma anche alle risorse europee – sugli impianti tecnologici del nodo ferroviario di Campo Marzio”.

Secondo la presidente del Friuli Venezia Giulia, con l’Hub portuale di Trieste, grazie all’apporto dell’intermodalità, “si può auspicare di arrivare a un numero di treni che permetta di movimentare 2 milioni di teu”.

Come ha spiegato Brian Simpson, coordinatore dell’Unione Europea per le Autostrade del mare, uno dei tre pilastri delle politiche infrastrutturali europee sulle Motorways of the sea, accanto alla priorità ambientale e alla sicurezza, è rappresentato proprio dall’integrazione dei traffici marittimi nella catena logistica. E se Trieste è il primo porto ferroviario d’Italia, lo deve proprio ai collegamenti con la Turchia che sono in grado di immettere sulla rete ferroviaria 300.000 semirimorchi in entrata e in uscita da Trieste.

Secondo quanto ha reso noto il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico orientale Zeno D’Agostino, il 48 per cento del traffico ferroviario nel Porto di Trieste fa capo al traffico RO/RO, a fronte di un 22 per cento di container e a un 24 per cento di treni industriali. “Le Autostrade del mare non sono quindi un tema di serie b”, ha rilevato D’Agostino, il quale, oltre a evidenziare il dinamismo degli imprenditori turchi sullo scalo di Trieste (al Molo V, ad esempio, il Terminal intermodale vede investimenti al cento per cento privati), ha indicato un quadro di aspettative crescenti. Se, infatti, “il traffico inframediterraneo è fondamentalmente costituito dalle Autostrade del mare”, una volta risolte le instabilità politiche del Nord Africa, “il Mediterraneo – così D’Agostino – non può che migliorare dal punto di vista economico nei prossimi anni”.

Altro vantaggio del Porto di Trieste, sottolineato dal presidente dello scalo, è di essere collegato fino al Baltico a una rete ferroviaria in cui i tunnel hanno una capienza ideale, per effetto della quale i treni possono caricare i semirimorchi. Questo rappresenta, per il versante tirrenico e per i porti dell’area di Slovenia e Croazia, “un gap infrastrutturale pesante” in prospettiva di una crescita del traffico.

Proprio sulla direttrice del Corridoio Adriatico-Baltico, Serracchiani e D’Agostino hanno evidenziato lo sviluppo concreto che riguarda il Porto di Trieste, con la partenza del servizio intermodale verso Goteborg, che in prospettiva punta a raggiungere San Pietroburgo. Il convegno alla Stazione Marittima, moderato dal vicedirettore de Il Piccolo Alberto Bollis, ha visto la partecipazione, nella sessione mattutina, anche di Wojciech Sopinski, advisor del coordinatore europeo Brian Simpson e del rappresentante della Capitaneria di Porto di Trieste Gianfranco Rebuffat.

Lucio Leonardelli