Una neve di carta

Storia dell'uomo che inventò i coriandoli

Una storia curiosa, di innocente genialità, che ruota tra realtà e leggenda. È quella del triestino Ettore Fenderl. Correva l’anno 1876, il carnevale impazzava e lungo il Corso si svolgeva la sfilata dei carri. Dalle finestre delle case si gettavano confetti di mandorle o gesso o semi di coriandolo coperti di zucchero.

Non si sa se fu un gesto naturale o “pensato”, ma dal poggiolo di quella casa che un tempo era il Palazzo della Borsa, un ragazzino di quattordici anni, senza confetti o altro, ebbe l’idea di tagliuzzare giornali, carta e cartoni e gettarli dalla finestra. Una nuvola che scendeva lenta su uomini in maschera e carri. Leggera, toccava terra dopo mille acrobazie in volo e si posava senza far rumore, senza far male, mentre tutti, a naso in su, osservavano stupiti.
Immaginarsi la faccia delle guardie asburgiche che facendo irruzione pensavano di trovare un anarchico e davanti videro solo un ragazzo che aveva avuto la pensata di sostituire i confetti con quelli che,, da quel giorno, sarebbero diventati i “coriandoli”.

Leggenda vuole che l’anno prima, a Milano, Enrico Mangili, un ingegnere, avesse messo in commercio i dischi di scarto dei fogli bucati usati come lettiere per i bachi da seta proprio come “coriandoli”. Di certo, però, a Trieste, perla del regno asburgico, non erano in vendita. Fenderl si attribuì il merito con fierezza.

Eppure di cose nella vita ne fece tante. Ingegnere, scrisse saggi, brevettò modelli di centrali per lavorazioni chimiche, fu tra i primi a occuparsi di radioattività, fondò la Fenderlux e, a Roma, fu tra i fondatori dell’Istituto statale di Radioattività dove studiò Enrico Fermi. Un genio, scomparso nel 1966 a 104 anni. E tra tante invenzioni quella a cui più era legato erano, appunto, quei pezzetti di carta. Oggi riposa a Vittorio Veneto, città a cui ha donato i suoi terreni diventati un parco a lui dedicato.

Gian Nicola Pittalis