Una storica penna

Si chiamava Enzo Biagi, era nato il 9 agosto 1920 ed morto il 6 novembre 2007.

Ci manca da dieci anni, manca la sua libertà di pensiero, il suo saper difendere le idee, il suo non piegarsi al potere anche quando questo diventava minaccioso, andava anche oltre la minaccia: lui è stato allontanato dal video (dove faceva una trasmissione che era la migliore nel settore e sempre con ascolti alti) perché scomodo a Berlusconi che era allora al governo. Berlusconi lanciò il suo “proclama bulgaro” durante una visita di stato in Bulgaria: attaccò Biagi, Michele Santoro e il comico Daniele Luttazzi. Tutti e tre furono allontanati dalla tv di Stato.Era il 2002.

Biagi ha scritto sui maggiori giornali italiani (Stampa, Corriere, Repubblica, Panorama e Espresso), ha diretto settimanali popolari ( Epoca ), quotidiani (Il Resto del Carlino), tg (Tg1) e programmi televisivi di grandissimo successo (Rotocalco Televisivo, Film Dossier, Linea Diretta, I Dieci Comandamenti, su tutti Il Fatto votato come il miglior programma di informazione nella storia della Rai), ha vinto Telegatti e premi di ogni genere.

Ha dominato il panorama giornalistico italiano dal dopoguerra alla morte. Lui e Indro Montanelli sono stati sicuramente i grandi del giornalismo del secondo Novecento.

Ha scritto un centinaio di libri che hanno venduto negli anni molti milioni di copie, da suoi libri tratti anche sceneggiati tv e film. Saggi, reportage, romanzi, anche libri per ragazzi: la Storia d’Italia a fumetti, per esempio. Molte biografie di uomini famosi (da Agnelli a Mastroianni a Buscetta)

Ha incominciato a lavorare nei giornali ventenne come cronista al Resto del Carlino, durante la guerra ha fatto il partigiano sull’Appennino Tosco-Emiliano e, dopo la liberazione dell’Emilia, ha combattuto nelle fila dell’Esercito di Liberazione che ha risalito la penisola con gli Alleati, fino al 25 luglio 1945.

Subito dopo si è spostato a Milano a lavorare per grandi editori, da Rizzoli a Mondadori.

Ai suoi funerali, sull’Appennino nel suo paese natale, c’erano personalità di ogni settore: da Prodi a Montezemolo, da Eco a Missoni, dal cardinale Tonini (che ha celebrato la funzione funebre) a Saviano, politici, intellettuali, giornalisti, gente del mondo dello spettacolo e della cultura.

Era il giornalista più popolare, quello ritenuto (anche con un sondaggio) il più credibile.

Scrittura comprensibile a tutti, mai banale, sempre importante, scelta di ogni parola, la più efficace. Leggi un articolo di Biagi e alla fine puoi anche dire che non lo condividi, ma non puoi dire che non hai capito. E’ questa la grande qualità. Un uomo onesto, un uomo libero, un grande informatore, capace di padroneggiare tutti i mezzi (dalla carta stampata alla radio, alla televisione).

Uomo colto, curioso, amante dell’arte (era un buon collezionista di opere 800-900), amico di attori, scrittori, sportivi. Tifoso del Bologna. Straordinario nelle interviste, forse il suo segno più incisivo: ha praticamente intervistato tutti i protagonisti della storia mondiale fino all’alba del Duemila. Dai Papi ai presidenti ai dittatori, ai campioni dello sport e dello spettacolo, ai grandi pentiti di mafia, ai politici, ai grandi imprenditori. Incalzante nelle domande, esigente nelle risposte, senza mai lasciare spazi liberi all’incertezza.

Uomo alla mano, disponibile con tutti, non ha mai rifiutato un aiuto a un giovane collega, nemmeno al più sconosciuto: sempre disponibile per un’intervista.  Uomo generoso, faceva molta beneficenza, devolveva premi e altro a organizzazioni per infanzia, handicappati ecc.

Scomodo perché si riteneva sempre al servizio del lettore. E’ così che viene rimosso dal Resto del Carlino (aveva attaccato la riforma fiscale dell’allora ministro delle finanze Luigi Preti vicino all’editore del giornale), che viene rimosso dalla direzione dl Tg nei primi anni Sessanta (non è gradito a una parte della Dc), che si allontana dal Corriere al tempo della P2 (poi tornerà Corriere negli ultimi anni), che viene allontanato dalla Rai al tempo di Berlusconi.

Cosa ci manca? La libertà di dire quello che pensava, di rendersi portavoce della gente comune, di non aver mai tradito le sue idee legate a un socialismo sano e non partitico, ai suoi valori antifascisti, al suo attaccamento alla Costituzione e al’unità nazionale.

“Giusto o sbagliato questo è il mio paese”, diceva. Per lui non c’era niente di meglio dell’Italia, pur non nascondendone i difetti, dalla corruzione alla mafia.

Ecco alcune frasi che ben lo descrivono:

“verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino”.

“Mi dispiace lasciare questa redazione, ma non posso stare in un giornale che chiede al suo direttore la tessera della massoneria“.  Dopo lo scandalo P2; 1981

“È il culto del potere, che in Italia è un sentimento estremamente diffuso. In nessuna parte del mondo esistono, come da noi, cartelli che avvertono, negli stadi, o nei parcheggi, o nei teatri: “Riservato alle Autorità”.“

“Fra poco sarà il 25 aprile. Una data che è parte essenziale della nostra storia: è anche per questo che oggi possiamo sentirci liberi. Una certa Resistenza non è mai finita.“ da La mia Italia che non si arrende, Corriere della sera, 22 aprile 2007, pochi mesi prima di morire.

“Buonasera, scusate se sono un po’ commosso, e magari si vede. C’è stato qualche inconveniente tecnico e l’intervallo è durato cinque anni. C’eravamo persi di vista, c’era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci soffiava dentro. Vi confesso che sono molto felice di ritrovarvi. Dall’ultima volta che ci siamo visti sono accadute molte cose e per fortuna qualcuna è anche finita. Ci sono momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno, e noi non siamo piaciuti”. (dal programma RT – Rotocalco Televisivo, 22 aprile 2007)“ Aprendo la prima puntata della trasmissione, dopo 5 anni di assenza dalla televisione . E’ la sua ultima trasmissione tv

“Un giornalista disonesto è un uomo che non ha rispetto né per se stesso né per il lettore“

“Dopo la morte c’è solo la speranza di ritrovare delle persone care che adesso non ci sono più“.

Non era solo un grande giornalista, era un maestro per tutti quelli che, grazie a lui, si sono avvicinati a questo mestiere. Un mestiere oggi sempre più difficile e sempre più precario eppure lui ha insegnato a tutti noi una cosa importante: ad amarlo! Ed è per questo che noi de http://www.ilsestantenews.it lo vogliamo ricordare per quello che era come uomo e non solo come giornalista.

Ciao Enzo e grazie per l’eredità che ci hai lasciato

Il Direttore

Gian Nicola Pittalis