Vaccini, Lorenzin accusa Zaia

Il ministro della Salute contesta il ricorso costituzionale contro l’obbligatorietà Il governatore: «Lei cerca la ribalta, noi l’adesione consapevole delle famiglie»

Roma e Venezia ormai è scontro sul versante “sensibile” dei 14 vaccini divenuti obbligatori per bambini e ragazzi tra 0 e 16 anni. «Spero che il governatore Zaia ci ripensi, un abbaglio lo aveva già preso con Stamina, due casi antiscienza in uno stesso mandato sono veramente troppi. Tra l’altro il Veneto non sta messo bene, ha avuto negli anni un calo delle vaccinazioni molto forte, documentato dall’Istituto superiore di sanità. Sì, c’è stato un leggero miglioramento, ma siamo sempre al di sotto delle soglie che l’Oms ritiene congrue. È quindi una regione che ha forse più bisogno di altre di questo provvedimento».

Parola del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che replica al ricorso costituzionale annunciato da Palazzo Balbi contro il nuovo decreto vaccinale, in vigore dal 7 giugno ma in attesa di conversione in legge.

«Noi non cerchiamo risse, polemiche o ribalte politiche e non siamo contro le vaccinazioni, tutt’altro. Quando ci viene chiesto, collaboriamo lealmente e nell’interesse generale con il Governo, forti anche di un benchmark che è il sistema sanitario veneto, fra i più efficienti d’Europa e con un sistema di prevenzione che il mondo ci invidia», la replica di Luca Zaia, spalleggiato da Roberto Maroni e l’assessore Luca Coletto «il ministro Lorenzin non ha affatto bisogno del consenso del Veneto, si faccia votare il decreto dalle Camere, al di là del nostro nostro ricorso, magari accertandosi prima di avere il consenso di tutti i parlamentari. Da parte nostra proseguiremo sulla strada del dialogo con i genitori, dell’informazione scientifica e dell’adesione consapevole, senza multe, costrizioni o minacce».

 

A Venezia, però, la capogruppo di Forza Italia Deborah Onisto, difende la linea Lorenzin paragonando i vaccini alla norma che obbliga ad allacciare i bimbi ai seggiolini in auto. Scontro acceso, sì, tanto che il direttore della sanità veneta, Domenico Mantoan, rompe il silenzio e ribatte alle critiche di Walter Ricciardi, il presidente dell’Istituto superiore di sanità, puntualizzando tre aspetti; le modalità di sospensione dell’obbligo vaccinale decisa dal Veneto dieci anni fa: «È avvenuta nel rispetto della legge e di concerto con il ministero che ci ha sottoposto, unico caso in Italia, ad un monitoraggio semestrale della copertura raggiunta»; l’effettiva percentuale di sicurezza: «Il livello ottimale è al 95%, quello d’attenzione è pari o inferiore al 90%, l’allarme scatta al di sotto dell’85%. Noi siamo al 92,6%. Dov’è l’emergenza sanitaria sbandierata? Il Veneto dispone di un’anagrafe vaccinale digitale, aggiornata in tempo reale e verificabile in ogni passaggio. Le altre regioni, incluse quelle che dichiarano coperture al 96%, autocertificano le vaccinazioni in base a registri compilati a mano. Anziché attaccare il sistema di prevenzione veneto, dovrebbe occuparsi di aumentare agli occhi degli italiani la credibilità dell’istituzione che presiede». Comunque, in attesa del voto parlamentare e del ricorso costituzionale contro l’obbligatorietà, la sanità applicherà il decreto Lorenzin avviando ulteriori 100.000 vaccinazioni.

A.C.M.