Veneto: passi avanti sull’autonomia

Il Veneto taglierà per primo il traguardo dell’autonomia differenziata, con le 23 materie previste dall’articolo 116 della Costituzione e i 9 decimi di risorse, come chiesto dal governatore Luca Zaia che vuole essere parificato de facto alla Provincia autonoma di Bolzano e non al Friuli, che invece trattiene il 76% del gettito fiscale. La proposta dell’intesa con il Veneto sarà portata in consiglio dei ministri prima del 22 ottobre: dopo la firma del premier Giuseppe Conte, saranno emanati i decreti legislativi per ogni singola funzione.

Il ministro Erika Stefani, dall’aula Magna dell’Università di Padova, lancia un messaggio molto netto al Parlamento: “Il centralismo dello Stato sarà superato con il nuovo federalismo delle Regioni. Siamo a una svolta storica. La battaglia della Lega, cavalcata prima da Bossi con la “secessione” della Padania e poi da Zaia e Maroni con il “Big Bang” del referendum sull’autonomia, arriva quindi al passaggio atteso da trent’anni: la burocrazia romana dovrà trasferire deleghe e potere alle Regioni e poi ai sindaci delle città.”

Nessuna spaccatura nord sud, ma l’Italia non rischia di implodere, soffocata dal debito pubblico? “

“No, affatto -replica serena il ministro Erika Stefani tra gli stemmi solenni dell’aula dedicata a Galileo- All’orizzonte non vedo alcun pericolo di uno scontro tra il ricco Nord e il povero Sud, perché a chiedere l’autonomia differenziata non sono soltanto Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, ma ho avviato procedure analoghe anche per la Toscana che vuole di gestire i musei. E poi con l’Umbria, mentre la Liguria pretende la delega sui porti e anche le Marche premono per l’autonomia, assieme alla Puglia e al Piemonte. Persino la Basilicata si è fatta avanti. Sono certa che il Movimento 5 Stelle sarà al nostro fianco perché la devolution è scritta nel contratto di governo”.

Ma come saranno finanziate le 23 materie assegnate al Veneto, che chiede i 9 decimi del gettito fiscale per essere parificato a Bolzano? “Il Ministero dell’Economia sta valutando se reperire i fondi dal gettito Irpef o da quello dell’Iva. Non ci sono pericoli per la tenuta dei conti dello Stato perché il calcolo dei costi delle materie da trasferire avverrà sulla base della spesa storica e nell’arco di 5 anni si passerà ai costi standard. Il saldo sarà pari a zero, senza aumento di deficit: le 23 materie oggi di competenza dello Stato, nel giro di un anno saranno assegnate alle Regioni”. Ma sul progetto l’ombra dei 5Stelle che tramite Buffagni definiscono le richieste “molto irrealizzabili”. Ai posteri l’ardua sentenza.

A.V.