Via Cappuccina in mano alle bande

Un tempo era una delle vie più lussuose di Mestre, adesso quasi ogni giorno è sede di una rissa. Stiamo parlando di via Cappuccina, centralissima strada della città che viaggia parallela a Corso del Popolo. Di pochi giorni fa l’ultima aggressione. Lo ha accertato la Questura dopo la segnalazione di cinque persone coinvolte in quella che inizialmente pareva una rissa di strada. Grazie alla segnalazione di un cittadino ed alla descrizione precisa della scena che si svolgeva sotto il suo sguardo, in via Cappuccina sono arrivate due pattuglie della polizia e anche l’ambulanza del Suem 118. E così i poliziotti hanno fermato tre persone presenti sulla scena, due con ferite da armi da taglio che sono stati subito curati dal personale del Suem.

Uno dei due faceva parte del gruppo di rapinatori. L’altro è la vittima. Circondato e immobilizzato dal gruppo, la vittima si è vista rubare il portafoglio, lo zaino e due cellulari che aveva con sé. A quel punto ha cercato di reagire: ne è nata una colluttazione e in questo frangente il ragazzo ha ferito uno degli aggressori con i resti di una bottiglia raccolta da terra. Una reazione che ha colto di sorpresa il gruppo di rapinatori e che ha permesso al giovane di scappare dentro un vicino bar dove ha chiesto aiuto, ma – come spiega la nota della Questura – non ha ricevuto alcun aiuto. Vedendo poi le luci dell’ambulanza, che era giunta sul posto dello scontro, dopo la segnalazione, ed incoraggiato dal fatto che dei quattro aggressori erano rimasti solo in due, tornava sui suoi passi nel tentativo di recuperare quanto gli era stato rubato. In quel momento, uno degli aggressori lo ha raggiunto alle spalle con una bottiglia rotta e lo ha colpito di striscio alla schiena. L’arrivo delle due pattuglie della Volanti ha messo fine all’aggressione con il fermo di tre persone.

I residenti non ce la fanno più. «Ha cercato rifugio in un bar, non gli hanno aperto» racconta un abitante. «L’Esercito è andato via, loro sono tornati» continua un altro. «Bisogna emanare una legge dura: se spacci, se sei coinvolto in una rissa vai in galera o torni nel tuo Paese. E invece questi escono e ricominciano». A parlare è un fruttivendolo di via Cappuccina. E’ straniero, ma non ci sta a essere accomunato a chi delinque rendendo invivibili le zone della stazione. «Le risse sono all’ordine del giorno, gli spacciatori si riuniscono in gruppi di 7-8 persone tra la fine di via Cappuccina, via Dante e il sottopassaggio della stazione».

«La fermata del tram è uno dei loro punti di incontro: sono soprattutto marocchini e bengalesi» aggiungono all’impresa di pompe funebri. «Ieri era pieno, tutti giovani. Alcuni non li avevo mai visti». Un’anomalia notata anche da un altro abitante della zona: «La sera era un viavai di furgoni che si appostavano in prossimità dei giardinetti. Ho capito che stava accadendo qualcosa di strano: arrivavano macchine, salivano e scendevano persone, c’era movimento».«Abito qui dal 1970» racconta la proprietaria della tabaccheria, «ma negli ultimi anni la situazione è peggiorata in maniera esponenziale. D’inverno sono costretta a chiudere alle 18 perché ho paura».

Eppure qualcosa sembrava essere cambiato: «Era intervenuto l’esercito e gli spacciatori erano quasi scomparsi da alcune zone. Ma poi sono spariti anche i lagunari. La gente è scoraggiata e il territorio è tornato in mano alle bande, come e più di prima».«Queste persone godono di una sorta di impunità» denuncia Luigi Corò, presidente del Comitato Marco Polo a difesa del cittadino. «Li trovano con poche dosi in tasca: il resto le nascondono. E la polizia ha le mani legate».

N.S.