Voglia di Friuli; Sappada e Cinto Caomaggiore attendono il cambio di Regione

Campanilismo o convenienza?

Che fine ha fatto la possibilità per Sappada di passare dal Veneto al Friuli Venezia Giulia ? La domanda è d’obbligo dopo che l’iter parlamentare che pareva essere arrivato già alla conclusione per dar seguito alla richiesta del comune bellunese si è arenato in Senato nel marzo dello scorso anno e da allora, al di là delle varie prese di posizione sia politiche che istituzionali, non si è saputo più alcunchè. E dire che a Sappada si era già festeggiato dopo che la Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama a febbraio si era espressa in modo favorevole al passaggio in Fvg, ma poi tutto si è, di fatto, bloccato, senza arrivare in Aula come ormai pareva essere imminente. Il voto infatti era atteso prima della riforma portata avanti dal governo Renzi per poi far sì che il disegno di legge approdasse alla Camera agli inizi di quest’anno per la votazione conclusiva. Invece i capigruppo al Senato decisero di rimandare la trattazione del ddl “al fine – dissero – di valutare tutte le istanze e gli interessi in campo”.

Nonostante le innumerevoli proteste, sia in Veneto – con prese di posizione di vari parlamentari, soprattutto leghisti e tosiani – che in Friuli Venezia Giulia, la questione ha subìto quindi uno stop e da allora tutto è ancora fermo. La sensazione è che ci sia stata una sorta di “freno” giunto, al di là di atteggiamenti apparsi più di “facciata”, proprio dal Veneto, sicuramente poco intenzionato a perdere una realtà turisticamente importante come Sappada, anche se il tema è decisamente più ampio con risvolti di carattere politico – istituzionale di non poco conto.

Esplicita, in tal senso, la posizione espressa da Luca Zaia che ad aprile, in occasione di una sua visita a Bolzano allorchè si votava per le amministrative, disse: “Se il Parlamento sancirà la secessione di Sappada dal Veneto istruirò personalmente la pratica per chiedere l’annessione degli altri comuni alla Provincia di Trento, se non addirittura a quella di Bolzano”, ciò a dispetto di Debora Serracchiani, presidente del Friuli-Venezia Giulia, che aveva confermato la disponibilità ad accogliere i comuni del Bellunese, quindi non solo Sappada, dentro i suoi confini.
“Aspetto al varco il Governo- affermò Zaia – perché, se dovesse passare Sappada, 576 comuni del Veneto sono pronti ad avanzare un’identica domanda. La istruirò io stesso e ne vedremo delle belle. Se a Trento o a Bolzano serve uno sbocco al mare, glielo garantiremo noi”.

Chiaro che sul piatto c’era e c’è tutta la discussione riguardante sia la specialità che l’autonomia, e più in generale del regionalismo, argomenti che necessariamente emergeranno in questo periodo essendo oggetto della richiesta avanzata dal Veneto del referendum sull’autonomia che potrebbe tenersi in primavera.
Ma su Sappada Debora Serracchiani aveva e ha le idee chiare. “Il ricongiungimento di Sappada con la comunità di cui si sente parte, quella friulana, è un momento che non deve più essere rinviato” ebbe modo di scrivere in una lettera al Ministro per gli Affari regionali Enrico Costa aggiungendo che “il ribaltamento avvenuto” nell’Aula del Senato sull’esame del provvedimento che riguarda il comune montano lascia sgomenti anche per il metodo, al punto da farci chiedere se non fosse stato preferibile andare al voto, in modo da dare nome e volto a quanti erano pronti a dire ai sappadini che la loro volontà non conta nulla”.

Era il 2008 quando i sappadini, attraverso un referendum, manifestarono con una maggioranza pari al 95% dei voti espressi la volontà di passare in Friuli Venezia Giulia e a ciò fece seguito dapprima il “via libera” da parte del Consiglio regionale del Fvg e quindi, nel giugno 2012, fu quello veneto ad approvare una mozione in cui si impegnava la giunta guidata da Luca Zaia “a intervenire presso il Parlamento per far procedere l’iter legislativo relativo al “passaggio” alla Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia dei Comuni veneti di Sappada, in provincia di Belluno nonchè quello di Cinto Caomaggiore, in provincia di Venezia.”
In effetti, così come a Sappada anche nel piccolo comune del Veneto Orientale c’era stato un referendum analogo già nel 2006 in cui il 65% della popolazione si espresse a favore del cambio di regione, ma anche quella richiesta è sostanzialmente ferma nelle aule parlamentari.

Zaia, in occasione del voto da parte del Consiglio regionale, ebbe modo di rilevare che “il malessere che la Regione del Veneto vive quotidianamente, a causa di uno Stato che non dà risposte in materia di autonomia e federalismo, mantenendo viva una imbarazzante sperequazione, ovvero una disparità di trattamento tra i veneti e le altre comunità confinanti”. Aggiungendo “rispetto fino in fondo questa richiesta dei Comuni di passare ad altre Regioni perchè è doveroso rispettare l’autodeterminazione e la volontà delle comunità, ma dall’altro verso osservo che più che motivazioni identitarie ci sono motivazioni di natura economica che spingono molti Comuni di confine del Veneto a guardare con interesse al di là dello steccato”.

A questo punto, ritornando alla domanda iniziale, viene appunto da chiedersi che ne sarà della volontà dei cittadini di Sappada e, conseguentemente, anche di Cinto Caomaggiore, dato che nessuno sembra parlarne più, in spregio ad una volontà popolare che tutti, nei modi più disparati, hanno avuto modo di mettere in luce ma che non è facile rispettare totalmente. D’altro canto è anche vero che potrebbe crearsi un vero e proprio “effetto domino” in Veneto, cosa che si temeva accadesse nella parte orientale dopo il referendum di Cinto Caomaggiore, ma che invece non è avvenuto nonostante quella “voglia di friulanità” che aveva caratterizzato diversi comuni del portogruarese confinanti con il Friuli Venezia Giulia.

Una “voglia” che, a dire il vero, appare oggi rientrata, forse anche perchè il Fvg non è più “attrattivo” con la sua specialità come lo è stato per molti anni o forse anche per alcuni efficaci interventi che la Regione Veneto ha portato avanti per cercare di dare risposte concrete al territorio. Resta il fatto che sia Sappada che, magari con meno incisività, Cinto Caomaggiore attendono di sapere il loro destino, anche se rispetto a quando si svolsero i rispettivi referendum sono avvenuti diversi cambiamenti, anche sotto gli assetti istituzionali che ha hanno riguardato, soprattutto, le province.
“Questa situazione di stallo – ha però affermato di recente Pietro Fontanini, presidente della provincia di Udine – risulta incomprensibile e ingiustificabile da parte della popolazione e senza dubbio non contribuirà a colmare la distanza tra cittadini e istituzioni bensì a rinfocolare quel sentimento avverso nei confronti dei suoi rappresentanti”.

Lucio Leonardelli