Voto di fiducia in Veneto?

“Ci rivedremo alla prossima puntata, quando l’aula affronterà la proposta di legge in seconda lettura”. I consiglieri regionali veneti di opposizione hanno fatto muro contro la maggioranza che vuole introdurre il voto di fiducia come può fare il governo nazionale quando intende forzare la mano al Parlamento per sottrarre un provvedimento alle lungaggini dell’aula. Può sembrare un argomento insignificante per i cittadini, ma il voto di fiducia è diventato uno strumento abituale, e anche abusato, nelle mani di chi governa.

Nel caso della Regione Veneto, la “fiducia” sarebbe uno strumento nuovo, la cui introduzione va regolata in base a quanto stabilito dallo Statuto, la “Costituzione” della regione. Per ogni modifica che incide sulla forma di governo, è necessario che l’assemblea regionale si esprima per due volte a entro due mesi. Il primo passaggio è stato compiuto con lo strappo di tutti i partiti di opposizione. Tutti sulla stessa barricata del non voto o dell’astensione: il consigliere di Art.1-Mdp Piero Ruzzante ritiene la proposta di legge di modifica dello Statuto “palesemente incostituzionale”; per il capogruppo dem Stefano Fracasso “la maggioranza ha impedito qualunque possibilità di presentare emendamenti”; secondo il capogruppo di Area Popolare Marino Zorzato, pur favorevole all’introduzione del voto di fiducia, ritiene la proposta della Lega “tecnicamente inapplicabile”; per Simone Scarabel di Cinquestelle si tratta di una “farsa della finta fiducia”; i capigruppo di Centro Destra Veneto Stefano Casali e di Veneto Civico Pietro Dalla Libera sperano “che tra la prima e la seconda lettura si trovino i correttivi al testo della modifica statutaria”.
Duro Maurizio Conte di Veneto per l’Autonomia: “Bisogna cambiare il nome della proposta di legge: non si tratta più di una questione di fiducia nei confronti di Zaia. In realtà, sembra la sfiducia di Zaia nei confronti dei Consiglieri di maggioranza: forse il Governatore non si fida più della tenuta di questa coalizione?”. Per Conte, “la fiducia è un potere che il presidente ha già di per sé: può mandare tutti a casa per tanti motivi (perché non esiste una maggioranza oppure perché non si conseguono gli obiettivi del programma elettorale. Lo può fare in qualsiasi momento, indipendentemente dalla volontà della Giunta e dei consiglieri”.

Non solo, per il consigliere, modificare lo Statuto Regionale con l’introduzione del voto di fiducia comporta anche la modifica al Regolamento del Consiglio. E poi su quali argomenti il governatore potrà usare questo nuovo strumento? Conte ricorda che nel testo approvato dalla maggioranza la fiducia potrà essere posta sul bilancio e ad atti collegati. Ma, si chiede il rappresentante di Veneto per l’Autonomia “potrà essere richiesta anche su norme relative all’istituzione di tributi e imposte? E cosa sarebbe successo se avessimo posto la fiducia per l’addizionale Irpef in relazione alla questione della Pedemontana?”. Quindi l’affondo: “La fiducia può essere posta su materie particolarmente rilevanti per la collettività regionale: avessimo messo la fiducia sui vaccini, forse saremmo andati a casa ancora una volta per vedere il giorno dopo, invece, ritirato un decreto che forse era illegittimo. Abbiamo forti dubbi sulle materie che possono essere oggetto di fiducia: bene accelerare le procedure, ma non vorrei che arrivassimo a risultati che vanno contro gli interessi dei veneti. Sarebbe opportuno pensare a un’altra modifica dello statuto e magari rivedere le norme sugli assessori esterni”.

Giudizio finale impietoso: “Basta ridurre la democrazia – sentenzia Conte – se questo è l’obiettivo di Zaia e della maggioranza, si prendano la loro responsabilità. I consiglieri devono essere in grado di esprimere, con le proprie scelte, ma soprattutto con il proprio pensiero, una libertà di coscienza, rispondendo non ad un presidente, non ad una Giunta, non ad una maggioranza, ma al popolo Veneto”.
Comunque l’aula ha dato il primo via libera e ora si attende il secondo passaggio per capire la strategia dell’opposizione.

Come detto, l’obiettivo della maggioranza che regge la Giunta regionale è quello di introdurre nella prassi di governo la cosiddetta ‘questione di fiducia’. Così che il presidente della Giunta regionale potrebbe porre la questione di fiducia davanti al Consiglio regionale ma solo con il benestare della Giunta.

La fiducia verrebbe richiesta sulla legge di bilancio regionale annuale e pluriennale, sugli atti ad essa collegati, sulle leggi relative alla istituzione di tributi ed imposte regionali, sugli atti di adempimento di obblighi comunitari o da adottare in ottemperanza di termini perentori previsti da leggi dello Stato, e su materie particolarmente rilevanti per la collettività regionale individuate con provvedimento di approvazione del documento di economia e finanza regionale, nonché sull’approvazione o sulla reiezione degli emendamenti relativi ai progetti di legge testé individuati. Una volta ricevuta la richiesta del voto di fiducia, il consiglio regionale può approvarla entro venti giorni, ma non prima di tre, dal giorno in cui è stata presentata, ricorrendo alla maggioranza semplice dei consiglieri regionali, con voto palese e per appello nominale.

L’approvazione della questione di fiducia comporterebbe l’approvazione del provvedimento sul quale è stata posta. In caso di rifiuto, la decadenza del presidente della Giunta e della Giunta stessa, nonché lo scioglimento del Consiglio regionale, sarebbe conseguente al voto contrario espresso dalla maggioranza assoluta dei Consiglieri sulla questione di fiducia.

Giorgio Gasco