Zaia firma l’accordo quadro con Maroni e Bonaccini

Autonomia, sì all'intesa. «Più simili al Trentino»

«L’accordo sull’autonomia differenziata? L’ho firmato con la Bic con cui ho convocato il referendum del 22 ottobre 2017. È il mio portafortuna, tengo sempre in tasca questa penna». Sono le 12,37 mercoledì quando Luca Zaia esce dal portone di Palazzo Chigi. Il presidente sorride, a Roma ci sono la neve e il gelo, ma lui con la giacca e la cravatta sfida il meteo. Al suo fianco ha la delegazione di docenti universitari e dirigenti della regione, che se ne vanno senza rilasciare dichiarazioni. Ma sono soddisfatti. La “cerimonia” a Palazzo Chigi è durata 3 minuti e 44 secondi: un record.

Da una parte del tavolo della Sala Verde il sottosegretario Gianclaudio Bressa e dall’altra i tre governatori: Luca Zaia per il Veneto, Roberto Maroni per la Lombardia e Stefano Bonaccini per l’Emilia Romagna, che escono in ordine sparso. Zaia è soddisfatto e glissa sull’assenza del premier Paolo Gentiloni, che a Palazzo Chigi mezz’ora prima ha convocato un vertice con il Cipe e poi è scappato a Bologna e a Modena per impegni elettorali.

«Gentiloni ha perso una gran bella occasione, ma non voglio aprire polemiche», dice Luca Zaia che poi intona il racconto da leader dell’autonomia. «Con questa pre-intesa il Veneto diventa un po’ simile al Trentino Alto Adige. Dopo 70 anni dal varo della Costituzione e a 17 dalla modifica del Titolo quinto, oggi abbiamo posato una pietra miliare sulla strada dell’autonomia differenziata. Il prossimo passaggio sarà allargare il negoziato sulle altre 18 materie che abbiamo chiesto con legge 43: il preaccordo vale per la sanità, l’ambiente, lavoro, istruzione e rapporti con l’Europa. Si è definito che l’intesa da portare in Parlamento per l’approvazione dura dieci anni e poi sarà rinnovata, con un tagliando all’ottavo anno», spiega il presidente.Che governo si augura?, se il centrodestra non ha la maggioranza si torna subito a votare, ha detto Matteo Salvini. Zaia si aggiusta la cravatta e ribatte: «Il voto del referendum va rispettato al di là di ogni coalizione di governo. Noi vogliamo l’autonomia, non è il momento della polemica».

In perfetto stile bipartisan, arriva anche il plauso di Silvio Berlusconi, che ha corteggiato per mesi e mesi Zaia con l’obiettivo di candidarlo a Palazzo Chigi per il centrodestra ed evitare la “mina vagante” Salvini. «Mi fa piacere, è molto importante che tutte le forze politiche manifestino il loro impegno per far approvare l’autonomia differenziata nella prossima legislatura. Il Veneto ha aperto la strada, dopo la Lombardia e l’Emilia Romagna anche Liguria, Piemonte e Campania seguiranno il cammino che abbiamo tracciato. L’autonomia diventerà virale», conclude Zaia.

Arriva Roberto Maroni che dribbla le polemiche con Salvini. «Affido a chi arriva dopo di me il compito di completare in tempi rapidi questa pagina di storia, che vuol dire più competenze e più risorse e servizi per i cittadini. Più autonomia vuol dire più responsabilità, abbiamo vinto la storica battaglia dei costi standard e della compartecipazione al gettito dei tributi erariali. Ora una parte importante della tasse pagate in Lombardia resta qui e non va più a Roma».

E Salvini? «Andiamo d’amore e d’accordo, terremo alta la bandiera del federalismo, io mi trovo bene con il popolo. Noi abbiamo fatto una trattativa con un governo ostile, di centrosinistra: penso che chi verrà dopo Gentiloni dovrà accettare la stessa sfida istituzionale e completare questo percorso», conclude Maroni.

A.C.M.