Zaia: «Il Parlamento approvi l’autonomia»

Zaia ai parlamentari veneti: «Camera e Senato hanno una larga maggioranza nata dal referendum, fate in fretta»

Se a Roma Matteo Salvini e Luigi Di Maio non fanno un solo passo in avanti sulla strada che porta al nuovo governo, a Venezia Luca Zaia chiama a rapporto i 76 parlamentari veneti e impartisce loro una lezione di federalismo. E lancia un messaggio molto chiaro: «In Parlamento ci sono i numeri per approvare l’autonomia, sostenuta da tutti i partiti che hanno aderito al referendum. Le riforme che i governi non hanno approvato dal 2001, diventano ora realtà sotto la spinta del popolo sovrano, come dice Rousseau nel Contratto sociale. Anche noi abbiano tolto la delega a chi non ci ha rappresentato», spiega il governatore.

Con il piglio da premier nella vacatio dei poteri, fa l’appello e spunta i nomi dei 47 presenti, giustifica le assenze di Brunetta e Bitonci come fa un preside prima di scrivere una nota sul registro, e poi parla. Solo lui, per 18 minuti. Al punto che Federico d’Incà, deputato del M5S, sbotta: «Noi siamo pronti a sostenere fino in fondo la battaglia sull’autonomia, ma Zaia poteva dare la parola a un rappresentante per ogni partito. Almeno così si capiva che aria tirava». Pazienza. I commenti arrivano dal bakstage. E sono positivi. Al fianco del governatore leghista lo staff di professori universitari che ha negoziato il preaccordo con il sottosegretario Bressa, «pietra miliare della riforma delle autonomie, che non deve finire nel cassetto».

Saranno loro, guidati dai costituzionalisti Mario Bertolissi e Luca Antonini ad avviare il vero negoziato con il governo sulla compartecipazione ai tributi e le risorse, non appena verrà insediata la Commissione paritetica prevista dall’intesa firmata a Roma il 23 febbraio scorso. Salutati dagli applausi, hanno osservato un ossequioso silenzio senza attendere la foto di gruppo, con Zaia che aggiusta le sedie alle deputate e alle senatrici della Lega che occupano la prima fila, sorridenti e felici in attesa del flash.

Solo i 4-5 parlamentari del Pd se la filano a gambe levate, pronti a rimarcare: «Siamo noi i padri del federalismo, la riforma porta la firma di Bassanini nel 2001: era il governo Amato» dichiara il senatore Andrea Ferrazzi.Cosa dice Luca Zaia, nel suo accorato sermone, prima di regalare il kit con l’abc del referendum, la legge 43 e la bandiera di San Marco, da sventolare a Roma. «Il Veneto ha aperto la strada per la riforma delle autonomie locali con il referendum del 22 ottobre e dopo la Lombardia e l’Emilia Romagna anche Liguria, Piemonte, Toscana, Puglia, e Campania vogliono seguire la stessa strada».

Poi l’affondo politico. «Se a Roma faticano a trovare i numeri per far nascere il governo, in Parlamento ci sono i numeri per approvare l’autonomia. Tutte le forze politiche hanno sostenuto la stagione referendaria, il popolo ha dato una grande lezione ai Palazzi. Abbiamo approvato una legge di 66 articoli con le 23 materie previste dalla Costituzione: ne abbiamo ottenute 4-5 da Roma e il preaccordo deve ora essere approvato dal Consiglio dei ministri e poi dal Parlamento. Datevi da fare» conclude Zaia. Tutto a posto? Pare di sì. La notizia più confortante arriva da Maurizio Gasparin, “top manager” del federalismo: «Il referendum è costato 10 e non 14 milioni di euro». Se il ministro Minniti vuole risparmiare, ora sa a chi telefonare.

A.V.