Veneto

Belluno… Una città…

Belluno – Così si intitola la mostra documentaria e multimediale inaugurata lo scorso 23 novembre e ormai prossima alla conclusione, allestita sapientemente presso il Palazzo Crepadona di Belluno. Se non siete ancora andati a visitarla correte! Le sale apriranno per l’ultima volta il prossimo 20 gennaio, per poi restituire all’Archivio storico del Comune di Belluno tutti i tesori che ha messo a disposizione della nostra comunità.

L’Archivio del Comune di Belluno, infatti, quale custode della memoria collettiva bellunese dal 1988, ha reso possibile la realizzazione dell’evento, ideato da Orietta Ceiner, Stefano De Vecchi e Monica Frapporti. Oltre al contributo archivistico potrete apprezzare le numerose fotografie che compongono tra le più importanti collezioni private conservate nel nostro territorio e di cui vi parlerò tra poco.

 

La mostra prende avvio col fortunato periodo della belle époque descritto attraverso le istantanee dell’avvocato Antonio Giovanni Sammartini. La borghesia cittadina, ritratta nella sua quotidianità per le strade di Belluno, ebbra dell’ottimismo suscitato dal moderno Piano regolatore, l’arrivo della ferrovia nel 1886 e l’avvio dell’industria idroelettrica, mai si sarebbe aspettata l’arrivo dei trentun anni di conflitto mondiale che si sarebbero aperti con l’agosto 1914.

L’equilibrio si rompe e tutto inizia ad andare in frantumi. L’economia bellunese aveva visto svalutate le materie prime di cui era ricco, legname e prodotti minerari, a causa dell’espansione economica mondiale, costringendo la popolazione ad emigrare in massa. Ciò era avvenuto paradossalmente in contemporanea all’acquisizione di prestigio ed importanza grazie al presidio militare sul confine austro-ungarico.

Con lo scoppio della guerra, moltissimi emigranti furono costretti a rimpatriare, trasformandosi in disoccupati da sfamare. Le loro grida, unite a quelle di donne e bambini, si elevarono contro le sedi del potere nei moti popolari del 1915. Le lastre stereoscopiche della collezione Carlo Pagani ne sono documento, assieme alle cronache dei giornali dell’epoca.

La provincia di Belluno divenne Zona di guerra e la società, già piagata di suo, dovette sottomettersi alle esigenze belliche e al mantenimento delle truppe. Nonostante gli sforzi, purtroppo, il 24 ottobre 1917 vi fu la disfatta di Caporetto che consegnò il Veneto nord orientale e il Friuli all’Impero austro-ungarico. Aveva inizio quello che i nostri bisnonni avrebbero ricordato amaramente come l’An de la Fan.

Tra le foto che descrivono il periodo, emblematica è quella che vede un gran numero di topi appesi per la coda ad essiccare al sole. Belluno, lasciata sola e abbandonata dalla classe dirigente, dovette riscoprire le privazioni terribili delle carestie antiche. Fortunatamente l’impegno di chi scelse di rimanere – ricordiamo Pietro Mandruzzato, che divenne prosindaco, assieme alle donne e ai volontari uniti in comitati ed enti di volontariato per la tutela delle categorie maggiormente colpite, permise alla comunità di superare anche questa sciagura.

Il primo novembre 1918, dopo la battaglia di Vittorio Veneto, le truppe nemiche vennero disperse e i territori riconquistati poterono tornare ai loro legittimi proprietari. Un vento di speranza spirò flebile tra le case diroccate, con la consapevolezza che nulla sarebbe tornato come prima. Le ferite inferte alla terra e alle persone erano spaventosamente profonde e difficili da sanare, ferite destinate a divenire ancora più grandi per lo scoppio della Seconda Grande Guerra.

Una storia di poche decine di anni, ma estremamente densa di accadimenti e significato, raccontata dalle fotografie e i documenti lasciati dai testimoni dell’epoca. Pietro De Cian, per esempio, fotografo bellunese che visse a cavallo tra ‘800 e ‘900, chiude la mostra con i suoi ritratti di uomini e donne di ogni età. Indimenticabili rimangono gli scatti intitolati Belluno invasa e Belluno liberata, una serie di 28 fotografie della Città occupata, che sarebbero divenute cartoline negli anni avvenire.

La mostra BELLUNO UNA CITTA’ vi aspetta per raccontarvi ancora una volta il nostro passato, perché “Le vite di ieri, attraverso le carte e le immagini di un secolo fa, possono ancora, davvero, illuminare le strade di oggi” (Marco Perale, Assessore alla cultura).

Sara Trevisan

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