Veneto

Inquinamento del Po, è allarme liquami

Castelmassa. Non c’è fine alle problematiche ambientali che in questi mesi coinvolgono il Polesine. Prima, il pericolo costituito dalle possibili nuove estrazioni petrolifere sul Delta. Dopo, l’allerta rifiuti tossici lungo le strade del basso rodigino. Infine, la sospetta moria di pesci nelle valli da pesca di Rosolina e Porto Tolle. Ora a preoccupare per l’inquinamento del Po è l’allarme liquami. Sostanze oleose nocive, probabilmente derivanti da un allevamento di suini del Torinese, sono state sversate nel fiume, causando danni ambientali enormi.

Inquinamento Po allarme liquami

La scoperta

A fare l’inquietante scoperta i Carabinieri del Comando di Villafranca Torinese. Secondo la ricostruzione dei militari, nella nottata dello scorso 4 aprile i liquami di un’azienda zootecnica, contenuti in una vasca da 15mila metri cubi, sarebbero stati illecitamente riversati nel canale vicino, che affluisce nel Po dopo pochi chilometri.

Il tutto, per cause ancora da accertare.

I militari sono risaliti al titolare dell’azienda che ora dovrà difendersi dalle accuse per il reato di inquinamento ambientale.

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Le ripercussioni sull’ambiente polesano

Il grave fatto potrebbe avere serie ripercussioni anche in Polesine. Il materiale inquinante ha viaggiato nei giorni scorsi verso est, seguendo la corrente del Po e si trova ora a percorrere gli argini che dividono la provincia di Rovigo da quella di Ferrara.

Fino ad ora ancora nessuna allerta ufficiale per macchie oleose a galla, ma le Autorità locali stanno monitorando con attenzione le acque, da Castelmassa a Occhiobello fino a Porto Tolle.

Al momento, i liquami avrebbero causato la moria di circa 50 quintali di specie autoctone di pesci e un notevole danno ambientale.

«Abbiamo chiesto l’intervento della Regione». Così i Consiglieri regionali Patrizia Bartelle, Piero Ruzzante e Cristina Guarda. «Servono azioni straordinarie e urgenti per garantire la raccolta dei liquami prima che finiscano in mare. L’allerta è massima».

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L’attività di tutela

Il problema dell’inquinamento del Po dovuto ai liquami è molto sentito dalle associazioni che si occupano di ambiente, che vigilano affinché non sia mai sottovalutato.

Secondo il recente report del Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli olii minerali usati, i liquami provenienti dagli allevamenti sono tra le maggiori cause di inquinamento del fiume Po. Solo lo scorso anno, il Consorzio ha recuperato 27.122 tonnellate di tali rifiuti pericolosi per l’ambiente.

Ecco perché il Consorzio, ma anche Legambiente, sottolineano la necessità di smaltire correttamente l’olio usato. la quantità che serve per il cambio d’olio di un auto – 4 chilogrammi – se versata in acqua inquina una superficie grande come sei piscine olimpiche.

I rifiuti oleosi: anche una possibile risorsa

Ma se bene utilizzato, l’olio vecchio può costituire anche un’importante risorsa: il 98% dell’olio raccolto può infatti essere utile per la produzione di nuove basi lubrificanti.

«La difesa dell’ambiente e in particolare del mare e dei fiumi – spiega Paolo Tomasi, presidente del Consorzio – rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione. L’operato del Consorzio non solo evita una potenziale dispersione nell’ambiente di un rifiuto pericoloso, ma lo trasforma in una risorsa preziosa per l’economia del Paese».

Davvero sarebbe necessario continuare su questa strada, per migliorare una situazione in ogni caso preoccupante: un’indagine Arpa di qualche anno fa segnalava, purtroppo, il fiume Po come il più inquinato d’Europa.

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