Veneto

L’autonomia regionale sparita

Prima il 21 dicembre, come regalo di Natale sotto l’albero. Poi il 15 febbraio, con tanto di annuncio del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, e successivamente il 21 marzo. Infine il 21 giugno, come rivelato dal vicepremier Matteo Salvini. L’autonomia regionale latita, ritarda, viene continuamente rimandata tra annunci, penultimatum e tanti, troppi rinvii.

La data dell’autonomia regionale

La data del tanto atteso ok in Cdm continua ad essere spostata in avanti tanto che nel Veneto qualcuno ironizza prendendosela con il 21 che “evidentemente porta sfiga”. Fatto sta che alle Europee del 26 maggio la Lega Salvini premier non più Lega Nord ha ottenuto il record del 49,88%.

Il referendum

Non c’è alcun dubbio che questo consenso sia anche e soprattutto una spinta che chiede l’attuazione immediata dell’autonomia regionale mettendo così fine ai balletti delle date periodicamente annunciate dal vicepremier Salvini e puntualmente smentite.

La beghe della Liga Veneta

Luca Zaia in testa, vive questi giorni con un mix crescente di attesa e nervosismo, anche perché il leader del Carroccio negli ultimi giorni ha sempre messo in cima alle priorità la flat tax, ma senza nemmeno citare il tema del federalismo.

Il caso Veneto

In Veneto non sanno più che parole utilizzare per tranquillizzare la base leghista, dai militanti che spendono tempo e fatica a fare gazebo e incontri con i cittadini fino ai tanti amministratori locali che attendono l’autonomia ormai da anni.

Zaia e l’autonomia regionale

Zaia, che il prossimo anno ha anche il passaggio elettorale delle elezioni, non può certo arrivare all’appuntamento delle urne senza avere in mano i maggiori poteri per la Regione e attende segnali da Roma sempre più impaziente.

I 5Stelle

Il nodo non è soltanto il Movimento 5 Stelle, che continua a frenare sull’autonomia regionale e che contesta il provvedimento, ma la stessa Lega nazionale che essendo il primo partito al Centro e oltre il 20% al Sud non può permettersi di fare le barricate.

Giorgetti

Questo vale soprattutto per Salvini, leader sovranista, ma meno per Giancarlo Giorgetti che all’interno della stessa Lega oltre che continua a pressare per arrivare al via libera dell’autonomia in Cdm. D’altronde il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, varesino, ha vissuto in prima fila l’epoca della Padania e della secessione e considera il federalismo dna del partito.

Erika Stefani

Secondo i beninformati, uno dei principali motivi di frizione tra Salvini e Giorgetti e tra il M5S e il numero della Lega sarebbero anche i ritardi sul trasferimento dei poteri alle Regioni del Nord. C’è poi il ruolo della ministra Erika Stefani, seria e competente a studiare bene il dossier, che di fatto è stretta tra l’incudine dei ministeri romani e il martello del suo Veneto. La Stefani lavora per cercare di portare a casa il risultato finale nel più breve tempo possibile senza però rischiare di mettere a repentaglio la maggioranza e l’esecutivo. Prima o poi – spiegano fonti leghiste venete – Salvini dovrà arrivare al dunque e stringere: o si fa o non si fa. Altrimenti il 49,88% raccolto potrebbe presto diventare un boomerang.

I sospetti sull’autonomia regionale

Che sia così, lo cominciano a sospettare anche i veneti del Carroccio, che erano convinti di vedere ufficializzata la nomina del loro capogruppo regionale Nicola Finco, necessaria dopo l’elezione al Parlamento europeo di Toni Da Re. “E invece a Zaia serve qualcuno che faccia cadere qualche testa in vista delle prossime regionali”, spiega un deputato veneto. “E Finco non ha il polso necessario. Dovrebbe farlo Luca, il boia, ma non vuole sporcarsi le mani”.

Gli autonomisti

Del resto, gli autonomisti fedeli a San Marco non vogliono nemmeno considerare l’idea di uno straniero in Veneto: “Se Salvini nomina un commissario lombardo, qui scoppia il finimondo”. E a quel punto, i rapporti tra Zaia e Salvini – “che già ora sono nulli”, dice chi li ha visti insieme a Vicenza, all’inaugurazione della Pedemontana e ha registrato il gelo di quell’incontro – diventerebbero un problema per il partito.

A.C.M.

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