Veneto

L’indovino e la Crisi di Governo

I giornalisti hanno molti difetti e qualche pregio, di sicuro non hanno la dote della divinazione e per sapere come finirà questa crisi di governo forse non basterebbe nemmeno un indovino. Perché questa è una crisi strana, come non se ne erano mai viste nemmeno nella Prima Repubblica, quando per non sconvolgere l’estate degli italiani i vecchi partiti si inventavano il “governo balneare”. Che era un modo per prendere tempo, bruciare un premier che avrebbe ballato una sola estate, e preparare le alleanze che dovevano durare una legislatura. Un metodo che funzionava quasi sempre.

Le doti divinatorie

Non ha doti divinatorie e non è un indovino nemmeno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, però, con realismo ha messo un paio di punti fermi: questa crisi va risolta con decisioni chiare e in tempi brevi. O si arriva a un Governo che abbia la fiducia del Parlamento e si percorrerà la strada di nuove elezioni. Mattarella ha dato tempo fino a lunedì.

Che cosa è accaduto?

Per questo l’indovino non serve. Dopo poco più di un anno quella che sembrava un’alleanza invincibile si è rotta nel peggiore dei modi. Con una “rottura polemica” l’ha definita Mattarella.  Lega e Movimento 5 Stelle che avevano stipulato un contratto di governo lo hanno strappato accusandosi pesantemente a vicenda e, contemporaneamente, dichiarandosi pronti ad approvare insieme nuove leggi. Salvini, forte di sondaggi che  davano il suo partito in enorme crescita, ha attaccato duramente il governo del quale non soltanto faceva parte ma ne era il protagonista più visibile e più attivo.

Il dopo Ferragosto. L’indovino poteva prevederlo?

Dopo  Ferragosto in un Parlamento riaperto in fretta si sono sentite le cose più sconcertanti. Il presidente del Consiglio Conte ha contestato a Salvini una serie infinita di “errori”. Poi è corso a dimettersi rendendo così inutile il ritiro dei ministri leghisti. Il vicepremier pentastellato Di Maio ha continuato a tacere preparando una seconda vita di un governo tutto da immaginare. E si sono scatenate le illazioni di ogni genere, mentre Salvini chiedeva elezioni subito e altri prendevano tempo. Da non trascurare il fatto che da un anno la Lega di Salvini è cresciuta nelle elezioni amministrative e regionali e, soprattutto, nelle elezioni europee. Una prospettiva tale da giustificare una grave crisi di governo? Qualcuno ha sbagliato i suoi conti e i prossimi giorni diranno chi ha sbagliato di più. Sempre che un indovino non anticipi le mosse.

Il Presidente

Ora la palla è in mano al Presidente della Repubblica che ha già fatto capire le sue intenzioni: o un patto forte che porti alla fine della legislatura oppure si va al voto guidato da un governo tecnico.

I partiti

Le posizioni dei partiti sono state finora diverse e, in qualche caso, perfino sorprendenti. Piccolo riassunto e qui non serve l’indovino. Il PD si è detto disponibile alla trattativa per un governo di svolta, ponendo però alcune condizioni precise. Via il decreto sicurezza, preaccordo per la manovra, tanto per citarne qualcuna. Forza Italia, con Berlusconi in prima fila, chiede un governo di centrodestra o elezioni subito. Il Gruppo Misto e Leu si sono detti disponibili per un governo di legislatura. Fratelli d’Italia è per il voto subito che rispetterebbe la Costituzione. La Lega è per elezioni, ma non chiude del tutto la porta a una ripresa dell’alleanza. “Pronti a un governo per”, ha detto Salvini. Insomma, in tanti si sono lasciati almeno una porta socchiusa.

Cosa può accadere?  Proviamo a fare l’indovino

Le vie d’uscita per ora sono almeno quattro:

1- Un governo politico, cioè di patto di legislatura. Numericamente potrebbe riproporre una maggioranza sicura, come con Lega-M5S, solo che sarebbero diversi gli alleati. In questo caso stanno trattando M5S e Pd. Tenendo presente che Lega e Pd non sono la stessa cosa e che i Cinque Stelle non sono la stessa cosa se governano con la destra o se governano con la sinistra. In ballo anche la scelta della riconferma o meno di Conte e di molti ministri. Quanto alle accuse di “alleanza oscena” rivolte da qualcuno, in politica non esistono le alleanze oscene. Sono bellissime e utili se servono a governare, inutili e perfino oscene quando non servono più. Da una parte e dall’altra. Questa soluzione pone subito un altro problema. Quello della scelta del premier, quasi scontato che non si possa arrivare a un Conte bis.

2 – Un governo tecnico, sulla falsariga di quello Monti nel 2011. Ma sono cambiate le condizioni per le quali quel governo fu accettato dalla maggioranza parlamentare sotto la pressione dello spread. In piena crisi economica, con debiti in salita e eredità pesanti lasciante dagli ultimi governi. Non è più il tempo per un esecutivo di professori e alti burocrati. Una scelta simile sarebbe oggi impopolare.

3 – Scioglimento delle Camere e voto anticipato. Anche in questo caso occorre un governo che accompagni fino alle nuove elezioni. C’è un precedente lontano, quello del 1953 quando la presidenza del Consiglio fu affidata dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi al democristiano Giuseppe Pella. Era il dopo De Gasperi, il dopo legge di riforma elettorale, quella passata ingiustamente alla storia come “legge truffa”. Ma c’è prima da affrontare il muro della crisi dei consumi, dell’aumento dell’Iva, di un’Italia spaccata più di quanto non lo sia adesso. Senza contare che questa sarebbe in assoluto la legislatura più breve della Repubblica. Le peggiori sono durate almeno due anni. Pure in questo caso si pone il problema dei tempi, come ha sottolineato Mattarella. Se non si fa in fretta sarà impossibile andare alle urne dentro il 2019.

4- Un governo di decantazione, cioè di quelli che prendono tempo per consentire alla politica di disintossicarsi dei troppi veleni. Questa soluzione proporrebbe immediatamente un dilemma. Indovino? La guida di questo governo tocca al M5S che la maggioranza parlamentare? O tocca alla colazione del centrodestra che alle elezioni del marzo 2018 ha avuto più voti? Si tratterebbe, comunque, di un governo con un programma ristretto puntato su economia e riforme istituzionali. Consentirebbe di concludere la legislatura nella speranza di poter poi eleggere un governo più autorevole e più duraturo.

Le sorprese. Ci sarà un indovino tra noi?

In questo caso anche l’aiuto dell’indovino diventa difficile. Ma tutto questo può essere sorpassato da soluzioni diverse che potrebbero essere raggiunte a sorpresa nelle prossime ore. Ritorno dell’alleanza M5S-Lega, sacrificando Conte e qualche ministro, come Toninelli? Intesa stretta tra Cinque Stelle e Pd? Da non trascurare il fatto che in questi giorni saranno chiamati a esprimere il loro parere tutti gli iscritti del M5S e anche la base del Partito Democratico. Non c’è niente di scontato. Scontato, invece, che a rappresentare l’Italia al vertice del G7 che si terrà a Biarritz dal 24 al 26 agosto, sarà Giuseppe Conte presidente del Consiglio dimissionario. Gli è stato almeno concesso l’onore delle armi.

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