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Scarpa denuncia l’Anpi e poi li invita

È ormai guerra aperta tra l’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani d’Italia e Gianni Scarpa, l’ex gestore di Playa Punta Canna. Tornato alla ribalta delle cronache nazionali dopo una festa in spiaggia organizzata il giorno di Ferragosto. Una cliente di colore ha ravvisato gli estremi per una denuncia per violenza privata. Con l’aggravante razziale e apologia fascista. Episodi sui quali sta indagando la Procura, che ha chiesto ulteriori accertamenti. 

Il post

Stavolta a scatenare l’ira di Scarpa è un post apparso sulla pagina facebook dell’Anpi, pubblicato il 19 agosto scorso. Ad accompagnare un comunicato dell’associazione ci sono delle foto dello stesso ex bagnino e dello stabilimento capovolte. Un modo per simboleggiare Mussolini esposto e legato a testa in giù a piazzale Loreto, subito dopo la sua uccisione. A significare la vittoria degli antifascisti sul fascismo. Cosa che evidentemente non è passata inosservata all’entourage di Scarpa. In particolare all’animatore delle feste organizzate dall’ex bagnino. Colui che nei video ad un certo punto mette il brano “Faccetta Nera” e chiama camerati tutti i partecipanti sotto alla torretta.

La decisione contro l’Anpi

Così lo stesso Gianni Scarpa annuncia azioni clamorose proprio nei confronti dell’Anpi di Chioggia. «Non ho mai denunciato nessuno. Ma stavolta, se non mi vengono a chiedere scusa, probabilmente sporgerò denuncia. Quello che ha fatto l’Anpi è vergognoso. Inconcepibile e allora chiedo a questi signori, se sono dei veri uomini, che vengano a confrontarsi con il sottoscritto. Perché io sono un uomo nato sulla strada ma educato.

L’opinione di Scarpa

“Ognuno può avere le sue idee, ma parliamone. Spiegherei che io seguo il Mussolini delle opere buone e non certo quello che ha fatto leggi razziali e poi alleato con i barbari. Quel giorno stavamo festeggiando Ferragosto, tutti ridevano e non vedo il problema di avere messo “Faccetta Nera”. La vendono anche nei negozi di dischi».

La risposta dell’Anpi

Dall’Anpi la posizione rimane ovviamente ferma. «Nessuna violenza opposta», afferma il vicepresidente Enrico Veronese, «fanno testo solamente i video. Che mostrano questi personaggi con il braccio teso a cantare “Faccetta Nera. Queste sono cose di cui vergognarsi e se continueranno certi episodi simili continueremo a postare foto capovolte. Gianni Scarpa lo sappia. Nessun dialogo coi fascisti, ma solo intransigenza».

L’inversione di rotta

Poi Gianni Scarpa ci ripensa e non intende più denunciare l’Anpi di Chioggia come aveva promesso. Motivo della denuncia dovevano essere le foto pubblicate sui social. «Io sono fatto così». Dice l’ex gestore di Playa Punta Canna. «Non porto rancore per nessuno e quindi non ho alcuna intenzione di denunciare l’Anpi. Mi piacerebbe però che venissero qui, a Punta Canna, per capire che tipo di persona è Gianni Scarpa. Sono disposto ad offrire loro un pranzo per confrontarmi con le loro idee. Io penso invece che i pedofili e chi maltratta le donne debbano essere internati. Persone come Felice Maniero a me fanno schifo. Figurati se posso essere un tipo violento o che fa discriminazioni razziali».

Scarpa prende le distanze e invita l’Anpi

Scarpa sdogana pure il saluto romano. Nonostante la legge Scelba e la Costituzione che limita il principio della libertà di pensiero perché si tratta di un simbolo che richiama il ventennio fascista. Messo al bando dopo la Seconda Guerra Mondiale. «Il braccio teso», afferma sempre Scarpa, «non può più essere considerato reato, figuriamoci. Se io richiamo l’attenzione di una persona rischio altrimenti sempre di commettere un reato. Quel giorno in realtà si scherzava. C’era un certo clima goliardico. Non si voleva offendere nessuno, era la festa della birra, il giorno di Ferragosto. Si è tutti un po’ più brilli. Tuttavia se quelli dell’Anpi continuano ad insultarmi, è chiaro che prenderò altri provvedimenti. Io non li vado a denunciare ma li mando direttamente a “Chi l’ha visto? ” Punta Canna non è una spiaggia razzista e lo dimostrano ogni giorno i clienti che continuano, nonostante quanto è stato detto e scritto, a frequentarla». 

L’Anpi non reagisce

L’Anpi stavolta non commenta. Si limita a dire che quanto avevano da dire lo hanno già esposto. La tolleranza zero nei confronti di ogni rigurgito fascista. «Nessuno di noi», è il pensiero dei partigiani chioggiotti», metterà mai piede in quello stabilimento e come già ribadito se Scarpa o chi per esso continuerà con questo tipo di propaganda noi continueremo a pubblicare foto capovolte» . 

Le indagini

Se sia questo l’ultimo atto di una vicenda che adesso attende comunque l’esito delle indagini disposte dalla Procura, lo si scoprirà solamente nei prossimi giorni.

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