Archivio

Blue Whale. Da fenomeno a psicosi

Il fenomeno della “Blue Whale” rischia di assumere le dimensioni di una psicosi, con segnalazioni di casi, veri o presunti, che si moltiplicano in tutta Italia.
Casi sono emersi nel Ravennate, in Valle d’Aosta, nelle Marche, con una ragazzina di 14 anni scoperta a scuola mentre si procurava ferite a una mano.

Il caso più preoccupante nelle ultime ore a Fiumicino, dove una quindicenne è stata salvata grazie all’intervento di un’amica alla quale aveva confessato di essere pronta a suicidarsi sui binari, ultima prova richiesta dal più spaventoso “gioco” prodotto dalla rete. È stata la polizia, chiamata dalla ragazzina, a intervenire. Sul cellulare di Sara (nome di fantasia) – ha raccontato la madre – c’era una immagine della balenottera azzurra: «Insieme a lei anche altre quattro amiche stavano facendo il “gioco” e avevano superato il ventesimo giorno». Sara non aveva detto niente a nessuno, «perché nel gioco il curatore le ordinava di far finta di niente: credo che provasse una eccitazione mista a paura e quindi viveva nel silenzio. Così ha passato tre mesi senza uscire di casa. Andava soltanto a scuola».

Ma episodi vengono segnalati in tutta Italia: «Nelle Marche sono una decina i casi segnalati, tutti concentrati nella provincia di Ancona – spiega il procuratore dei minori Giovanna Lebboroni – Riguardano uno stadio di coinvolgimento iniziale o intermedio. Ma il gioco è molto pericoloso, e può attrarre, anche dietro minacce, i più fragili fra gli adolescenti».

Di qui la scelta di «strutturare un coordinamento stretto fra uffici giudiziari del Distretto e forze di polizia, in primo luogo la Polizia postale»: si cerca di garantire un’attività di prevenzione e un intervento tempestivo. Il primo approccio del Blue Whale, spiega il pm, «è quello di un gioco, ma diventa presto ben altro. Nella trappola finiscono i ragazzi più deboli, studenti delle medie e delle superiori, la cui fragilità, che è anche tipica dell’età, si associa alla forte esposizione alla comunicazione informatica».

Gli psicologi italiani sottolineano «una insorgenza sempre più precoce di alcuni problemi tipici dell’adolescenza». La conferma arriva dai risultati preliminari di un’indagine della Società Italiana di Pediatria, presentata in occasione del Congresso nazionale della Società italiana di Pediatria in corso a Napoli. All’indagine hanno partecipato 10 mila ragazzi, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, provenienti da tutte le regioni italiane. Oltre la metà degli intervistati dichiara di essere stato (sempre, spesso, qualche volta) così male da non riuscire a trovare sollievo. E se a questa percentuale si aggiungono coloro che hanno sperimentato «raramente» questa sensazione si arriva a circa l’80% del campione.

«Il 15% del campione si è inflitto lesioni intenzionalmente, spesso per trovare un sollievo (o per puro piacere) racconta Alessandro De Carlo, presidente dell’ordine degli psicologi del Veneto – e circa un ragazzo su due ha sentito il bisogno di avere un sostegno psicologico, ma l’84, 2% non si è rivolto a un servizio di aiuto psicologico e solo il 4, 8% ha utilizzato quello della scuola. Bullismo: lo ha subito uno su tre (in silenzio), ma altrettanti lo hanno praticato. Il 12% del campione è stato vittima di cyberbullismo e al 33% è capitato di subire atti di bullismo, ma la risposta quasi sempre è stata il silenzio: il 68% delle vittime non ne ha parlato con nessuno. L’intervento famiglia – psicologo in questo caso diventa fondamentale».

Alessandro De Carlo, presidente dell’ordine degli psicologi del Veneto

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close