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Perchè la nostra società si è ridotta cosi

Perché molti non sono consapevoli di come si è ridotta la nostra società?

Capre, Capre, Capre è solito dire Vittorio Sgarbi! Come dargli torto!

La maggiore perdita che ha subito la nostra società è nell’ambito culturale!

Quando si parla di cultura, spesso però non si da il giusto significato a questo splendido e variegato aggettivo!

La cultura che stiamo progressivamente perdendo e sempre più velocemente non è una, ma sono molteplici le culture che stiamo dimenticando.

La cultura, può essere storica, del lavoro, nell’arte, della morale, del pensiero, della letteratura, dell’identità, del senso d’appartenenza, della famiglia, quella religiosa, politica, dell’individuo dell’accoglienza, dell’ospitalità e mille altre variabili.

A differenza di ciò che ebbe sciaguratamente a dire Giulio Tramonti “con la cultura non si mangia”, non solo con la cultura si mangia, ma si costruisce il futuro, o meglio si può costruire un futuro migliore di quello che oggi ci si prospetta di fronte!

Sono troppi anni oramai che la deriva culturale Take Away prende sempre più piede rispetto al vero senso della cultura con la C maiuscola!

Sempre più e non solo le nuove generazioni hanno la fretta di vedere il domani senza costruire progetti su fondamenta, spesso il futuro è lasciato al caso di un gratta e vinci, piuttosto che al pulsante di una Slot Machines!

Non vi è settore scevro da questa deriva illusoria del WinWin, nessuno, nemmeno le istituzioni teoricamente più conservatrici sono restate immuni, la stessa istituzione Chiesa ne è stata contaminata.

Il Teologo ha probabilmente “dovuto” lasciare il passo ad un operazione di Marketing Restailing perché il pensiero laterale ha bisogno di somatizzazione e la società odierna non sa più cosa sia la pazienza, la ponderazione, la riflessione e l’introspezione.

Rendiamo semplice il concetto su base ecumenica, prendo a spunto La Sacra Bibbia Ezechiele 34:  ….. Dice il Signore Dio: Guai ai pastori d’Israele, che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge? Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e son preda di tutte le bestie selvatiche: sono sbandate.

Come non rivedere in questo passaggio della bibbia la deriva ecumenica sulla base della più sfrenata globalizzazione di pensiero?

Il Signore richiama i pastori ad aver cura del “proprio gregge” ma oggi i pastori per stare al passo del politicamente corretto, interpretano la parola di Dio ad uso e consumo del buonismo dilagante dimenticandosi d’accudire il gregge di Dio.

Per seguire l’apoteosi della globalizzazione teologica i pastori hanno dimenticato di curare il gregge vicino, con l’illusoria perversione di pensiero che fosse possibile accudire il gregge portandosi in seno dei lupi selvatici. Un’altra specie, un altro pensiero, un’altra cultura, un’altra identità un’altra concezione dell’essere; questo sempre più sta spopolando il gregge originale, basta volerlo vedere, perché è sotto gli occhi di tutti!

La nostra cultura identitaria, la nostra cultura storica, il nostro essere si sta disgregando sotto i colpi della massificazione globalizzata.

I matrimoni non durano più come un tempo, la pazienza, il rispetto, il pressapochismo, sanciscono finali di storie per mancanza di cultura anche dell’ascolto e del dialogo.

Oggi il dialogo è social e come recita una canzone pop, “E più importante condividerlo che viverlo”

Se anche la chiesa è contaminata da questo virus, la molto più vil e terrena politica, quella politica che dovrebbe essere gestita come un “buon padre di famiglia” purtroppo di cultura gli è rimasta quella “del possesso che fu pre-alessandrino” ( Franco Battiato docet ).

Insomma, la cultura politica si è ridotta ad un sentimento brutale, quasi istintivo nei confronti dell’oggetto dei desideri ovvero il banale profitto, il vile tornaconto personale sulle spalle del popolo, facendo di fatto uno scempio della Cultura Democratica che era alla base dei principi dei “padri” della costituzione, quella costituzione tanto decantata ed oggi mera carta straccia violata in tutti i suoi articoli, a partire dal Art. N°1!

Costituzione, Articolo 1:

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.

Qui si parla di Cultura del lavoro, teorico elemento fondante della Repubblica. Il Lavoro appunto, non la stabilità dei prezzi, non la disciplina di bilancio voluti dall’Europa!

Cultura del lavoro, annullata nei trattati Europei quindi; quei trattati che vengono “prima” addirittura del benessere dei popoli, proprio per questo de facto la nostra costituzione risulta rinnegata e vituperata già dal primo articolo, tutto questo perché la politica genuflessa essa stessa al potere per interessi di bottega ha da tempo iniziato a cedere sovranità e con questa sta cedendo anche la nostra cultura identitaria.

Nel primo articolo infatti si specifica che la sovranità appartiene al popolo, oggi questo sunto è palesemente falso visto che l’organo in cui si manifesta la sovranità popolare, cioè il Parlamento, è stato spogliato per norma comunitaria dei suoi poteri in quanto l’Europa grazie alla cultura politica dissennata ci sta regalando sempre più alla burocrazia sovranazionale.

CONTINUA………………………….

R.A.

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