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Potere e potenza alla mostra del cinema di Venezia: dialogo con Galimberti

Nell’ambito della 74a edizione della Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, sono stati organizzati per la prima settimana di settembre i consueti cicli di incontri di Lido-Philo a cura di Stefano Bonaga e Andrea Gropplero. Il tema di quest’anno è denominato Potere e potenza. Governare una società complessa è possibile?. Scopo degli incontri è quello di indagare la dimensione politica e sociale in relazione alle dinamiche di potere e al collegamento con il concetto di potenza. Viviamo in un Paese e in un mondo che è immerso nella questione pubblica, illusi di un possibile dibattito perché esposti continuamente all’attualità per mezzo di pillole, poche dosi di notizie e di conoscenza.

Parlando di possibilità e di potenza si richiama inevitabilmente alla dimensione della dynamis e qui si apre ad un orizzonte di reazioni, di risposte alla condizione in cui ci troviamo. Attraverso l’apertura di questo sguardo si può ritrovare il senso della cittadinanza, la propria potenza da esprimere, quella possibilità realizzata che spesso si pone come passiva e consegna il popolo e, ancora peggio, schiere di giovani ad uno status di spettatore, soggetto che subisce atteggiamenti emergenti di violenza, narcisismo ed esibizionismo.

In questa cornice, tra i vari interventi spicca quello di Umberto Galimberti, professore di filosofia – andato in quiescenza – dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Il discorso del filosofo milanese prende in considerazione il cambiamento sociale e le malattie, i disagi propri di una condizione disumana e dedita alla techne, all’età della tecnica in cui siamo collocati. Il monito è lanciato verso un uomo consegnato al dominio del mondo, posto al centro di tutto al fine di utilizzare ciò che gli sta attorno in vista di un progresso. Con questo ultimo punto si evidenzia il fattore che si è convertito in fine ultimo dell’uomo, ovverosia il costante miglioramento di sé, della società di cui fa parte e del mondo in generale. I mezzi diventano fini e la progettualità umana si realizza senza sosta e quasi senza un senso, il guadagno per il guadagno, il progresso per il progresso. Secondo questa logica la tecnica non è più relegata a strumento umano, bensì si pone come soggetto e fine dell’uomo, inserendo quest’ultimo come componente del suo sistema. Il messaggio che ci lascia Galimberti in una giornata all’insegna della filosofia è quello di ritornare a pensare, riscoprire l’importanza della ragione per la finitezza dell’uomo. Nel contesto lussuoso e hollywoodiano della Mostra Internazionale d’arte Cinematografica di Venezia, in una sala dell’Hotel Excelsior, una ventina di persone sono poste in una condizione di dialogo, sono riportate sui binari del pensiero, della conoscenza di sé e dei propri limiti secondo quello che dai greci ci viene tramandato come uno degli inviti più belli: gnōthi sautón, ovverosia conosci te stesso, i tuoi limiti.

Alvise Gasparini
La chiave di Sophia

[Credits: Volpe&Sain]
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