Cultura e spettacolo

’73 esce The Dark Side Of The Moon

Denaro e morte, follia e suoni cosmici, e poi il trascorrere del tempo, il rapporto conflittuale con l’altro da sé e l’alienazione mentale: 1º Marzo ’73, esce “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd, pietra miliare della discografia mondiale.

Il periodo storico

Siamo nei primi anni ‘70, all’indomani del Watergate e della fine della guerra nel Vietnam; tra giugno del ’72 e febbraio ’73, i Pink Floyd pubblicarono negli States con la Capitol Record quello che possiamo definire uno degli album più importanti di tutti i tempi. L’ ottavo lavoro della band britannica, Registrato negli storici Abbey Road Studios di Londra, viene ad essere un capolavoro atemporale, capace di rivolgersi al pubblico con una modernità ed una contemporaneità ancora oggi sorprendenti. Ci racconta le pressioni e le difficoltà della vita, per poi parlare di ricchezza e di guerra, di follia e di esistenzialismo, di morte e di solitudine.

Il disco del ’73

Cinque tracce per lato, ciascuna rappresentante gli stadi della vita, così non è un caso che il lavoro si apra e si concluda con il suono dei battiti cardiaci. Partendo da “Speak to Me” e “Breathe”, che parlano degli elementi più futili della vita, passando quindi a “Time” che sottolinea quanto l’uomo sia schiavo del tempo, arriviamo a “The Great Gig in the Sky”, metafora della morte. Il lato B prende di mira i “vizi” dell’uomo di oggi: “Money” ironizza l’avidità della nostra società capitalista; si tratta poi il tema della guerra in “Us and Them” e della pazzia e del senso di alienazione che da esso ne deriva in “Brain Damage”. L’ultimo brano è “Eclipse” che invita a riconoscere le caratteristiche comuni a tutti gli esseri umani ed espone concetti di unità universali.

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